La musica in TV può funzionare (anche senza spargimenti di sangue e lacrime)

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In foto, Niccolò Agliardi. Il cantautore è ora alla conduzione di Dimmi di te, su Rai 1

In foto, Niccolò Agliardi. Il cantautore è ora alla conduzione di Dimmi di te, su Rai 1

Lo so, non siamo più abituati al garbo. Ci chiediamo «Dov’è l’imbroglio?», quando un prodotto televisivo trasgredisce le nostre (peggiori) aspettative. Deve pur esserci da qualche parte l’inganno, a chi interessa il bello senza sensazionalismi, il dolore senza morbosità, la musica senza distrazioni? A nessuno.

Così pensavo, perché la musica in televisione funziona a intermittenza, ha bisogno di essere ben condita perché sia appetibile, ha bisogno di spargere sangue e lacrime, di confondersi col suo contorno fino a diventarne inscindibile. Fateci caso: fatta eccezione per il Festival di Sanremo – che, a dire il vero, oltre a essere una kermesse canora, è anche un evento culturale, sociale e, qualche volta, persino politico – quanta musica rimane in TV che non sia, tuttavia, compromessa dalla televisione e dalle esigenze che il piccolo schermo impone? Ben poca.

Nei talent show, nel migliore dei casi, è la gara a renderla appetibile. Nel peggiore, invece, i concorrenti, su cui si accende una telecamera che svela i retroscena della loro attività artistica. In questo modo, il reality prende il sopravvento sul talent e lo show sulla musica. Esiste, poi, qualche festival estivo, che di fatto è poco più che una vetrina per vendere prodotti con scadenza a breve termine: funzionano per un po’, poi si confondono l’uno con l’altro e nessuno se ne interessa più.

Ora o mai più e Dimmi di te: su Rai 1, poche parole morbose e tanta musica

In foto, Amadeus alla conduzione di Ora o mai più, su Rai 1

In foto, Amadeus alla conduzione di Ora o mai più, su Rai 1

Insomma, questa premessa mi serve per spiegare perché Ora o mai più e Dimmi di te siano due programmi rivoluzionari, intelligenti, necessari. Ma andiamo con ordine: per quattro settimane, su Rai 1, Amadeus ha condotto Ora o mai più, uno show che si è prefissato l’obiettivo di dare una seconda occasione a otto artisti dimenticati dal grande pubblico, nonostante il successo ottenuto a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Uno spettacolo educato, elegante, dignitoso, che ha restituito alla musica il suo ruolo di protagonista assoluta. Sarebbe stato molto semplice scadere nel patetico e, in termini di ascolti, sarebbe stato persino più utile.

Indagare morbosamente le ragioni di una carriera finita, il dolore dietro l’abbandono o la rabbia per i riflettori spenti sarebbe stato il modo migliore per allestire uno spettacolo strappalacrime, quindi coinvolgente e irresistibile. E invece no: poche parole, tutte misurate, e tanta musica.


Con Dimmi di te il pubblico scopre come dalla vita di ognuno può nascere una canzone. Anche in questo caso, il dolore è raccontato con estrema delicatezza, senza cedere ad alcuna volgare morbosità.


E poi Dimmi di te, un programma pensato, scritto e condotto da Niccolò Agliardi, cantante, scrittore e autore tra i più apprezzati in Italia. Dimmi di te, attualmente in onda su Rai 1 ogni martedì in seconda serata, racconta come una storia vera possa diventare una canzone: Niccolò, aiutato in ogni puntata da un artista diverso, trasforma in musica la vita del protagonista di turno. Il pubblico, in questo modo, scopre come nasce una canzone. Anche in questo caso, il dolore è raccontato con estrema delicatezza, senza affanno, senza cedere ad alcuna volgare morbosità.

È vero, si tratta di due trasmissioni assai diverse, ma con qualcosa in comune: la totale assenza di patetismi, di dolori ben confezionati solo per impressionare, di scontri all’ultimo sangue per contendersi una vittoria. Due programmi privi di urla, di cattivo gusto, di aggressività. Due contenitori in cui la musica è tornata protagonista senza scendere ad alcun compromesso.

Niccolò Agliardi conduce Dimmi di te su Rai 1

Niccolò Agliardi conduce Dimmi di te su Rai 1

Sembra una cosa da poco, ma riuscire a riportare la musica in televisione senza ricorrere a scorciatoie non succede spesso. Accade di rado, di conseguenza rappresenta un rischio. Sarà per questo che la Rai ha relegato le due trasmissioni a fine stagione e, nel caso di Dimmi di te, addirittura in seconda serata? Non è da escluderlo. A onore del vero, è bene sottolineare che anche Ora o mai più e Dimmi di te hanno un ottimo contorno che fa da spalla alla musica, ma è per l’appunto una cornice, un’idea ben delineata che crea un format e non un format che sfrutta la musica per poi lasciarla ai margini o addirittura in panchina. È questo che contraddistingue le due trasmissioni: non solo il garbo di cui ho parlato, ma la capacità di essere programmi televisivi inscindibili dalla musica.

Ora o mai più ha soltanto accennato le vicende umane dei suoi otto protagonisti, poi le canzoni hanno fatto il resto. Dimmi di te, invece, ha dimostrato come una canzone basti a fare un programma. Tutt’e due, infine, hanno evidenziato come la sofferenza possa avere anche un volto benevolo. L’attenzione che il pubblico ha rivolto ai due format dimostra che c’è ancora qualcuno disposto ad apprezzare un programma televisivo che esiste soltanto in funzione della musica, senza potervi in alcun modo prescindere.

La musica in TV può funzionare anche senza spargimenti di sangue, senza storie strappalacrime che servono soltanto a rendere allettante il talento, senza rumori di fondo che salgono in superficie fino a diventare protagonisti.

Ora o mai più e Dimmi di te meritano una promozione perché dimostrano che la musica ha ancora il potere di unire, di suscitare empatia, di esistere senza lasciarsi snaturare da televoti, giudici, giudizi e altre distrazioni che la TV impone.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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