Parlarne tra sconosciuti

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In foto, Kio Stark durante il suo TED Talk

In foto, Kio Stark durante il suo TED Talk

Un paio di settimane fa stavo lavorando insieme a una persona che non conoscevo, l’avevo solo intravista di sfuggita in un paio di occasioni a dicembre. In un momento di pausa, mentre parlavamo del più e del meno, mi sono trovata a confidargli senza ansia né timore delle intenzioni e degli obbiettivi del mio prossimo futuro. “E cosa sarà mai?”, vi chiederete voi. Il fatto è che mi sono trovata nella condizione di rivelargli il mio progetto personale, che prima di allora avevo condiviso solo con poche intime persone. “È strano”, ho pensato subito dopo, “quanto sia naturale parlare con uno sconosciuto di cose importanti“.

A quanto pare, non è poi così strano. Come spiega l’autrice Kio Stark nel TED Talk Perché dovreste parlare agli sconosciuti, parlare e confidarci con un estraneo è uno di quei momenti piacevoli che spesso ci aiutano a migliorare l’umore e a farci sentire meglio. Può essere una chiacchierata al bar, un saluto tra passanti o passeggeri dello stesso treno, il sorriso genuino della postina. Mi piace definirli come quei momenti spontanei cui, a distanza di tempo, si ripensa sempre con piacere. Non rappresentano amicizia (anche se, a mio avviso, in alcuni casi può rappresentarne l’inizio), ma parlare con uno sconosciuto può rappresentare un’esperienza liberatoria, nella quale si rafforza il legame e la connessione con il mondo circostante nonché l’opinione di sé.

Ma perché con gli sconosciuti si crea questa connessione veloce e sincera?

Senza dubbio non si tratta del fatto che ci conoscano meglio delle persone che ci stanno accanto, ma di quello che Kio Stark chiama “intimità passeggera“. In primo luogo, non conosciamo la persona con cui stiamo interagendo, partiamo da zero. A pensarci bene, l’interazione è veloce e non ha conseguenze; con molta probabilità non rivedremo la persona con la quale stiamo conversando. Inoltre, molto spesso abbiamo dei preconcetti, delle aspettative troppo alte e pretendiamo che le persone che ci stanno vicino ci conoscano così bene da poterci leggere nella mente. In questo modo, dunque, evitiamo certe rivelazioni o osservazioni che ci permettiamo con uno sconosciuto proprio in virtù del fatto che non ci conosce.

In questi due elementi – il fatto che si tratti di un interazione veloce e il preconcetto sulle persone che ci stanno vicine – risiede, dunque, il successo dell’intimità passeggera. Essa può nascere in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, l’importante è essere ricettivi e aperti al mondo che ci circonda.

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Valentina Zanin

Valentina Zanin

Accanita lettrice, tifosa della pallavolo, perennemente in viaggio, telefilm dipendente, appassionata di filosofia.

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