Jack Stauber e la malinconia di essere solo un meme

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In foto, Jack Stauber. Su Twitter si definisce «Musicista, Produttore, Designer, Animatore, Operatore di mercato, Antietichette (antilabelist), Anti-elenchi (anti-list) Anti-virgole»

In foto, Jack Stauber. Su Twitter si definisce «Musicista, Produttore, Designer, Animatore, Operatore di mercato, Antietichette (antilabelist), Anti-elenchi (anti-list) Anti-virgole»

Non devo essere certo io a introdurvi cosa siano i meme. Fenomeni di Internet che si sviluppano a qualsiasi livello mediatico e riescono a propagarsi attraverso i social in una maniera a volte stranamente ossessiva per qualcosa che di fatto non significa nulla e punta tutto sul suo essere troppo bizzarro per ritagliarsi un significato, che risulta poi quello della semplice goliardia.

La mancanza di significato dei meme non è qualcosa da sottovalutare: ne giustifica la sua condivisione a cuor leggero, la sua maneggevolezza e soprattutto ne decreta la ragione principale del suo rapido disgregamento; dopo qualche settimana nessuno ha più interesse a tornare su qualcosa che di fatto non ha altro da offrire che una sorpresa iniziale. Tutti quindi siamo a conoscenza del loro funzionamento, tutti ne ridiamo e ne aiutiamo la diffusione, tutti ci dimentichiamo della loro esistenza senza neanche sentirci troppo in colpa.

Ma ci chiediamo mai se, nel mare infinito di strane vignette e curiosi personaggi forniti dal web, ci sia qualcosa su cui effettivamente valga la pena perdere qualche minuto per analizzarlo in profondità? Se magari dietro una prima incomprensione si celi un messaggio, qualcosa che possa fare breccia in noi o più semplicemente un impegno artistico di cui tener conto?

Questi e tanti altri sono i dubbi che mi assalgono, perlomeno da quando ho scoperto Jack Stauber.

Jack Stauchi?

Una foto di Jack Stauber, dalla sua pagina Facebook

Una foto di Jack Stauber, dalla sua pagina Facebook

Jack Stauber è innanzitutto un ventenne incredibilmente smilzo. Talmente smilzo che il suo collo lungo, insieme ai suoi troppi capelli e la barba folta, lo tiene proprio lì nel mezzo tra il ricordare un folletto e il somigliare vagamente a un alieno.

Classe 1996 e americano, precisamente nato a Pittsburgh, i suoi lavori sembrano sempre trasportarlo tuttavia in altri tempi e spazi: gli anni ’80 e la danzareccia new wave inglese, l’ossessione per gli effetti video dell’era analogica e un continuo atteggiamento di sberleffo talmente caricato e senza direzione da avere dalla sua un certo spirito dada.

Jack fa tante e forse pure troppe cose, ma un’occhiata al suo sito ufficiale ben riassume le sue aree di interesse principali: 4 album pubblicati dal 2013 su Spotify in una miscela tutta sua di schizzato pop sperimentale e nostalgici synth, un account Instagram sotto il nome di @plopscotch colmo di strani disegni e animazioni e persino un Tumblr personale dove, tra tutte queste e altre maestranze, rientra anche un insolito «booger» (caccola).

Ciò basterebbe a farsi un’idea del personaggio Jack Stauber. A tracciarne un profilo enigmatico e quantomeno inusuale, scisso in talmente tante forme d’espressione usate in maniere così anomale da generare quel sincero terrore misto a curiosità che ci prende quando ci capita davanti qualcosa che non sappiamo bene come etichettare, ma che per qualche strano motivo ci attira a sé.

Manca però un tassello fondamentale che tutto unisce e che, di fatto, costituisce la  principale ragione della sua popolarità (seppur ancor ridotta): il suo canale YouTube.

Un coinvolgente pastiche di nonsenso

Una foto di Jack Stauber, dal suo canale YouTube

Una foto di Jack Stauber, dal suo canale YouTube

Con all’attivo circa 140.000 iscritti, il canale YouTube di Jack Stauber nasce, secondo le intenzioni dell’autore, come semplice stratagemma per raggiungere nuovo pubblico interessato alla sua musica attraverso la larga utenza del celebre portale video. Cosa assolutamente normale per un musicista che si affaccia alla piattaforma. Meno normale quando, di fatto, oltre a lunghi video contenenti i dischi completi, quasi nessun contenuto caricato sul canale consiste in canzoni già edite.

Al loro posto abbiamo infatti piccoli cortometraggi non-sense come PBJ, caratterizzati da un humor “fuori posto” nel suo rappresentare situazioni al di là di qualunque logica come fossero scenette plausibili, ma soprattutto diversi jingle, vero mezzo del quale Stauber si serve per comprimere in pochi secondi le sue abilità e passioni.

Prendiamo Inchman, tra i tanti: una pallina con gli occhi che corre animata in stop motion, effetti analogici che fan sembrare il video ripescato da un vecchio nastro, Jack gigione che si diverte a moltiplicarsi e infilarsi in scena ed esplosioni improvvise di colori vengono frullate in soli 30 secondi, sorrette da una melodia “tastierosa” che diventa impossibile levarsi dalla testa, nonostante il cantato altamente caricaturale spinto sugli acuti che rende anche difficile comprendere appieno il testo.

Tutto è portato al massimo dell’astrazione fino a diventare qualcosa che non può essere capito perché inaccessibile e che, oltretutto, sembra divertirsi sornione della sua vuotezza. Tutto è così artificialmente colorato e isolato dalla comprensione da diventare poco più che un meme davanti ai suoi spettatori.

Ma lo è davvero?

Storie di mentine e come esse significano

Peppermint è un ottimo caso da analizzare a tal proposito, oltre a essere tra i jingle più visualizzati del canale, con oltre 1 milione di visualizzazioni.

Tra scritte fluorescenti e sfondi dai colori accesi, la musica si articola in una conversazione tra una lei che chiede una mentina per poi sputarla a causa del gusto troppo forte e un lui che cerca di chiederle spiegazioni per il suo gesto. Le animazioni fuori controllo e l’enfasi non contestuale a una situazione così minuscola rimangono il centro del suo umorismo, ma l’attenzione ai dettagli costruisce come un senso timido, nascosto in piccole minuzie.

Il secco «NO» di lei ancor prima che lui abbia finito di chiedergli se non le è piaciuta la mentina è quasi un presagio del momento in cui la conversazione prende una piega fuori controllo, con le domande che quasi sembrano ricalcare una lite amorosa. La mentina diventa qualcos’altro: simbolo di una relazione allo sbaraglio, semplice stratagemma per iniziare un litigio o elemento di un mondo solo fintamente colorato, a nascondere il grigiore di qualcosa che sta morendo.

Non che ci volesse davvero un video su YouTube a svelarci i lati più tristi del sentimento-amore, ma non è il valore del messaggio che conta in questo caso quanto l’esistenza di tale messaggio: il suo non-senso inizia a prendere forme di poetica, modalità d’espressione, modo di raccontarsi.

dunno

Un post condiviso da Transient Hopscotch (@plopscotch) in data:

Non riesco a pensare a Stauber come qualcuno che aspira a shockare il pubblico con le sue stramberie, quanto qualcuno che usa solamente ciò che lo appassiona per mettersi in scena.
Il risultato di conseguenza non sembra mai forzato ed è anzi sempre genuino e riconoscibile.

Basti un’occhiata ai commenti sotto i video.

La parola al pubblico

Una foto di Jack Stauber, dal suo profilo Twitter

Una foto di Jack Stauber, dal suo profilo Twitter

Se avete mai cercato qualche meme compilation su YouTube e avete lanciato un’occhiata distratta alla sezione commenti, vi sarete accorti come questi video siano spesso un punto di ritrovo dove gli internauti portano avanti una eterna gara a chi è in grado di tirar fuori la miglior uscita che possa garantirgli il maggior numero di like.

I riferimenti ai contenuti del video sono spesso sfumati, usati al massimo come materia prima su cui plasmare la propria comicità. Pochi sono i complimenti per il gusto di assemblaggio delle clip o anche il semplice segnalare un momento del video particolarmente gradito.

Sotto i video di Jack Stauber si assiste invece a una community meravigliosamente attenta e premurosa, che si sbilancia in esagitati messaggi d’affetto, si attacca a precisi momenti o immagini o esprime il suo disorientamento di fronte all’ennesima follia uscita fuori dalla sua mente. Sicuramente nessuno lo ritiene qualcosa che vada oltre un intrattenitore, ma legarsi al suo immaginario e comprenderlo è tuttavia l’unico modo che hanno per godersi appieno il suo contenuto e di conseguenza riderne di gusto.

Ciò ci dimostra che, seppur vero che tutto il lavoro di Stauber ricade sotto un’estetica del surreale e della caricatura che non vuole essere presa sul serio, ciò non toglie tuttavia in nessun modo importanza o riconoscimento a ciò che il pubblico vede nei suoi lavori e soprattutto non svaluta l’istinto creativo, il particolare mood che Jack è capace di creare, “l’anima” del suo progetto.

Semplicemente Jack Stauber

Questi erano quindi i miei due centesimi su Jack Stauber, una figura che ho scoperto relativamente da poco e i cui deliri tra malinconiche famiglie di cheeseburger e schizzati omaggi alla Gioconda mi hanno conquistato ancor prima che potessi accorgermene… Riservando tuttavia su di lui alcuni dubbi e perplessità.

Francamente, so più cosa non sia che cosa davvero voglia rappresentare.

Non è sicuramente un meme e quasi definirlo tale lo svilisce, nella misura in cui c’è ad animarlo una poetica ricorrente e precisa che lo rende riconoscibile e coinvolge la gente ad affezionarsi al suo modo di fare.

Non è tantomeno un genio o un rivoluzionario, quanto più qualcuno che è riuscito a inserirsi in un revival di estetiche e sonorità già portate in auge per esempio dalla vaporwave con tuttavia una notevole originalità anche dovuta alle variegate capacità tecniche che ha la fortuna di possedere.

Soprattutto, lungi da me affermare che Jack Stauber sia un’artista. Perlomeno non nel senso tradizionale: probabilmente non cambierà la vita di nessuno che ha fruito o fruirà i suoi contenuti e magari tra 40 anni nessuno lo ricorderà affatto, me compreso. Ma i suoi lavori sono certamente qualcosa che comunica, respira, si fa sentire e si impone con personalità.

È semplicemente Jack Stauber e va accettato per quello che è.

Qualunque cosa sia all’infuori di un scherzo senza senso.

About author

Vincenzo

Vincenzo "Notta" Riccardi

22 anni, in bilico tra Roma e Napoli senza ancora capire bene dove realmente appartengo. Studio Cinema, scrivo cose e vivo 5 anni indietro per recuperare tutte le cose belle che mi son perso. L'arte è meravigliosa, ma la musica talmente tanto da non meritarcela.

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