I racconti di Eleonora Sabet dalla Tanzania a Testaccio

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Essenziale. Una parola per descrivere il Latte Creative Coworking e, insieme, l’esposizione Tanzanian Tales delle fotografie di Eleonora Sabet, artista, certamente, ma in questo caso anche curatrice e, in misura non minore, spettatrice del suo stesso lavoro.

Inizia alle 19:00 di venerdì 13 luglio la tanto attesa inaugurazione, la prima per Eleonora, che tra la puntualissima calca e le pareti bianche della location si staglia coi suoi capelli rossi, i tratti peculiarissimi e una carica di nervosismo da poterci aprire un giro di spaccio. Ma facciamo un passo indietro.

Sono arrivata a via Monte Testaccio e ho l’impressione di aver sbagliato strada: dov’è l’ingresso del Latte Creative? Poi capisco che è proprio lì dove non me lo sarei mai aspettato, in cima a una rampa di scale, tra il civico 33 e il 35. Anzi, sopra il civico 33 e il 35. Anche l’esposizione è, in parte, lì dove non si tende a immaginare: nel corridoio d’ingresso, tanto per iniziare, dove il visitatore è accolto dallo sguardo grande e rotondo di Regina, la bambina che in Tanzania si è prestata assai volentieri a fare da modella per Eleonora, con quel suo modo di accompagnare lo sguardo della fotografa che è sì spontaneo, ma di quella naturalezza con cui si designano in genere i talenti più che le casualità.

Continuano poi le immagini, lungo un percorso che sembra una caccia al tesoro, fatta di cornici che sbucano ora tra i vasi in terrazza, ora dal retro dell’ennesima e trafficatissima rampa di scale, ora ancora proiettate su un pannello – e su tutti gli avventori che da lì passano. Si scoprono angoli e volti in combinazioni mai banali, ma coerenti con quell’essenzialità di cui dicevo e che porta, semplicemente, la fotografia a diventare protagonista di ogni (squarcio di) ambiente.

Così la Tanzania incontra il quartiere Testaccio di Roma. L’ennesimo accostamento non scontato, come non lo è neppure la selezione dei propri lavori fatta da Eleonora, che in qualche caso alla tecnica ha anteposto (facendo una scelta felicissima) il senso, emotivo o letterario. Una carica che la stampa non ha semplicemente lasciato illesa, ma che ha perfino accentuato, regalando ai visitatori immagini nuove – quelle mai pubblicate – o rinnovate, vive, come vivi sanno essere i riflessi del sole sui vetri e i volti che a questi si sovrappongono e fondono, a differenza del display di computer e cellulari e alla loro asettica omogeneità.

Non scontato, ancora, è il risultato della serata. Almeno, non lo è per Eleonora, che ora però può ricominciare a respirare e – a parer mio – sentirsi soddisfatta. Non si poteva inziare meglio di così.

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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