Io e la Tigre: «Abbiamo imparato a volare»

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In foto, Barbara Suzzi e Aurora Ricci, in arte Io e la Tigre

In foto, Barbara Suzzi e Aurora Ricci, in arte Io e la Tigre

IO e la Tigre sono Aurora e Barbara, la carezza e lo schiaffio, un ritorno dopo anni di indifferenza. Questa è la storia di un pegno d’amicizia, di due viaggi in direzioni opposte. Il loro nuovo singolo si intitola Se entrambi i nostri aerei cadessero ed è prodotto da Garrincha Dischi.

Durante i tour hanno condiviso il palco con artisti come The Coathangers, Motta, Ex-Otago, Giovanni Truppi, i Ministri, Messer Chups, Nada, Sick Tamburo, Cristiano Godano, il Pan del Diavolo e Punkreas, lanciando bigodini a un pubblico sempre più spettinato. Non amano fare progetti a lungo termine, ma promettono di farci divertire tanto!

Ecco cosa ci hanno raccontate in questa intervista.

Tornate sulla scena musicale con un nuovo singolo che si intitola Se entrambi i nostri aerei cadessero. Ma dove stavate andando?

Io e la Tigre: «In Islanda».

Raccontatemi cosa avete fatto in questi tre anni di silenzio.

Io e la Tigre: «Tre anni di silenzio!? Per due logorroiche come noi è impossibile! In realtà è un anno solamente, infatti nel luglio del 2017 è uscito Per Sempre, un EP che contiene un featuring con il rapper Slat, e a settembre è uscito quello che per noi è un piccolo miracolo: un nostro featuring all’interno di Tregua 1997 – 2017, l’album che Cristina Donà ha voluto per i suoi 20 anni di carriera. Per noi è stato un grande onore essere scelte e collaborare con lei, oltre che una grande responsabilità, poiché il pezzo che Cristina ci ha chiesto di rivisitare era Ho sempre me, un vero e proprio inno al grrrl power.

«Per entrambi i nuovi lavori del 2017 ci siamo affidate alla produzione artistica di Andrea Marquez Comandini, esperienze che han posto le basi per il disco che abbiamo poi registrato a ottobre. In questo periodo stiamo preparando il live nuovo. Ora che ci pensiamo è dal 2013 che non ci fermiamo».

In foto, Barbara Suzzi e Aurora Ricci, in arte Io e la Tigre

In foto, Barbara Suzzi e Aurora Ricci, in arte Io e la Tigre

Se Io fosse un animale, che animale sarebbe?

Io: «Un orsetto».

Chi di voi due è la carezza e chi invece è lo schiaffo?

Io e la Tigre: «Entrambe. In ognuna di noi c’è sia la carezza che lo schiaffo, è il modo in cui dispendiamo carezze e schiaffi che è diverso perché Io e la Tigre sono la diversità che coesiste, sul palco e nella vita».

Mi piace scoprire la storia che c’è dietro le canzoni, poi naturalmente ogni ascoltatore ritrova la propria e ne inventa altre mille. Scegliete un brano del vostro disco precedente, dal titolo 10 e 9, e raccontatemi la genesi.

Io: «Una volta su WhatsApp io e un mio amico parlavamo di infanzia e animali con cui siamo cresciuti. Io gli ho scritto delle passeggiate al mare d’inverno con il mio cane e di quando una volta, tra la nebbia, spuntò il mare, a pochi metri da noi. Un’apparizione così scenografica da farci commuovere entrambe. Era un testo molto lungo e rileggendolo le parole mi sembravano molto musicali. Così ho preso la chitarra e ho provato a seguire la spinta che le parole mi davano ed è nata così la prima versione di Io e il mio cane. La canzone poi ha continuato la sua evoluzione in sala prove, in cui la Tigre ha dato la sua interpretazione del racconto e del mood, “tigrizzandola” con l’arrangiamento di batteria. In ultimo, è stata portata in studio, dove Andrea Cola, il produttore artistico, ha messo la pelliccia ai suoni creando il risultato che oggi sentite».

Cosa vi rende davvero felici?

Io: «Un viaggio avventuroso. Trovare rifugio in un luogo immerso nel verde. Sentirmi accolta nell’abbraccio di chi mi vuole bene, quando mi sento davvero compresa da una persona. Ascoltare i racconti degli anziani. Rovistare in un mercatino. Visitare un bel cimitero».

La Tigre: «Pensare a “oggi” e viverlo intensamente come fosse l’ultimo giorno. Quando ci riesco, sono felice anche per cose molto semplici: ammirare i tramonti sdraiata nella savana, correre nella giungla e tra i palmeti, giocare con altri animali diversi senza divorarli, il gelato al pistacchio, andare ai concerti e trascorre un po’ di tempo all’estero presso una famiglia o una scuola per approfondire le lingue straniere, che sono l’altra passione che ho insieme alla musica».

Oggi è uscito il video del nuovo singolo. Cosa anticipereste a chi non lo ha ancora visto?

Io e la Tigre: «Diciamo che… abbiamo imparato a volare!».

Quali sono i vostri progetti futuri e che rapporto avete con il pubblico?

Io e la Tigre: «Non amiamo fare progetti a lungo termine, anzi, cerchiamo di viverci il presente perché il piacere è nel percorso e non nella meta. Quando si fanno progetti si rischia di concentrarsi solo sugli obbiettivi perdendo di vista la strada e tutto ciò che incontri durante il viaggio.

«Sicuramente abbiamo in programma di andare in tour, di spettinare tutto il nostro pubblico e di lanciare quintali di bigodini tigrizzanti. Il resto si vedrà».

Ora facciamo un gioco di “condivisione musicale”. Se dovesse regalare una canzone (non vostra) a una persona molto importante per voi, che brano sceglieresti?

Io: «Il tuo ricordo di Piero Ciampi».

La Tigre: «I (don’t) wanna be your dog (but a Tiger), nella versione dei Sonic Youth».

La cover dell'album Grrr Power, delle Io e la Tigre, in uscita il prossimo autunno

La cover dell’album Grrr Power, delle Io e la Tigre, in uscita il prossimo autunno

Chiudiamo l’intervista parlando di un luogo, di un tramonto, di un cielo. Qual è il vostro posto nel mondo?

Io: «Ogni luogo in cui mi sento al sicuro e contemporaneamente mi fa venir voglia di scoprire qualcosa in più di ciò che mi circonda».

La Tigre: «Lo sto ancora cercando. Non credo però sia in questo mondo. Forse su Giove o Marte».

E W le donne, w le donne che fanno musica. GRRR POWER!

Io e la Tigre: «W le donne che fanno musica e le donne che lavorano nella musica. E comunque W chiunque riesca a buttarsi affrontando la paura di non essere adatti, di non essere in linea con uno standard, qualsiasi esso sia. W chiunque riesca ad affrontare la tana della propria tigre con tutta la forza di cui dispone».

About author

Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come Capa Riccia. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Ha conseguito il titolo di Laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa presso l'Università di Bologna. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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