In terrazza con Camilla Cattabriga: lo scatto del sogno

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Scatto tratto dal progetto fotografico Fusioni, di Camilla Cattabriga

Scatto tratto dal progetto fotografico Fusioni, di Camilla Cattabriga

Camilla Cattabriga, classe 1995, inevitabilmente Bologna. La fotografia è il mezzo che ha per raccontare il suo piccolo mondo, «che sia interiore o esteriore poco importa», ci dice. Un universo onirico e dalle luci soffuse, popolato da muse ispiratrici e corpi immersi in sonni profondi.

Partiamo dal tuo percorso, quando e come hai scoperto la tua passione per la fotografia?

«La mia passione per la fotografia è nata tanti anni fa: avevo undici anni quando mia zia per la prima volta mi diede tra le mani una piccola compatta di colore rosso, fu subito amore. Di lì a poco ho iniziato un corso di fotografia e a portare la macchina fotografica sempre con me».

Parlaci dei tuoi ultimi progetti fotografici, della loro preparazione e del lavoro dietro agli scatti: come scegli modelle e modelli, gli spazi e così via.

«Ho in archivio un po’ di progetti rimasti in sospeso che spero di portare presto a termine, tra i quali una serie di autoscatti che vuole raccontare lo scontro e incontro con i mostri che ciascuno di noi si porta dentro. I progetti conclusi che pubblicherò a breve sono Raccontami una storia e Notaboo. Il primo vede come protagonista una bambina e la luce che la disegna e la contiene. Ho conosciuto Valentina durante il set di un cortometraggio e sono rimasta incantata dal suo sguardo e dalla purezza che trasmette, riflessa nella scelta degli abiti che porta e della sua casa semplice e minimale.

«Il secondo, invece, vuole essere testimonianza della lotta contro lo stereotipo che continua a essere ingombrante e che vede le persone con difficoltà e disabilità assoggettate all’“asessualità”, o comunque impossibilitate a vivere e sperimentare la sessualità. Voglio raccontare questa lotta, portata avanti da Max Ulivieri, che in quanto project manager si propone di creare progetti che diano spazio ai diritti dei diversamente abili. La protagonista degli scatti è Paola, donna meravigliosa che ha accettato di raccontare attraverso le immagini la scoperta del suo corpo. La scelta dei modelli così come della location dipende quindi dal progetto e da ciò che voglio trasmettere».

Sfogliando le tue fotografie si nota subito che i corpi sono i soggetti principali. A cosa devi questa scelta? 

«Provo un grande fascino per il corpo, per le sue linee e forme. Credo inoltre che, più di qualsiasi altro, il lavoro sul corpo permetta di raccontare delle storie».

C’è un artista, invece, con cui ti piacerebbe collaborare? 

«Tra i miei sogni nel cassetto c’è il desiderio di collaborare con il fotografo statunitense Duane Michals. Mi sono innamorata dei suoi lavori dal primo momento. Chiaramente la collaborazione resterà un sogno, per adesso spero solo di poterlo incontrare e stringergli la mano».

Secondo te la fotografia ha un valore preciso oggi? Magari sociale.

«Credo che la fotografia abbia sempre avuto e abbia tutt’ora più che mai un forte valore sociale. Questo è dovuto ovviamente al potere che negli ultimi anni hanno conquistato i social e alla facilità con cui dunque vengono condivise immagini di ogni tipo. Trovo sia complesso parlare di un unico valore della fotografia, il potere delle immagini consiste proprio nell’avere valori che spaziano da quello storico-politico, antropologico fino ad arrivare a quello ambientale».

About author

Sofia Longhini

Sofia Longhini

Sofia, classe 1996. Nasce in una piccola città di mare, ma viene ben presto rapita dai portici di Bologna, ombelico di tutto, dove studia Lettere Moderne. Scrive anche per Mangiatori di Cervello. Ama l'arte, il cinema e il cantautorato. Il teatro e il buon cibo. Leggere leggere leggere. E poi, naturalmente, scrivere.

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