Cosa ho imparato nelle ultime settimane?

0
In foto, un gruppo di migranti a bordo di un barcone sovraffollato

In foto, un gruppo di migranti a bordo di un barcone sovraffollato

Dovrei studiare (ho un esame imminente che mi preoccupa tantissimo), ma prima ho bisogno di riflettere su alcune cose che sono successe in questi giorni. Sto parlando di alcuni comportamenti a cui ho assistito e che hanno a che fare con episodi di razzismo e bambini piccoli che inneggiano a Salvini «perché lui fa il bene dell’Italia».

In genere, cerco di non scrivere delle mie idee politiche, ma qui non si tratta di politica. Si parla di umanità. In 23 anni, non ho mai avuto problemi con le persone straniere. Anzi, forse ho conosciuto più italiani pronti a fregare il prossimo e approfittare della bontà degli altri, piuttosto che stranieri che «vengono qui in Italia a rubarci il lavoro».

Voglio parlare di umanità. Voglio parlare di di come sia possibile che a poco meno di 100 anni dall’avvento del fascismo in Italia, oggi, ci troviamo quasi punto e a capo. Chiariamo: non voglio additare la nostra classe politica come dittatoriale, non mi permetterei mai. Inorridisco solo al pensiero che in un futuro (spero molto lontano da qui) potrebbe tornare una dittatura in un Paese democratico come il nostro.

Amo l’Italia. Mi sono sentita dire spesso che «se vuoi i migranti, è perché non ami il tuo Paese». Non è così. Amo l’Italia e amo lo spirito degli italiani che sono pronti ad aiutare il prossimo. Vogliamo parlare delle raccolte fondi, anche spontanee, che di giorno in giorno si organizzano per aiutare le persone? Vogliamo parlare delle gare di solidarietà che esistono, che fanno il bene? Siamo tutte persone, non esistono distinzioni tra africani, europei, americani, asiatici o australiani. Abbiamo culture diverse, ma siamo tutti umani.

Ultimamente però la situazione è cambiata. Non ho paura di ammetterlo. Non ho paura di dire che ultimamente in giro vedo una paura verso il “diverso” che ha raggiunto limiti inimmaginabili.

Non sono assolutamente razzista, non ne vedo il motivo. Per alcuni mesi, ho anche vissuto in camera con una ragazza africana e i motivi che mi hanno spinto a cambiare casa non sono affatto legati al colore della sua pelle. Da sempre, il razzismo è stato, per me, un’idea inconcepibile. Mica da piccolo nasci razzista. Lo diventi se hai paura. Ma paura di cosa? Paura di una persona che fugge dalla guerra possa venire in Italia e svolgere dei lavori che ormai in Italia non vuole fare più nessuno? Perché questa paura esiste?

Pensavo che, arrivati nel 2018, alcuni concetti alla base dell’umanità fossero radicati nel nostro pensiero. Perché l’Italia ne ha passate tante nella sua storia, ha avuto periodi in cui era il centro del mondo, altri di profondo declino, in cui quasi nessun territorio italiano era effettivamente governato da italiani, è sopravvissuta a due guerre mondiali e a un ventennio di dittatura. Siamo qui, con un’economia a pezzi, povertà dilagante e una classe politica che sembra incapace di agire concretamente. Sembra di essere costantemente in campagna elettorale: si promette, si accusa, ma non si agisce.

Nelle ultime settimane sto preparando due esami: uno è di matrice sociologica e si propone di analizzare il linguaggio dei leader politici democratici nei media, l’altro è prevalentemete basato su una monografia riguardante il ventennio fascista.

Calzano entrambi a pennello.

Nel momento in cui ho iniziato lo studio della monografia ero avvilita. Non ne capivo il senso: perché in una magistrale di Comunicazione di Impresa devo studiare il ventennio fascista? Ho capito solo adesso che mi ha permesso di sviluppare una mia idea personale e critica sul fenomeno e di analizzarlo e rapportarlo con quello che sta succedendo oggi (forse l’intento del mio professore non era questo, ma poco importa).

L’altra materia, ovviamente, calza ancora di più a pennello: man mano che studio, confronto i contenuti delle pagine Facebook e Twitter dei leader italiani e noto con molto piacere che applicano perfettamente le teorie che sto studiando. Pensavo che non lo avrei mai detto: grazie Salvini, se l’esame andrà bene, sarà per merito tuo.

Nella vita quante volte abbiamo incontrato il bulletto di quartiere? Quello forte, spavaldo, grosso, che incute timore anche solo da lontano? Tante, tantissime. I nostri genitori ci hanno insegnato che è meglio evitare il bullo, assecondarlo, oppure usare la testa per farlo smettere? E per “usare la testa” non intendo tirargli una testata, a meno che voi non siate Zidane.

Sono sempre stata convinta che l’arma migliore del mondo sia l’intelligenza. Mi è sempre piaciuto studiare, delle volte ho penato sui libri, non sono sempre andata bene, ma è proprio grazie alla cultura che oggi sono qui a scrivere queste cose. È con l’intelligenza che dobbiamo sconfiggere il potente, dobbiamo usare la nostra risorsa più grande per fargli capire che si sbaglia, che le sue idee non sono fondate su un principio di uguaglianza e giustizia.

La giustizia universale, il bene universale. Se proprio dobbiamo rivivere delle pagine della Storia, perché proprio il periodo delle dittature e non l’Illuminismo? Ecco, vorrei un ritorno all’Illuminismo e ai principi sani di libertà, fratellanza, uguaglianza, fiducia nel progresso e nella scienza, perché ultimamente, sempre più persone sembrano aver dimenticato ciò su cui si basa la cultura contemporanea.

Penso di aver parlato troppo, ma spero, con questo flusso di coscienza, di poter aiutare qualcuno a riflettere e di dialogare insieme su questi temi.

Il confronto è fondamentale, se manca quello, restiamo chiusi nel nostro mondo e non va bene, perché in una società globale non possiamo più permetterci il lusso di isolarci.

About author

Alessia Scarpinati

Alessia Scarpinati

Sono nata giusto in tempo per capire che le cose belle della vita sono tante, che scrivere di me è fondamentale e che non riuscirei a vivere in un mondo senza musica, concerti, libri e attori inglesi.

No comments

Potrebbero interessarti

Cosimo, dall’alto delle sue piante, sperimenta la vita così come lui la desidera, senza cedere a una famiglia che lo vorrebbe, inevitabilmente, con i piedi per terra e a una società che lo etichetta pazzo perché mai s’era visto un uomo vivere sugli alberi.

Calvino ci spinge a sognare e guardare oltre

[caption id="attachment_10310" align="alignnone" width="960"]

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi