Essere parte della comunità LGBT+ in Turchia

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Attivisti LGBT urlano slogan e sventolano bandiere arcobaleno nel prendere parte al Pride del 1 luglio 2018 a Istanbul (Photo by Emrah Oprukcu/NurPhoto via Getty Images)

Attivisti LGBT urlano slogan e sventolano bandiere arcobaleno nel prendere parte al Pride del 1 luglio 2018 a Istanbul (Photo by Emrah Oprukcu/NurPhoto via Getty Images)

Anche se non sono in molti a saperlo, Istanbul è una città dal potenziale infinito e fa parte di un paese ricco di storia, cultura, colori e tradizioni interessanti. Sono abituata a considerarla la mia seconda casa praticamente da quando sono nata, sono sempre stata (e sono tuttora) abbastanza privilegiata da poterne vivere gli aspetti migliori: quelli dei quartieri residenziali, dei centri commerciali, dei parchi, dei bar sul lungomare, dei locali in centro. Non è però un segreto il fatto che la situazione sociopolitica della Turchia sia un gran casino (in realtà è estremamente grave, ma chi mi conosce sa che più le cose vanno male, più io sdrammatizzo) e, come in tutti i paesi dalla situazione sociopolitica incasinata, essere diversi è incredibilmente difficile.

Appartenere alla comunità LGBT+ significa essere diversi per antonomasia, non necessariamente perché sia vero, ma perché ogni società stabilisce determinate norme e canoni per decidere in definitiva cosa appartenga alla categoria normalità e cosa, invece, se ne discosti. In Italia l’eterosessualità riveste ancora un ruolo importante, soprattutto in ambienti religiosi e tra persone di un certo livello culturale, ma possiamo affermare di aver fatto molti passi avanti negli ultimi anni: siamo riusciti a far approvare le unioni civili, le adozioni da parte di coppie omosessuali sono sempre più numerose, così come le famiglie arcobaleno (sì, ancora esistono per fortuna), ogni anno vengono celebrati Pride in diverse città e, in generale, trovo che il clima sia molto più rilassato (e colorato) rispetto a quello grigio di qualche anno fa.


Qui è molto più facile che si verifichino episodi di violenza nei confronti di chi appartiene o anche solo sostiene la comunità LGBT+ e poco importa che l’omosessualità sia stata legalmente approvata nel 1858, durante l’Impero Ottomano.


Anche in Turchia l’eterosessualità è la normalità, solo che lo è in modo molto più esteso e pericoloso rispetto al nostro Paese. Qui è molto più facile che si verifichino episodi di violenza nei confronti di chi appartiene o anche solo sostiene la comunità LGBT+ e poco importa che l’omosessualità sia stata legalmente approvata nel 1858, durante l’Impero Ottomano. L’opinione pubblica si è modificata negli anni, influenzata da un governo sempre più conservatore e chiaramente tendente ai modelli mediorientali.

Esiste tuttavia una porzione privilegiata, appartenente ai giri dei ricchi, che vedo girare libera e sicura: uomini truccati, con gonne e macchine di lusso, ragazzi che si tengono per mano in alcuni dei locali più costosi della città, gruppi di uomini ben vestiti in giro con le loro amiche dalle borse da migliaia di dollari, sicuri e liberi abbastanza da sapere che in certi ambienti nessuno potrà toccarli; giudicarli sempre, ma senza degenerare nella violenza.

Poliziotti antisommossa turchi colpiscono un attivista per i diritti LGBT, a seguito del divieto, da parte delle autorità turche, di tenere il Pride per il quarto anno di seguito, il 1 luglio 2018 a Istanbul. All'incirca 1,000 persone si sono riunite nella strada tra viale Istiklal e piazza Taksim, dove gli organizzatori volevano originariamente tenere la parata. Un fotografo AFP ha detto che la polizia ha invitato gli attivisti a disperdersi, ma ha usato proiettili di gomma contro quelli di loro che hanno provato ad accedere a viale Istiklal. (Photo by BULENT KILIC / AFP) (Photo credit should read BULENT KILIC/AFP/Getty Images)

Poliziotti antisommossa turchi colpiscono un attivista per i diritti LGBT, a seguito del divieto, da parte delle autorità turche, di tenere il Pride per il quarto anno di seguito, il 1 luglio 2018 a Istanbul. All’incirca 1,000 persone si sono riunite nella strada tra viale Istiklal e piazza Taksim, dove gli organizzatori volevano originariamente tenere la parata. Un fotografo AFP ha detto che la polizia ha invitato gli attivisti a disperdersi, ma ha usato proiettili di gomma contro quelli di loro che hanno provato ad accedere a viale Istiklal. (Photo by BULENT KILIC / AFP) (Photo credit should read BULENT KILIC/AFP/Getty Images)

A Istanbul il Pride è vietato dalle autorità turche da ben quattro anni, ma questo non ha impedito alla comunità di organizzarne uno ogni anno. Il tutto solitamente si conclude con qualche arresto e scontri con la polizia, ma nessuna strada chiusa, nessun annuncio, nessun divieto è mai riuscito a fermare una delle comunità LGBT+ più combattive, fiere e coraggiose che abbia mai visto.

Ho chiesto all’attivista Kubilay quali fossero le loro speranze per il futuro e se c’è qualcosa di fondamentale che dovrebbe cambiare. Mi ha risposto che, come comunità, desiderano essere liberi e di sposarsi, come già accade in altri Paesi. Mi ha detto anche che l’ideale sarebbe che le persone riuscissero a cambiare la mentalità chiusa degli altri, come già accade a Smirne (in turco, Izmir), città dove è cresciuto e dove ha notato un maggiore rispetto per la comunità LGBT+.

Foto del Pride a Smirne, Turchia

Foto del Pride a Smirne, Turchia

Kubilay mi dice anche che è riuscito a trovare supporto in alcuni parenti e molti amici ma anche che, sfortunatamente, non è riuscito a ottenere lo stesso appoggio dalla sua famiglia. «L’omofobia è un problema troppo diffuso e, in generale, le condizoni della Turchia sono davvero mediocri». Quando gli ho chiesto cosa potrebbero fare le persone per incentivare un cambiamento, mi ha risposto che sostenere la comunità e chi ci è vicino, un giorno, sarà abbastanza per ottenere il diritto di essere individui liberi, emancipati.

Anche se ho iniziato a notare elementi piacevoli, come il crescente numero di commessi transessuali o un buon numero di giovani dalla mentalità aperta, la Turchia ha ancora molta strada da fare per il raggiungimento di una società libera ed egualitaria. Guardando la foto del Pride di Smirne inviatami da Kubilay, mi chiedo quando sarà possibile per queste persone vivere senza sentirsi oppresse o minacciate dal proprio Paese. Spero in un cambiamento rapido, sorprendente, che susciti una consolazione tale da prendere il posto di quella che, ad oggi, scaturisce solo dall’essere consapevoli che la Turchia è piena di persone intelligenti, forti e fiduciose.

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