Nosedive diventa realtà: finalmente affonderemo i nostri amici legalmente

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Il downvote di Facebook, in fase di test in America, Australia e Nuova Zelanda

Il downvote di Facebook, in fase di test in America, Australia e Nuova Zelanda

La paura che nessuno osa rivelare ma che c’è sta per prendere forma. Un pollice verso (che in realtà sarà una freccina verso il basso), come quello che gli Imperatori romani mostravano all’interno dell’Anfiteatro Flavio, quando un gladiatore o uno schiavo meritavano la morte. Ammetto, mi viene da ridere pensando a quanti dislike potrei ricevere postando ora un mio selfie con la faccia unta di una maschera per il viso che si sta sciogliendo.

Ebbene, viene confermata la notizia che Mark Zuckerberg ha scelto di testare, con una versione beta, non tanto il dislike ma quanto l’effetto che questo Babadook ha sul nostro comportamento. Si inizierà in America, Australia e Nuova Zelanda. La preoccupazione più grande di tutti non sembra essere quella di un possibile calo dal punto di vista economico delle aziende che operano attraverso questa piattaforma, quanto piuttosto i possibili incrementi che avranno i terapisti nella loro agenda settimanale. Addio al sabato di riposo, cari ex colleghi oramai avviati alla professione.


Si vivrà, per un po’, facendo i conti di quanta disapprovazione si possa ricevere. Di quanti dislike potremmo ricevere e di come potranno influire sul rating del nostro profilo.


Il dislike, o downvote che dir si voglia, è quel Non mi piace che nessuno è pronto a ricevere. Oggi tocca a Facebook, domani a Instagram. In pochi avranno il coraggio di mettere la foto con i pranzi di Natale che sono comodamente adagiati sotto lo strato di derma dei glutei; in pochi avranno il coraggio di condividere sciocchezze e futilità. Si vivrà, per un po’, facendo i conti di quanta disapprovazione si possa ricevere. Di quanti dislike potremmo ricevere e di come potranno influire sul rating del nostro profilo. La famosa puntata di Black Mirror, Nosedive, è il perfetto esempio che da tempo conosciamo.

Vittime consapevoli e consenzienti. Meglio ancora kamikaze imperterriti che invece delle 70 vergini troveranno la pace ricevendo approvazioni e lodi. Finti, per giunta, considerati i meccanismi con i quali si acquisiscono like e commenti. E così come si pagano i like, si pagheranno anche i dislike e se la vostra vicina avrà un momento di invidia potrà acquistare un pacchetto di 150 dislike comodamente dal suo smartphone per farvi crollare il punteggio a zero. Come se non bastasse il karma a regalare problemi.

Una teoria antropologica afferma che io esisto perché esisti tu. Ovvero, per farla breve, il confronto di due esseri è la conferma della nostra esistenza su tutti i piani concreti e non. La mia cultura esiste in quanto esiste la tua, senza il bisogno di decantare unicità e predominio. Semplicemente, esistono. Questo stesso sistema può essere applicato all’autostima ma in senso prettamente univoco: se tu mi stimi, mi stimo anche io. Se tu mi trovi bella, mi trovo bella anche io e via dicendo. E questo perché, spinti da un bisogno, ricerchiamo la nostra esistenza nell’altro. L’altro diventa così uno specchio di noi stessi che riflette, nei casi migliori, solo ed esclusivamente le cose belle seppur, in parte, finte. Nei casi peggiori, conoscendo solo negazione e annientamento, riconosceremo come riflesso di noi stessi solo ed esclusivamente tutto quello che non siamo, le cose brutte insomma.

Dunque eccoci qui davanti a quel buco nero che nessuno vorrebbe attraversare ma che abbiamo così fortemente voluto. Forse desideravamo il dislike solo per gli altri.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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