OZONO 4 MUSIC Festival: ovvero come organizzare festival gratuiti a gravità zero

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Il manifesto dell'Ozono 4 Music Festival

Il manifesto dell’Ozono 4 Music Festival

Nonostante il caldo estenuante di Bologna, questo rifugio collinare coperto di alberi e cosparso di amache, chioschi, sedie e lampadine mi dona una boccata di frescura: mi trovo al Parco della Montagnola, dove da inizio giugno si sta svolgendo Montagnola 360, la rassegna culturale organizzata per Bologna Estate a cura di Binario69 e Ozono Factory.

All’interno degli ottimi progetti, eventi e concerti del Montagnola 360 (dallo yoga ai laboratori afrobeat, alla musica live tutte le sere fino al 30 settembre) c’è un’occasione in particolare da non perdere: OZONO 4 MUSIC Festival, che in questo 2018 celebra la sua quarta edizione.

Chi mi aspetta al parco è proprio Angelo Cagnazzi, uno dei fondatori di Ozono Festival così come del Binario69, uno dei locali bolognesi – a mio avviso – con la miglior programmazione musicale e culturale della città (che riaprirà i battenti ai primi di ottobre). Ma parliamo di questo Ozono Festival e facciamolo con le parole di “Angio”.

Quella di quest’anno è la quarta edizione di Ozono Music Festival: mi dici in poche parole di cosa si tratta e come è nato questo progetto?

«È nato innanzitutto da un’idea mia e di Dario Cassetti: entrambi facevamo attivismo al centro sportivo OZ (l’ex Senza filtro) e lì ci vedevamo un potenziale incredibile per fare musica, per portare arte e cultura in maniera sana in un posto così underground, usato principalmente per fare sport. L’idea si è concretizzata in una domenica di ottobre qualunque, dall’una di pomeriggio fino a mezzanotte: avevamo organizzato due line-up di musica elettronica in due posti diversi del centro e, verso le quattro di pomeriggio, ci siamo resi conto che stava arrivando davvero un sacco di gente. Tenendo conto che era una domenica di pioggia e che si trattava di un festival totalmente nuovo, è stato un successone: penso che avremo raggiunto le mille e tre, millequattrocento persone.

In foto, il rapper Matteo Zulian, conosciuto come Alp King, durante un'esibizione all'Ozono Music Festival

In foto, il rapper Matteo Zulian, conosciuto come Alp King, durante un’esibizione all’Ozono Music Festival

«Di lì in poi l’idea ci è piaciuta: il secondo anno siamo diventati un’associazione di promozione sociale e abbiamo vinto un bando in un parco di San Lazzaro, abbiamo raddoppiato i giorni del festival e le band coinvolte. Questa seconda edizione è stata per noi un’ulteriore linea di demarcazione, poiché ci ha fatto decidere di fare in modo che Ozono diventasse davvero la nostra vita. Da quell’estate abbiamo anche trovato il Binario69, locale che io, Roberto Peroni e Luca Ferrara abbiamo interamente ricostruito da zero e rimesso a posto in sei mesi abbondanti. Lo abbiamo aperto il 31 marzo 2017 e in concomitanza abbiamo continuato a organizzare Ozono. L’anno dopo siamo stati sempre a San Lazzaro, mentre appunto quest’anno siamo qua in Montagnola sia con il Binario che con il nostro festival.

«Questa edizione 2018 sarà molto particolare perché innanzitutto i giorni sono quattro e non due, poi durante l’ultimo giorno – da noi soprannominato B-Side – torneremo un po’ alle origini, poiché come il primo Ozono sarà interamente dedicato alla musica elettronica. Infine c’è una grande novità: tra i vari sogni nati all’inizio di tutta questa esperienza bolognese, infatti, c’è sempre stato quello di riuscire a far suonare tre o quattro band che preferisco. Tra queste c’era senza dubbio Zibba, cantautore che amo particolarmente: vederlo segnato sulla line-up del 19 luglio per me è un piccolo sogno che si realizza.

«Posso dire in aggiunta che sicuramente la cosa più bella di Ozono è che è un festival gratuito e i festival gratuiti spesso hanno un’anima diversa da altre produzioni: riuscire a proporre tanta musica di qualità a un prezzo che non esiste o è irrisorio, a mio giudizio, fa in modo che possa arrivare a più persone possibili, è insomma un valore aggiunto. È tanta la gente che venendo da fuori ci chiede “Quanto costa?” e rimane letteralmente stupita a sentirsi dire “No, è tutto gratis”».

Una foto della terza edizione dell'Ozono Music Festival

Una foto della terza edizione dell’Ozono Music Festival

Mi pare di capire che la fruizione gratuita non è solo una caratteristica di questo festival ma una vera e propria scelta culturale riguardo a tutto ciò che organizzate, dico bene?

«Sì, già se consideriamo la rassegna di Montagnola 360, infatti, parliamo di almeno 70-80 date estive interamente gratuite, mentre anche al Binario69 la maggior parte sono a offerta libera, consigliata tra i due e i cinque euro. Il prossimo anno avremo delle produzioni che necessiteranno giustamente di un biglietto perché avranno dei budget più grandi, ma la maggior parte degli eventi che facciamo vogliamo che siano quanto più accessibili. Questo perché a mio parere c’è tanta richiesta: da una parte c’è un mercato mainstream che sembra essere in crisi e che funzioni solo se hai grandi produzioni da stadio o di moda a delle cifre che molto spesso uno studente, magari, non si può permettere o deve aspettare di mettere da parte i soldi per regalarsi un biglietto. Poi sono eventi che avvengono per lo più una volta ogni… mese! Il nervo scoperto che noi invece abbiamo intravisto è il fatto che la gente ha voglia anche tutti i giorni di musica, poesia, di performance teatrali, di questi pretesti culturali.

«Noi al Binario69 abbiamo fatto fin da subito cinque-sei eventi a settimana in quel posto sperduto di via Carracci: man mano questa scelta ci ha premiato. Questo vuol dire che in realtà non è vero che in Italia non si possano fare le cose, che non si possa fare musica in questo periodo di crisi. L’audience c’è: devi riuscire però a creare un rapporto di fiducia e di empatia. “Guarda, non ci sono grandi nomi, però fidati che sentirai buona musica”: questo è quello che vogliamo dire alla gente che vuole venirci a trovare. Quello a cui secondo me bisogna arrivare, insomma, è ritornare a quei vecchi club di un tempo dove tu andavi perché sapevi che lì c’era un progetto, c’era una scena.

«Adesso chi muove la musica in Italia sono solo poche major e un tot di etichette più o meno indipendenti che seguono dei filoni precisi. Allo stesso tempo ci sono progetti di una qualità immensa che però non conviene produrre. Da una parte c’è un grande appiattimento in quello che è il circuito mainstream, dove spesso si fa musica per fare un prodotto; un altro conto è chi fa musica per fare un manufatto, chi è un po’ un artigiano, chi gli interessa dire quello che vuole dire e avere un confronto con gli altri artisti: la finalità non è fare la canzoncina per riuscire a portarsi i soldi a casa.

«Secondo me questa differenza di indirizzi ora è sempre più netta e i musicisti che fanno resistenza a questo mainstream sono sempre tanti ma sempre più martoriati. Quindi l’idea nostra è quella di avere un posto dove si possa dare una valvola di sfogo ad alcuni progetti, che abbiano soprattutto un merito, che abbiano qualcosa da dire.
Usare inoltre la musica e le arti come un pretesto di socialità, di incontro fra le persone. È ovvio che se vuoi fare del tuo festival primariamente una fonte di profitto ti converrà prendere alcuni generi, musicisti, ricerche al di là dell’identità che vuoi dare al tuo festival. Il dramma è anche quello e rischia di rovinare l’atmosfera che si respira e che solo in alcuni festival (per fortuna ce ne sono ancora tanti in Italia) può essere una colonna sonora armonica, finalizzata all’incontro».


Le bonifiche culturali funzionano e funzionano meglio rispetto al tenere i parchi chiusi, o alle ronde, o all’imperativo della “sicurezza”.


Come lo vedi il contesto di quest’anno, il parco della Montagnola, dato che comunque si sa essere un ambiente difficile da gestire? Secondo te Ozono festival può riavvicinare un po’ i bolognesi alla Montagnola?

«Noi lo speriamo. In realtà quella di quest’anno è davvero una sfida impegnativa: quando ci hanno detto che potevamo gestire la programmazione estiva della Montagnola infatti ci siamo gasati talmente tanto che abbiamo deciso di organizzare eventi 6 o 7 giorni su 7, cosa che in un parco d’estate, per tre mesi interi, trovi realmente solo nelle grandi città europee, sicuramente non in contesti italiani (o perlomeno non con questa frequenza). Da subito ci avevano detto che era difficile cambiare la situazione e l’energia del parco ed è per questo che abbiamo chiuso gli occhi e messo il piede sull’acceleratore: abbiamo deciso di dare tutto.

«La cosa buona è che per il momento la gente risponde. Ci sono molti aneddoti: ricordo ad esempio di un signore che a suo dire non veniva qui in Montagnola da almeno 45 anni. Perché, si sa, viviamo tutti alla fine di stereotipi: a me, il primo giorno in cui venni a Bologna, mi dissero subito di non andare in Piazza Verdi e anche al parco della Montagnola.

«Non so bene a fine stagione quali saranno i risultati. Ti posso dire però che al momento siamo molto contenti. I problemi ci sono e rimangono, sì, ma rispetto all’anno scorso tutti, operatori e gente che frequenta il parco, dicono che sono assolutamente migliorati. Lo sforzo è stato di più persone, sicuramente il fatto che il Binario abbia deciso di presidiare il parco dalla mattina fino a notte, attraverso lo yoga, la musica, le occasioni di incontro, lo sport, le conferenze, ha contribuito a mantenere sotto controllo la situazione. Questo è quello in cui crediamo noi quando parliamo di “bonifiche culturali”. Le bonifiche culturali funzionano e funzionano meglio rispetto al tenere i parchi chiusi, o alle ronde, o all’imperativo della “sicurezza”. Poi per fortuna quest’anno c’è anche un supporto da parte delle forze dell’ordine che si vede, si sente e che ci sta aiutando molto. Buona parte secondo me la fa anche la musica, perché se c’è buona musica ci sono belle persone e le belle persone ti aiutano a mantenere un clima sereno e sicuro».

Una foto dalla seconda edizione dell'Ozono Music Festival

Una foto dalla seconda edizione dell’Ozono Music Festival

Ritorniamo nello specifico a Ozono Festival: mi puoi raccontare le novità di quest’anno?

«Ricordiamo ovviamente Zibba, cantautore vincitore del premio Tenco nel 2012, che da sempre ha scritto testi anche per molti altri artisti italiani: come ho potuto già dire, secondo me lui ha una poetica stupenda, ha un modo di descrivere delle immagini che molto spesso facciamo fatica a esprimere a parole. Il 19 luglio sarà accompagnato dal duo Seawards, mentre il 20 avremo un artista importante come Okè, il progetto Chamaleon Mime e la cantante Éstel Luz. Quest’ultima è colombiana di origine e vive in Inghilterra, ma è italiana, con una particolare ricerca della voce, così come Jazmyn Hendrix, la ragazza di Londra che aprirà sabato 21 e che rappresenta anche lei la buona commistione di artisti stranieri che abbiamo nel festival. Sempre sabato ci sarà anche Nico Menci, un super pianista jazz bolognese, e per mandarla proprio in festa anche DJ Grissino, artista di vicino Torino che ha suonato in mezza Europa e che in una sera può passare dalla balkan, all’elettronica, all’electro swing.

«Arriviamo a domenica 22, al cosiddetto B-Side: una giornata non stop di musica elettronica a partire dal primo pomeriggio, che vedrà coinvolti i Ryno, un collettivo di Bologna che fa feste bellissime tutto l’anno, i Supercarichi, altro collettivo di 10 elementi che in live passerà dall’house anni ’90 alla drum&bass, e infine l’Elettrojam del Binario69, ovvero una parte di parco allestito a set dove vari musicisti e beatmaker si alterneranno uno con l’altro.
Ma non solo musica: avremo anche artisti circensi, acrobati, interventi poetici a cura di Versante Ripido e del collettivo bolognese Muri Di Versi, che organizza ogni anno un festival di poesia di strada in via Fondazza.

«Per affrontare il caldo e raffreddare la dancefloor organizzeremo anche “gag da pompieri” con l’acqua: sabato e domenica vi consiglio di venire in costume! Ci saranno i tornei di calcio a tre, basket e green volley organizzati dal CSI (Comitato Provinciale di Bologna), ci saranno esposizioni di artisti e di vestiti vintage, forse compariranno anche delle incursioni teatrali».


Chiunque può prendersi una parte di prato che non c’è, perché il festival è sempre stato un pretesto per stare assieme, un festival giocoso dove non prendersi troppo sul serio, ma seriamente.


Un festival davvero a tutto tondo, quindi.

«Certo! Ozono ha sempre vissuto di una rete molto ampia di gente che si è affezionata, quindi ne succedono sempre di ogni ed è aperto a tutti: chiunque voglia venire a giocolare, serigrafare, salire sul palco, ballare è il benvenuto. Chiunque può prendersi una parte di prato che non c’è, perché il festival è sempre stato un pretesto per stare assieme, un festival giocoso dove non prendersi troppo sul serio, ma seriamente. Forse non sarà il più grande festival del mondo, ma Ozono è Ozono e quest’anno sarà anche a gravità zero: abbiamo infatti trovato una teoria che sostiene che se balli forte forte la gravità può diventare zero. Ci proveremo. È il nostro obiettivo finale!».

Mi riassumi dunque in una frase cosa è per te Ozono Festival?

«Ozono è nato come un collettivo che portava la propria rete su altre reti che in quel momento mancavano di potenziale. Ovvero, il potenziale si vedeva, ma non era ancora del tutto espresso. Abbiamo fatto la cosa a San Lazzaro, vediamo come va qui alla Montagnola: capiamo come è la storia di questo posto, ci mettiamo la nostra rete di collaboratori, progetti affini e via dicendo, la moduliamo sulla rete che c’è già qua e vedremo cosa ne uscirà fuori. Ozono è questa cosa qua».

Una rete di socialità; un non prendersi sul serio, facendolo seriamente; la cultura e la musica come luogo sano di incontro tra il caos della città. Quello che mi ha detto Angio sembra essere proprio vero: mi soffermo a osservare i chioschetti di legno dietro di noi, il corso di yoga affianco e, accanto a quei signori incurvati, un ragazzino che si diverte a slanciarsi in una comoda amaca da giardino. Non vedo degrado. Vedo il parco della Montagnola come lo vidi anche io la prima volta che venni a Bologna, o forse come avrei voluto vederlo: una boccata d’aria fresca senza più stress di ogni sorta.

Per chiunque volesse liberarsi per un po’ di questi pesi e provare a raggiungere la gravità zero allora, ricordo di passare a OZONO 4 MUSIC Festival dal 19 al 22 luglio, o di seguire su Facebook la programmazione del Binario69 e di tutti gli eventi futuri curati da Ozono Factory. Non ve ne pentirete!

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Ariele Di Mario

Ariele Di Mario

Nato nel lontano 1996 vicino Roma, emigrato in Umbria, ora è a Bologna per studiare Lettere Moderne. Nei vagheggiamenti di un lavoro sogna di fare qualcosa legato alle sue due maggiori passioni, la musica e la scrittura. Fosse per lui spenderebbe soldi unicamente per libri e concerti. Crede fermamente che ogni persona abbia una storia di vita da raccontare.

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