I tormentoni estivi di ieri e di oggi: ecco cosa è cambiato

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Max Pezzali nel video di Nord sud ovest est

Max Pezzali nel video di Nord sud ovest est

I tormentoni estivi esistono da sempre, non sono di certo una novità: cambiano di decennio in decennio, è vero, ma la loro sostanza resta pressoché invariata. Sì, perché ci sono alcune costanti che li rendono riconoscibili: si tratta di brani accattivanti, quasi martellanti, spesso appiccicosi; hanno un motivetto semplice, orecchiabile, immediato. Non ci danno tregua, non facciamo nemmeno in tempo a capire se ci piacciano davvero, perché si impossessano di noi e finiscono per creare assuefazione.

I tormentoni non si valutano con il metro di misura ordinario, che va dal brutto al bello passando attraverso decine di giudizi intermedi: non sono canzoni come tutte le altre, non suscitano mai reazioni tiepide o distratte, non lasciano indifferente il pubblico. Si tratta di brani che sanno imporsi alla nostra attenzione anche contro il nostro volere e diventano il simbolo di un’era, perché sono figli del periodo che li produce, sintesi e racconto di un’epoca. Possono essere demenziali o geniali, ma quasi sempre semplicissimi e d’impatto. Creano disgregazione: c’è chi vi si abbandona immediatamente e chi oppone resistenza, chi li schiva e chi vuol imitarne la formula, chi se ne tiene alla larga ma finisce, suo malgrado o per sua fortuna, per diventarne un produttore seriale. Sì, perché i tormentoni, di fatto, una formula non ce l’hanno (o è meglio dire che non ce l’avevano, ma del presente parlerò tra non molto).


Di cose ne sono cambiate tante da quando, nei primi anni Sessanta, Mina cantava Tintarella di luna, necessario per scrivere la storia del pop femminile degli anni a seguire, fino alla nuova regina dei tormentoni estivi, Baby K, la rapper di Da zero a cento.


Quindi un brano non nasce tormentone, lo diventa. Il privilegio o la sfortuna di diventarlo spetta quasi sempre al caso, non si tratta di un fatto prevedibile e nemmeno evitabile: ogni epoca ha dei tormentoni di riferimento che dicono molto sul periodo che ne ha permesso la realizzazione. E tanti artisti si sono ritrovati ad essere l’emblema di un decennio, restando – tuttavia – intrappolati in una sola canzone, nonostante ne abbiano scritte e cantante molte altre. È per questo che prima parlavo di sfortuna: un tormentone ben riuscito è croce e delizia, perché il successo che ne deriva può rivelarsi una gabbia. E restare ingabbiati in un brano è una condanna che è toccata a molti.

Di cose ne sono cambiate tante da quando, nei primi anni Sessanta, Mina cantava Tintarella di luna, dando sfoggio non solo di una voce fuori dal comune, ma anche di un approccio alla musica completamente nuovo, rivoluzionario, necessario per scrivere la storia del pop femminile degli anni a seguire, fino alla nuova regina dei tormentoni estivi, Baby K, la rapper di Roma-Bangkok, Voglio ballare con te e, da quest’anno, di Da zero a cento.

Gli anni Sessanta, tra amori estivi e malinconia

Dettaglio della copertina del 45 giri di Azzurro (1968), di Adriano Celentano

Dettaglio della copertina del 45 giri di Azzurro (1968), di Adriano Celentano

Emblema dei primi anni Sessanta è Edoardo Vianello, che canta alcuni brani simbolo di quegli anni: con Pinne, fucile ed occhiali, Guarda come dondolo e Abbronzatissima, la melodia italiana incontra una scrittura nuova, semplice, concreta, si parla di amori estivi, consumati sulla sabbia rovente e tra le onde. La penna poetica di Gino Paoli produce un brano senza tempo: siamo nel 1963 e lui canta Sapore di sale; nello stesso anno, Piero Focaccia propone Stessa spiaggia, stesso mare. Poi tocca ai Los Marcellos Ferial, capitanati da Gianfranco Minerbi, che cantano Sei diventata nera; nello stesso anno arriva Fred Bongusto con Una rotonda sul mare.

Ma, sin dalla seconda metà degli anni Sessanta, qualcosa inizia a cambiare. Nel 1965, infatti, Jimmy Fontana pubblica Il mondo, un intenso brano d’amore che dà, al tormentone estivo, un volto inedito: si tratta di un pezzo melodico, profondo nell’intenzione ma delicato nella forma, che conquista la trasmissione Un disco per l’estate e diventa un successo senza tempo. Seguono Riderà di Little Tony, la (apparentemente) scanzonata Azzurro di Celentano – brano che veste l’estate di una malinconia inedita – Lisa dagli occhi blu di Mario Tessuto, Rose rosse di Massimo Ranieri e Acqua azzurra, acqua chiara di Lucio Battisti, che rappresenta un successo straordinario per un artista che saprà essere, anzitempo, il simbolo del cantautorato pop.

La sensualità femminile degli anni Settanta

Dettaglio di un ritratto di Patty Pravo nel 1973, anno in cui cantava Pazza idea

Dettaglio di un ritratto di Patty Pravo nel 1973, anno in cui cantava Pazza idea

Negli anni Settanta iniziano a farsi largo le donne e il tormentone comincia ad assumere forme inedite, a volte sensuali, sfacciate, persino provocatorie. Siamo all’indomani del ‘68, c’è un profondo desiderio di ribellione; le donne abbandonano i panni di esecutrici della tradizionale canzonetta all’italiana, confinata in poche e dimesse rime d’amore, e si riappropriano della loro femminilità, giocano con la sessualità e diventano icone di un’epoca che sente profondamente la tensione del cambiamento che si sta compiendo.

La donna che spalanca le porte al nuovo decennio è Orietta Berti, che con la sua Finché la barca va si trascina dietro gli ultimi rimasugli degli anni Sessanta. Ma a fare la rivoluzione ci pensa la ragazza del Piper, la conturbante Patty Pravo, che nel 1973 canta Pazza idea e parla apertamente di sesso (“Pazza idea di far l’amore con lui pensando di stare ancora insieme a te”). Nel 1975 tocca a Claudia Mori e alla sua Buonasera dottore, la storia di un amore clandestino raccontato dalla prospettiva inedita e inusuale di chi il tradimento lo compie e non lo subisce.

Sul finire del decennio arrivano la sensuale Viola Valentino con Comprami e l’irriverente Donatella Rettore con Splendido splendente.

Umberto Tozzi nel 1977, anno d'uscita del brano Ti amo

Umberto Tozzi nel 1977, anno d’uscita del brano Ti amo

Non solo donne, però, negli anni Settanta: Umberto Tozzi trova la formula adatta per realizzare una serie di successi che coniugano canzone d’autore e appeal radiofonico e così diventa il protagonista assoluto di tre estati consecutive: nel 1977 pubblica Ti amo (che ha venduto più di otto milioni di copie nel mondo), nel 1978 tocca a Tu e, infine, Gloria, nel 1979.

Non solo: gli anni Settanta sono il decennio di Gianni Bella (Non si può morire dentro), Umberto Balsamo (L’angelo azzurro e Balla), Adriano Pappalardo (Ricominciamo) e Alan Sorrenti (Tu sei l’unica donna per me). Impossibile non menzionare Anima mia dei Cugini di campagna, che nel 1974 conquista il pubblico e diventa il brano simbolo della band.

Tutti i volti degli anni Ottanta

Dettaglio di un ritratto di Donatella Rettore nel 1981, anno in cui cantava Donatella

Dettaglio di un ritratto di Donatella Rettore nel 1981, anno in cui cantava Donatella

Veniamo agli anni Ottanta. È il caso di iniziare subito dalla già citata Donatella Rettore, che nelle estati del 1980, 1981, 1982 e 1983 è inarrestabile: prima pubblica l’audace Kobra, l’anno successivo Donatella, poi ancora Lamette e infine Io ho te; è rivoluzionaria nel look e nell’approccio al palcoscenico, spudorata, trasgressiva, del tutto indomabile, un salto nel futuro per un’Italia che, allora, sapeva accogliere il cambiamento e la proposta musicale di un’artista fuori dagli schemi.

Nel 1982 tocca all’indimenticata e indimenticabile Giuni Russo, che propone Un’estate al mare, brano che porta la firma di Franco Battiato. Ma non è finita: il 1982 è l’anno di un’icona del rock, Loredana Berté, che canta Non sono una signora, scritta per lei da Ivano Fossati. L’estate del 1983 è di Marcella Bella, che pubblica Nell’aria. Una giovanissima Gianna Nannini, nel 1984, propone Fotoromanza e qualche anno dopo, nel 1986, canta Bello e impossibile. Ma uno dei volti più iconici e rappresentativi degli anni Ottanta è certamente quello di Ivana Spagna, un’artista dall’aria internazionale che, nel 1986, conquista tutti con Easy Lady.

Franco Battiato nel video di Centro di gravità permanente, del 1981

Franco Battiato nel video di Centro di gravità permanente, del 1981

Trovare un solo aggettivo che racconti gli anni Ottanta, in realtà, è un’impresa ardua: è un decennio intenso e stratificato, costellato da tormentoni diversi e straordinari nel loro significato più implicito di “fuori dall’ordinario”, non necessariamente nell’accezione positiva di “bello”. Per intenderci, nel 1981, Claudio Cecchetto ottiene un successo clamoroso con Gioca jouer; l’anno dopo, Franco Battiato pubblica Centro di gravità permanente. Nel 1983 e nel 1985 i protagonisti dell’estate sono i Righeira, che propongono rispettivamente Vamos a la playa e L’estate sta finendo. Nel 1984 Raf, oggi uno dei cantautori più delicati e romantici del panorama musicale italiano, inizia la sua carriera con Self control.

Gli anni Ottanta sono il decennio di Sabrina Salerno, sexy e vulcanica cantante di Boys, ma spalancano le porte anche a un giovanissimo Lorenzo Jovanotti, che nel 1988 canta Gimme five. Il decennio si chiude con Edoardo Bennato e la sua Viva la mamma.

I tormentoni tra gli anni Novanta e i primi Duemila

Dettaglio della copertina di ...Squérez?, l'album dei Lùnapop pubblicato nel 1999 in cui è contenuto il brano 50 Special

Dettaglio della copertina di …Squérez?, l’album dei Lùnapop pubblicato nel 1999 in cui è contenuto il brano 50 Special

Arrivano così gli anni Novanta, che si aprono con Sotto questo sole di Francesco Baccini e Ladri di biciclette. Questo è, senza ombra di dubbio, il decennio degli 883, che ne diventano il simbolo: la scrittura di Max Pezzali è originale, cattura l’attenzione dei giovani e le sue canzoni diventano un inno generazionale. Tutto comincia nel 1992 con Hanno ucciso l’uomo ragno, poi tocca a Sei un mito e a Nord sud ovest est. Sul finire del secolo, si fanno notare Alex Britti, che conquista l’estate del 1997 con Solo una volta (o tutta la vita) e quella del ‘99 con Mi piaci, e i Lunapop, che cantano 50 Special.

Il 2000 si apre con le sorelle del pop italiano, Paola & Chiara, che catalizzano l’attenzione del pubblico con l’intramontabile Vamos a bailar: moderne, con un occhio sempre rivolto al mercato d’Oltreoceano e un atteggiamento via via sempre più provocante e sensuale, le sorelle Iezzi diventano le icone dell’estate e il loro successo prosegue con i tormentoni Fino alla fine, Festival, Kamasutra e Blu. Ma non sono le sole donne a conquistare il pubblico italiano a suon di hit estive: accanto a loro c’è Alexia, che si fa notare sin dal 1997 con Summer is crazy e poi ancora con Uh la la la e Ti amo ti amo.

Nel 2001 arriva Tre parole di Valeria Rossi; nel 2003 Francesco Facchinetti (allora Dj Francesco) con La canzone del capitano; nel 2004 tocca a Calma e sangue freddo di Luca Dirisio e nel 2005 a Cleptomania degli Sugarfree. Sul finire del primo decennio degli anni 2000, direttamente dalla prima edizione di X Factor, arriva Giusy Ferreri, che canta Non ti scordar mai di me, firmata Tiziano Ferro.

Come sono cambiati i tormentoni oggi?

In foto, i producer Takagi e Ketra, autori dei tormentoni L'esercito del selfie (feat. Lorenzo Fragola e Arisa), Da sola/In the Night (feat. Tommaso Paradiso & Elisa), Amore e capoeira (feat. Giusy Ferreri e Sean Kingston)

In foto, i producer Takagi e Ketra, autori dei tormentoni L’esercito del selfie (feat. Lorenzo Fragola e Arisa), Da sola/In the Night (feat. Tommaso Paradiso & Elisa), Amore e capoeira (feat. Giusy Ferreri e Sean Kingston)

Ma veniamo adesso al presente, facendo un’osservazione necessaria sul passato: molti brani, diventati dei tormentoni evergreen, non avevano affatto l’aspetto di un tormentone, ma lo sono diventati contro tutti i pronostici. Anzi, a dirla tutta, non avevano nemmeno l’intenzione di diventarlo. Il fenomeno che si sta verificando negli ultimi anni è piuttosto singolare, ma non certamente incomprensibile: avete notato la produzione massiccia e serrata di tormentoni negli ultimi tempi? Avete notato quanti artisti, persino quelli più insospettabili, stiano tentando (qualcuno invano, qualcuno con buoni risultati) di proporre un tormentone? Avete notato che questi brani finiscono per somigliarsi tutti e per essere quasi intercambiabili?

Andiamo con ordine: che la discografia non viva un momento felice l’abbiamo detto più e più volte; che i dischi non si vendano più, anche. Se il problema non può essere superato, può essere quantomeno aggirato attraverso lo stratagemma della hit estiva: è un prodotto di facile consumo, immediato e non ha la pretesa di durare nel tempo. Ma, soprattutto, si vende con grande facilità, il pubblico abbocca al richiamo del tormentone e le case discografiche tirano un sospiro di sollievo. Quale miglior soluzione, quindi, se non quella di costruire prodotti usa e getta, anche a scapito dell’originalità e dell’unicità dell’artista?

Baby K in una foto pubblicata sul suo profilo Instagram (@babykmusic), dal set del video di Da zero a cento

Baby K in una foto pubblicata sul suo profilo Instagram (@babykmusic), dal set del video di Da zero a cento

Prima dicevo che i tormentoni non hanno una formula predeterminata, ma oggi questa asserzione non sembra essere del tutto vera. Sì, perché, negli ultimi tempi – e quest’anno in special modo – le canzoni dell’estate parlano d’estate (quindi di mare, amore, viaggi, superalcolici e feste), nascono con l’intenzione di essere vendute d’estate e sembrano avere tutte lo stesso pubblico di riferimento. I tormentoni degli ultimi anni non propongono alcuna originalità, si somigliano in modo spudorato, nascono tormentoni, non lo diventano.

Non è il pubblico a decretare la canzone (o le canzoni) dell’estate, la gente è assuefatta da un numero sconsiderato di canzoni che raccontano la stessa cosa, allo stesso modo, ma con voci differenti, alcune certamente più graffianti, altre più insignificanti. Basti pensare che Laura Pausini, che non è certamente un’artista da tormentone, quest’anno ha proposto E.STA.A.TE, che parla – appunto – d’estate (“L’estate sei tu / È bella da vivere / C’è molto di più / C’è un mare incredibile”). Ma non è la sola, la lista dei cantanti che hanno preparato una hit estiva che segue le linee guida di cui parlavo prima sono tanti: ci sono Takagi e Ketra insieme a Giusy Ferreri e a Sean Kingston con Amore e capoeira, Elodie e Michele Bravi con Nero Bali, Baby K con Da zero a cento, Irama con Nera, Fedez e J-Ax con Italiana, Lorenzo Fragola e Gazzelle con Super Martina, i Thegiornalisti con Felicità puttana, Benji e Fede con Moscow mule, Loredana Bertè e Boomdabash con Non ti dico no.

Michele Bravi ed Elodie in una foto dal set del video di Nero Bali

Michele Bravi ed Elodie in una foto dal set del video di Nero Bali

Di esempi potrei farne altri ancora, ma quello che voglio dire è che i tormentoni vivono un vero e proprio appiattimento e sono diventati un passaggio obbligato per chi spera ancora di vendere qualche disco.

Il tormentone è morto? Suppongo di no. Credo, piuttosto, che viva una fase che rispecchia fedelmente i tempi che corrono non tanto per il loro contenuto, quanto per l’utilizzo che ne viene fatto. Quindi, a conferma di ciò che dicevo in apertura, i tormentoni sono il simbolo di un’era, la sintesi di un momento: lo sono stati per quello che raccontavano, quando c’era voglia di ribellione, di leggerezza oppure di provocazione e lo sono oggi, che sono pressoché privi di trama, ma descrivono esattamente la fase che la discografia italiana sta vivendo.


È possibile pensare a Splendido splendente senza Donatella Rettore? Credo proprio di no. È possibile, invece, pensare a Da zero a cento senza Baby K? Decisamente sì.


Quanti e quali tormentoni di oggi canteremo tra vent’anni? Temo non molti. Ma quel che temo di più è che non ricorderemo il nome dei loro interpreti. È possibile pensare a Splendido splendente senza Donatella Rettore? Credo proprio di no. È possibile, invece, pensare a Da zero a cento senza Baby K? Decisamente sì.

Provate a porvi questa domanda prendendo in esempio altri artisti e brani di ieri e di oggi e vedrete quanti siano quelli sostituibili. E non perché non abbiano talento, ma perché la personalità costa un prezzo che nessuno è disposto a pagare, men che meno le case discografiche.

About author

Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

1 comment

  1. Mimmo Raoul Serratore 30 luglio, 2018 at 13:34 Rispondi

    L’appiattimento di un sistema musicale che, a discapito della qualità, gioca sulla quantità e sul solo business.
    Prodotti lontani anni luce dall’essere considerati Arte vera e propria, quell’Arte “inaspettata”…
    Oggi solo prodotti di largo consumo studiati a tavolino… come se l’emozione, che dovrebbe stare al centro di chi crea e di chi poi ascolta, è diventata ormai un optional…
    Eppure, inevitabilmente, stanno sempre più prendendo piede, senza controllo i motivetti prevedibili e troppo superficiali…
    Lo specchio di una società che non riesce più ad andare in profondità su quasi nessuna cosa (sia si tratti di musica, sia si tratti di cinema, lavoro, sentimenti, valori )…
    Ben venga la leggerezza dei brani se non diventa sempre più “troppo uguale”, troppo appiattita, troppo misera, troppo effimera…
    Eppure ci spero ancora. Magari di un ritorno di quelle “atmosfere” che hanno segnato un epoca…
    Chissà…
    Mimmo Raoul Serratore

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