Storia di una libraia di Colleferro: l'abbandono e la rivincita sociale

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Una foto della libreria Sangraal di Colleferro

Una foto della libreria Sangraal di Colleferro

Mi sono estraniata molto dalle persone per riavvicinarmi ai libri, a me stessa e dare uno sguardo al mondo silenziosamente. Ho scoperto una libreria, una libraia e il calore di un posto dove non auguro a nessuno di vivere perché nemmeno i residenti riescono a vivere bene lì. Una specie di girone dell’Inferno fatto di burocrazia, denaro, fornitori, banche e tanta umanità.

Scorrendo la mia home su Facebook mi imbatto in un post, una notizia di qualche giornale online che annuncia la scomparsa di Nunzia, libraia di Colleferro, cittadina a circa 40 minuti tra GRA e autostrada.

Nunzia, la mattina stessa della scomparsa, scrive un post chiedendo aiuto, motivando la sua mancanza di forza nell’andare avanti. E poi sparisce.

Nessuno sembra essersi accorto di nulla fino a quando la libreria effettivamente resta chiusa. E da qui inizia il bello.

Tutti si attivano per cercare la “mamma” di questa libreria. Si attivano le forze dell’ordine e si attiva anche la comunità social. Parte una raccolta fondi per cercare di raggiungere il quantitativo necessario per saldare i debiti con la banca. In meno di ventiquattro ore raggiungono più del mio stipendio annuo. Vanno avanti senza fermarsi. E Nunzia viene ritrovata che girava senza meta persa nei suoi pensieri.

Nunzia sta bene, alla libreria c’ha pensato la comunità. L’hanno aperta, hanno creato un evento invitando i lettori ad acquistare libri per svuotare tutto e poter pagare quel che serve. Una comunità che lotta da sempre con l’inquinamento, con l’amministrazione che se ne frega dei cittadini e della loro salute, con un fiume che è più tossico del buon vecchio DDT. Ma non togliete la libreria da lì, non togliete le attività che Nunzia propone e che crea. Non togliete a Colleferro quel briciolo di umanità che stanno dimostrando.

E così mi sono chiesta quanto giusto sia lasciare sole queste figure che si preoccupano dei loro lettori, dei gusti di ognuno di loro, delle piccole case editrici sconosciute che nessuno vuole perché magari propongono autori emergenti e non quelli oramai brandizzati. Non è giusto, ma è quello che succede.

La libreria e la sua libraia però non sono più sole. Vuoi la spinta dei social, vuoi la condizione mediatica. Ma senza un mio personale infiltrato a Colleferro mai sarei venuta a sapere, forse, di questa cosa. E lavorando a Palestrina, ma venendo da Roma, nessuno si aspettava di vedermi lì. Invece sono entrata, ho parlato con gli amici di Nunzia e gli abituali frequentatori della libreria e sono uscita con due libri di due case editrici nuove per me. Si davano tutti da fare pur non sapendo come fare, perché Nunzia faceva sempre da sola e continuerà a fare da sola. Assumere ha un costo e la libreria se ne assume fin troppi, di costi.

In foto, La casa gialla e altri racconti, di Maria Fiorella Belli, edito da Alcheringo Edizioni e fieramente acquistato presso la libreria Sangraal di Colleferro

In foto, La casa gialla e altri racconti, di Maria Fiorella Belli, edito da Alcheringo Edizioni e fieramente acquistato presso la libreria Sangraal di Colleferro

Gli scaffali erano quasi del tutto vuoti, avevano depredato ogni ripiano. Erano tutti stanchi ma carichi e pieni di energia. Il magico potere della solidarietà e dell’aiutare gli altri «come nemmeno un parente farebbe».

Effettivamente una parte dei miei parenti mi avrebbe finito di ammazzare dopo avermi rubato anche l’anima, quindi insomma: è apprezzabile vedere queste persone muoversi con cautela in libreria cercando di fare il possibile.

Quante anime ancora dovranno scomparire per essere aiutate? Quante anime ancora dovranno commettere gesti eclatanti per essere sostenute? Possibile che senza un evento Facebook nessuno si cura di chiedere «Come va?».

Questa volta dai lettori mi aspetto delle risposte. Nel frattempo la libreria è la Sangraal, a Colleferro. Giusto così, se volete passare a dargli uno sguardo.

 

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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