Il web è una monarchia (la tua)

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Sul web siamo letteralmente sovrani di ciò che vediamo. Nella nostra monarchia personale, quello che non ci piace Internet lo lascia fuori le mura del nostro castello.

Sul web siamo letteralmente sovrani di ciò che vediamo. Nella nostra monarchia personale, quello che non ci piace Internet lo lascia fuori le mura del nostro castello.

Internet e Web[1], ma la rivoluzione tecnologica nel suo complesso, sono fenomeni difficili da definire in modo preciso – figuriamoci comprendere pienamente. Quindi, come per tutti i concetti con i quali dobbiamo confrontarci, è utile paragonarli ad altri più familiari e apparentemente più semplici. Tipo la monarchia.

Decidiamo cosa cercare e cosa trovare online

Come? Usando Internet.

Complice interesse personale e necessità curricolari (come sostenere un esame di Informatica particolarmente ostico), ho approfondito questioni riguardanti la ricerca sul web. Ed è venuto fuori che il web è la nostra monarchia personale.

Le nostre ricerche, i nostri social, i “cuori” che lasciamo più o meno consapevolmente, determinano cosa poi troveremo sul web. Le ricerche che facciamo quotidianamente, siano le reazioni di riduzione dei composti o video di cammelli che nuotano, sono decise da noi. E siamo noi a decidere i risultati delle nostre ricerche.

Leggiamo quello che vogliamo leggere

Le potenzialità di rete permesse da Internet non sono quantificabili

Le potenzialità di rete permesse da Internet non sono quantificabili

Quando cerchiamo una notizia sul web, un fatto di cronaca o un argomento che ha diviso l’opinione pubblica, i risultati sono orientati. Si definisce Daily Me, termine reso popolare dal fondatore del MediaLab al MIT Nicholas Negroponte. Non il primo scappato di casa che parla di social, insomma.

Il Daily Me delinea l’abitudine della rete, per cui noi siamo lettori ed editori del giornale online che consultiamo. Cercando qualcosa sul web troveremo, letteralmente, quello che vogliamo trovare.

Il web conosce le nostre preferenze, le nostre inclinazioni politiche e le nostre opinioni. Il web conosce cosa ci piace e cosa non ci piace. Il web sa cosa vogliamo trovare e ce lo fa trovare. Ci propone una visione del mondo quanto più conforme e piacevole rispetto la nostra visione del mondo.

Per completare la metafora: nella nostra monarchia personale, noi siamo i sovrani e il web le mura del nostro castello. Quello che non ci piace, Internet lo lascia fuori.

E quello che decidiamo di “lasciare fuori” non esiste più.

Un utente controlla i contenuti dei propri feed sul noto social Instagram

Un utente controlla i contenuti dei propri feed sul noto social Instagram

I social network ci hanno dato letteralmente il potere di avvicinare persone altrimenti irraggiungibili. Personaggi dello spettacolo, idoli dalla morale più o meno discutibile, grandi campioni sportivi e politici, tutti a portata di follow. La costanza e la quantità di informazioni e contenuti che possiamo ottenere seguendo una persona sui social ci illude di conoscerla personalmente. Sappiamo preferisca il sushi al cibo messicano, conosciamo la playlist che ascolta mentre si allena, consigliamo direttamente un paio di scarpe. Il concetto di privacy viene completamente ribaltato, il confine fra pubblico e privato sempre più sottile. Conosciamo meglio il nostro attore preferito che il nostro vicino di casa.

Ma possiamo allontanare le persone con la stessa facilità con cui avviciniamo altre. Bloccando una persona, smettendo di seguirla sui social, la “blocchiamo” dalla nostra vita. Se non ti vedo sui social non esisti.
Come quando in seconda liceo, praticamente secoli fa, ho disattivato il mio account Facebook. All’apice della popolarità del social, quando ancora non si poteva vendere pure la nonna o i dati personali di milioni di utenti, io eliminavo il modo più semplice e veloce per mantenermi in contatto con i miei amici. La “pulizia contatti” più efficace.

Questa possibilità offerta dai social, croce e delizia dello scenario attuale del web, non è sconosciuta. Tutti sfruttano come meglio credono le opzioni di follow e di blocco dei contatti.

Forse meno conosciuta, però, l’influenza che questa possibilità ripercuote sulle ricerche web.

Esempio concreto? Cercando articoli sulla manifestazione del Pride, i risultati di ricerca dipenderanno dal dispositivo. Sul mio cellulare troverò articoli evidenziati e orientati in maniera diversa rispetto quelli che troverebbe Adinolfi. Totalmente differenti. Un esperimento semplice che vi consiglio con gli amici, molto divertente se volete movimentare un pranzo in famiglia.

Ogni ricerca che effettuiamo è caratterizzata e determinata da una serie di algoritmi, complessi e sconosciuti, che “imparano” dalle ricerche già effettuate. Dagli articoli sui fatti di cronaca più recenti alle recensioni sulla miglior gelateria di Milano, ogni ricerca è orientata perché sia coerente e soddisfacente per chi la esegue. Ci deve piacere ciò che leggiamo sul nostro sopracitato “giornale personale”.

Il Daily Me esiste poiché quando cerchiamo un’informazione sappiamo già cosa vorremmo e preferiremmo trovare.

Il Daily Me è determinato dal desiderio che la nostra opinione su un argomento sia la verità.

E nel 2018 la verità è su Internet.

Un vantaggio? Sì, se sappiamo rigirare le discussioni a nostro favore. In realtà no, soprattutto se ci illudiamo nel web sia racchiusa la conoscenza universale e oggettiva.

Il web è tutto fuorché oggettivo

Applicazioni e social sono ormai parte imprescindibile della quotidianità

Applicazioni e social sono ormai parte imprescindibile della quotidianità

Sono gli utenti a costituire il web, riempiendolo di contenuti. Il web siamo noi. Il web sono le nostre opinioni e il nostro modo di vedere il mondo. Noi stessi contribuiamo a costruire quella visione del mondo (la nostra visione del mondo), che poi ci viene restituita quando ne abbiamo bisogno. Come in una monarchia.

Allora come fare? Consapevolezza. Indispensabile e necessaria, la consapevolezza.

Consapevolezza che lo scenario web attuale (termine tecnico, ma non troppo: Web 2.0) presenta delle caratteristiche imprescindibili; fra queste la fiducia cieca in contenuti inattendibili, poiché caricati e condivisi dagli utenti stessi. Il web è costituito da utenti, da noi. Il web è costituito dagli utenti, dai contenuti che questi caricano e dal valore che gli attribuiscono. Quando facciamo una ricerca online, usiamo i social, condividiamo informazioni di qualunque tipo e importanza, la consapevolezza di ciò che stiamo facendo e del “contesto” nel quale lo stiamo facendo sono imprescindibili.

Bisogna conoscere, imparare e agire in modo responsabile. Non possiamo ignorare la situazione come ignoriamo le condizioni della privacy. Non possiamo fingere sia una cosa “troppo grande” che non ci riguarda davvero. Ci riguarda, direttamente e indirettamente. Ci riguarda perché il web siamo noi.


Note:
1. Ci riferiamo a Internet come a una entità superiore, unica e definita, oppure non ne usciamo perché i fattori in gioco sono innumerevoli. Bisogna precisare che il web è un servizio messo a disposizione grazie a Internet: Internet e Web non sono la stessa cosa.

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Francesca Vuono

Francesca Vuono

Secondo una stima ottimistica ha già sprecato un terzo della sua vita tentando di comprendere polemiche inutili e cercando un senso all'algoritmo di Instagram. Non ha gli occhi azzurri e la disco non le va, le piace ascoltare e comunque parla sempre troppo. Sua madre le ha detto che non può peggiorare e lei ha accettato la sfida. Nella disperata ricerca di se stessa e qualcosa in cui eccellere (o quantomeno non fare troppo schifo) tenta di imparare più possibile e non sbagliare direzione in metropolitana.

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