Donne di Roma: devote e (in)fedeli fino all'ultimo

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Virgilio legge l'Eneide ad Augusto e Ottavia, di Angelica Kauffman

Virgilio legge l’Eneide ad Augusto e Ottavia, di Angelica Kauffman

Si parla tanto di femminicidi, di donne massacrate e di uomini che non sembrano essere in grado di comprendere il significato delle torture psicologiche e fisiche che impongono. E le donne di Roma questo lo sanno bene, respirano quest’aria tutti i giorni.

Le madri sono preoccupate per le proprie figlie, vorrebbero intervenire ma è stato insegnato loro che quella figlia non appartiene a nessuno se non al marito, poco importa l’età di entrambi e il loro volere. Così è sempre stato e forse, in alcuni luoghi, è ancora così.

Chi erano le donne di Roma?

La donna virtuosa è dunque colei che sa essere una madre esemplare e una moglie fedele, anche a costo di rinunciare per sempre ai piaceri del sesso, se il marito viene a mancare. E che in caso di umiliazioni da parte del marito perdona. Anche a costo di mettersi in casa i figli che il suo sposo ha avuto con un’altra donna, crescendoli come fossero suoi.

Ottavia, sposa di seconde nozze di Marco Antonio e sorella di Ottaviano Augusto, incarna questa immagine. In casa crescerà non solo il figlio che porta in grembo, nato dal matrimonio con il primo marito, ma anche i figli di Marco Antonio avuti da Cleopatra.

Le donne di Roma chiudono un occhio, insomma. Anche tutti e due se serve. E ce lo dimostra anche la storia di Livia, madre di Druso, che morto prematuramente lascia Antonia, la moglie, sola con la prole. Chiedono sostegno a Livia che, da brava mamma, matrona, donna di Roma, li accoglie sotto il suo tetto. Per Seneca, Livia merita di essere addirittura ricordata nella sua Consolatio ad Marciam: anche nel dolore, le donne di Roma mostrano contegno.

Mi sorge spontaneo chiedermi se fossero davvero le donne di Roma a scegliere come agire o se invece erano questi padri-padroni ad avere l’ultima parola. Poco riflessive o donne pronte a difendere la popolazione di Roma dal sopraggiungere di nuove mescolanze etniche?

Catone concede Marzia a Ortensio

Catone concede Marzia a Ortensio

Le donne di Roma erano caste e devote, amabili e remissive; ma se l’ordine sopraggiungeva dal marito potevano improvvisamente diventare uteri in affitto, mogli di amici e salvatrici della patria.

Ottavia e Livia sono solo un esempio di quanto la parola “libertà” abbia sin dall’inizio avuto significati ambivalenti. Marzia però è forse la figura che più incarna l’immagine di devozione in tutto e per tutto.

Moglie di Catone Uticense (il nipote di Catone il Censore, famoso per l’odio nei confronti di tutte le donne), Marzia si ritrova a essere merce di scambio. Una moglie può, in caso di necessità, essere scambiata con la facoltà di dare degli eredi agli amici del marito che per svariati motivi non possono averne. Ortensio diventa il nuovo marito di Marzia; una giovane donna che ha già dato alla luce tre figli viene così ceduta a un amico sessantenne. Il primo figlio che Ortensio riconoscerà sarà concepito però con Catone, il secondo è in tutto e per tutto di Ortensio.

Morto Ortensio, Marzia torna da suo marito, un uomo sposato per amore anni prima, a testa alta; o quanto meno questo è quello che vedono i romani della Roma bene: Catone ha sposato una donna che ha compiuto il suo dovere con dignità e rispetto, per il marito, per le famiglie e per l’Impero. Da non sottovalutare è il ritorno economico.

Marzia, come tante altre donne di Roma, non è certamente una Lupa. Ma viene ricompensata socialmente ed economicamente, ottenendo tutto il patrimonio di Ortensio oramai deceduto.

Di donne come Marzia, però, ne è pieno l’Impero Romano. Perché già dal I secolo a.C. Roma risente di un calo demografico e di cittadinanze concesse, per legge, ai nuovi schiavi liberti, romani d’adozione ma non di origine.

La storia si ripete.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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