Falsi ricordi generati dalla famiglia: quando te ne accorgi è troppo tardi

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Luke Fildes, The Doctor, olio su tela, 1891, Tate Gallery di Londra. Ritrae forse il medico che curò Fildes da bambino, il Dr Murray. Unica memoria della sua esistenza è il dipinto sul quale, per ovvie ragioni, sono state create più teorie.

Luke Fildes, The Doctor, olio su tela, 1891, Tate Gallery di Londra. Ritrae forse il medico che curò Fildes da bambino, il Dr Murray. Unica memoria della sua esistenza è il dipinto sul quale, per ovvie ragioni, sono state create più teorie.

Parlare di tortura psicologica forse è un po’ forte ma senza dubbio rende l’idea di qualcosa di tremendamente doloroso che viviamo sul piano mentale. Spesso, per difenderci da queste violenze, l’unica cosa che possiamo fare è creare falsi ricordi. Barriere, per farla semplice, con le quali ci ricreiamo un mondo a volte per difenderci dal dolore psichico, a volte per comodità (leggasi patologia, ma non essendo un’esperta del settore mi limito a parlare di comodità).


La memoria del cuore elimina i cattivi ricordi e magnifica quelli buoni, e grazie a questo artificio, siamo in grado di superare il passato.

– Gabriel Garcia Márquez


A volte, invece, è l’ecosistema a ricreare la via dei falsi ricordi. Strano a dirsi, ma ogni tanto la colpa non è solo nostra. Dall’UCD (University College of Dublin) arrivano interessanti risultati di analisi svolte dai ricercatori. Anthony O’Connell e Ciara M. Greene hanno pubblicato su Memory con il titolo Not strange but not true: self-reported interest in a topic increases false memory i risultati di questa ricerca dai quali è emerso che i falsi ricordi sono spesso il riflesso mnemonico dei nostri interessi.

In pratica, secondo questa ricerca, siamo influenzati anche dai gusti. Più ci piace una cosa, un’attività, una persona e più ci ricamiamo sopra storie fantastiche. Per l’esattezza ci fantastichiamo il doppio rispetto al ricordo reale che emerge. Ed ecco qui che i falsi ricordi prendono il sopravvento.

Cosa succede quando però è la famiglia a indurre i falsi ricordi? E questa domanda mi sorge spontanea in quanto, secondo un’altra ricerca pubblicata su Science da Brunton, le decisioni che prendiamo, quando sbagliate, sono frutto di errori di decodifica dei rumori percepiti nell’ecosistema, che definisce il nostro spazio in quel preciso momento. In parole povere? Scegliamo pur avendo nella testa troppe voci, troppi rumori, troppi consigli.

Dettaglio de La memoria (1948) di Magritte

Dettaglio de La memoria (1948) di Magritte

Probabilmente è possibile toccare con mano tutte queste teorie osservando La Memoria di Magritte in ogni sua versione e leggendo cosa lui stesso dice parlando di questo soggetto:

Il quadro non è la rappresentazione delle idee seguenti: quando noi pronunciamo la parola memoria, noi vediamo che corrisponde all’immagine di una testa umana. Se la memoria può occupare un posto nello spazio, non può essere che all’interno della testa. Allora la macchia di sangue può suggerire in noi la supposizione che la persona di cui vediamo il viso sia stata vittima di un incidente mortale. Infine, si tratta di un avvenimento del passato, che resta presente nel nostro spirito grazie alla memoria.

Se però vogliamo provare a essere più spavaldi e ottimisti, abbiamo sempre la filmografia di David Lynch. In questo caso vi faccio gli auguri.

Comunque venga espresso il ricatto emozionale, il messaggio sottostante è chiaro ed è: se non mi darai quello che voglio te la farò pagare. Si tratta sicuramente di un messaggio che intristisce la vita, in quanto sovente genera paura, senso di colpa, ansia e ci spinge a muoverci in una direzione che non è esattamente quella che vorremmo o quella più vicina ai nostri profondi desideri.Susan Forward

A questo punto perciò immaginiamo un contesto familiare dove convergono la paura di sbagliare e di decidere che viene influenzata da ricatti morali, da rumori fastidiosi e dagli stessi falsi ricordi scaturiti dalla paura, come succede in molti casi dopo ore e ore di torture. Un’idea ce la dava Il prigioniero coreano di Kim Ki-duk. Sono i rumori esterni, tutti quegli impulsi provenienti dall’esterno a creare perciò la via alla scelta sbagliata. Un errore di elaborazione dei dati, forse. Come se non fossimo in grado, in quel momento, di elaborare una scelta sulla base di informazioni ripulite perché appunto soggiogati da queste montagne di dati.

Nonostante l’insana paura, però, nel nostro interno non succede nulla. Ci immaginiamo esplosioni, panico, neuroni in fuga e sinapsi impazzite e invece c’è un’assoluta calma piatta.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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