È ora di migliorare il nostro impatto ambientale

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L'inquinamento dell'aria è un serio problema in Cina. Fotografia di Peter Parks.

L’inquinamento dell’aria è un serio problema in Cina. Fotografia di Peter Parks.

Diciamoci la verità, la maggior parte di noi ha sentito parlare di riscaldamento globale, buco dell’ozono, inquinamento e raccolta differenziata fin dalle elementari. Quando eravamo bambini e ci spiegavano i problemi del mondo attraverso figure colorate e disegni divertenti, era molto più semplice immaginare che le soluzioni fossero a portata di mano e che tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi. Ebbene, non so voi, ma la me di otto anni aveva decisamente sbagliato i suoi calcoli.

Mezzo secolo fa, in America, la scienziata Rachel Carson pubblicava il libro Primavera Silenziosa, il primo volume ambientalista della letteratura del Novecento. L’argomento principale riguardava i bacini idrografici dei grandi fiumi, definiti dalla scrittrice addirittura “elisir mortiferi” in via di sviluppo: sostanze chimiche e inquinanti venivano disciolte quotidianamente nelle falde acquifere, provocando l’avvelenamento sia dell’acqua per la consumazione urbana che di quella utilizzata per l’irrigazione. Alcune settimane fa, l’Agenzia Europea dell’Ambiente ha diffuso dati preoccupanti riguardanti le acque europee: il 60% delle acque superficiali sembrerebbero possedere uno status ecologico scadente, solo il 38% delle acque sono state giudicate chimicamente idonee dagli scienziati dell’AEA.

Bambini giocano su una spiaggia coperta di rifiuti. Fotografia di Daniel Müller per Greenpeace.

Bambini giocano su una spiaggia coperta di rifiuti. Fotografia di Daniel Müller per Greenpeace.

In occasione della Giornata della Terra 2018, l’Istat ha pubblicato un’infografica decisamente scoraggiante: esiste un 76% di emissioni inquinanti a effetto serra generato da attività produttive, ogni cento costruzioni autorizzate se ne realizzano diciannove in modo abusivo, le emissioni inquinanti causate dalle famiglie e dai combustibili da trasporto privato sono pari al 49% e ci sono 164.000 ettari di siti contaminati. Esistono anche dati positivi, certo, ma non sono abbastanza per compensare.

L’inquinamento a livello globale ha raggiunto un punto critico: ogni anno è responsabile di almeno nove milioni di morti premature, tre volte il numero di vittime di Aids, malaria e tubercolosi messe insieme. Le tre tipologie principali di inquinamento sono quello atmosfericoidrico e quello legato all’ambiente di lavoro.

Cosa stiamo facendo ai nostri mari: i documentari che ci aiutano a capirlo

Secondo l'AEA il 60% delle acque superficiali sembrerebbero possedere uno status ecologico scadente.

Secondo l’AEA il 60% delle acque superficiali sembrerebbero possedere uno status ecologico scadente.

Ciò che stiamo facendo alla terraferma è enormemente pericoloso e irresponsabile ma quello che stiamo facendo ai nostri mari, forse, è ancora più spaventoso. Non ci soffermiamo abbastanza spesso a riflettere su ciò che succede negli oceani, per fortuna però esistono documentari che possono aiutarci non solo a capire, ma anche a trovare soluzioni per ridurre/migliorare il nostro impatto ambientale.

A Plastic Ocean è un film documentario realizzato da una troupe di giornalisti (primo tra tutti l’australiano Craig Leeson) e uscito nel 2017. Racconta gli studi scientifici a proposito dell’inquinamento degli oceani portati avanti da ricercatori di ogni continente, una parte comprende persino l’Università di Siena. Le scene e i dati forniti sono catastrofici: la plastica è ovunque, sui fondali, negli stomaci di innumerevoli specie marine, a riva, sulla superficie dell’acqua, e quando non è visibile è quasi sempre presente sotto forma di particelle, le microplastiche, ancora più facili da ingerire.

Duemila tonnellate di micropalstiche sono presenti solo sulle spiagge italiane. Al momento, oltre cinque trilioni di pezzi di plastica stanno galleggiando nei nostri oceani. Inutile specificare che la plastica ingerita dalla fauna marina finisce con l’entrare a far parte anche della nostra catena alimentare e, se le cose non cambiano, entro il 2025 nel mare ci sarà più plastica che pesci.

Una tartaruga impigliata in una rete di plastica. Fotografia di Jordi Chias per National Geographic.

Una tartaruga impigliata in una rete di plastica. Fotografia di Jordi Chias per National Geographic.

Plastic Oceans è una rete non profit sostenuta a livello globale da organizzazioni ambientaliste tra cui WWF, Greenpeace, Blue Ocean e Sea Shepherd. Si occupa di realizzare una campagna di comunicazione per documentare la disastrosa situazione dell’inquinamento provocato dalla plastica e, insieme alla distribuzione globale del documentario, porta avanti diverse azioni di divulgazione ed educazione a proposito dell’argomento.

Esistono moltissimi altri documentari utili divulgati con l’intenzione di diffondere sensibilizzazione ambientale. Before the Flood (Punto di non ritorno), realizzato da Leonardo DiCaprio in collaborazione con National Geographic nel 2016, ha come argomento principale il riscaldamento globale. Vengono intervistati scienziati, politici, capi di stato e imprenditori. Anche Chasing Ice, uscito nel 2012 e candidato all’Oscar, testimonia gli effetti del riscaldamento globale attraverso una spedizione nell’artico.

The Age of Consequences, uscito a sua volta nel 2016, sottolinea l’ormai imprevedibilità degli eventi atmosferici e anche di come l’aumento delle temperature e i cambiamenti climatici possano modificare intere zone di guerra e generare addirittura violenza. The Island President (2012) racconta del pericolo della scomparsa di alcune terre emerse a causa dell’innalzamento delle acque: l’allora presidente dello Stato delle Maldive, una delle terre a rischio, si espone personalmente per spiegare meglio il problema.

Cosa possiamo fare?

La Cina è il più grande importatore di plastica al mondo. Fotografia di George Steinmetz per National Geographic.

La Cina è il più grande importatore di plastica al mondo. Fotografia di George Steinmetz per National Geographic.

Ma ora ecco la domanda fondamentale, quella che mi tormenta ogni volta che mi ritrovo a riflettere sul tema ambientale: cosa posso fare io? Non posso modificare in modo significativo le sorti del pianeta, certo, ma posso modificare il mio impatto, posso fare attenzione alle piccole cose e cercare di cambiare alcune abitudini. Sono ormai mesi che non compro più una singola bottiglia di plastica, ho preferito investire in una bottiglia termica da tenere in borsa quando esco. Potete trovarle ovunque, da Amazon a Tiger, e per la maggior parte sono utilizzabili per almeno due anni. Ci pensate? Due anni senza comprare bottiglie di plastica da portare in ufficio, all’università, in viaggio!

Un altro modo per ridurre la plastica è cercare di evitare le buste. Rifiutatele quando ve le offrono al supermercato o ai negozi, utilizzare una borsa di tela o infilate quello che potete nello zaino e, se proprio non riuscite a rifiutarla, siate sicuri di riciclarla nel modo corretto.

Eliminate le cannucce (solo in America se ne utilizzano 500 milioni al giorno), non sono indispensabili, ve lo assicuro.

Se vivete all’estero come me e vi capita di andare da Starbucks, comprate uno dei loro bicchieri o delle loro tazze riutilizzabili: vi prepareranno l’ordine direttamente lì, eviterete la produzione di plastica o carta e avrete anche uno sconto.

Un ultimo suggerimento è anche quello di eliminare gli spazzolini di plastica (ne vengono prodotti 3,6 miliardi l’anno e la stragrande maggioranza non è riciclabile). Passate a quelli biodegradabili, in bambù: anche questi li trovate su Amazon.

Se ognuno di noi facesse del suo meglio, nel proprio piccolo, qualcosa cambierebbe di sicuro. Sta a noi rinunciare a qualche comodità e riflettere su quello che stiamo facendo non solo al pianeta, ma anche a noi stessi. Siamo noi a viverci, siamo noi a consumare quello che ci offre. Dobbiamo ristabilire un equilibrio il prima possibile perché la popolazione è in aumento e, se la situazione non sarà sotto controllo entro breve tempo, il problema non farà che peggiorare. Il pianeta merita di più, gli animali che lo abitano meritano di più, noi meritiamo di più.


Fonti:
1. Ecologia: in Piemonte si salva appena la metà delle acque superficiali e dei bacini idrici, da Targatocn.it
2. Documenti sull'inquinamento, da Istat.it
3. Inquinamento ambientale: abbiamo raggiunto il punto crisi, da Rinnovabili.it
4. Sito ufficiale della Plastic Oceans Foundation

About author

Melissa Vitiello

Melissa Vitiello

21 anni, tra Napoli e Istanbul. "Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita", diceva Sylvia Plath.

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