In terrazza con Federico De Angelis: i segreti dei luoghi

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© Federico De Angelis (IG @freelander__)

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Federico De Angelis ha 23 anni, vive in Italia, con le montagne dell’Alto Adige nel cuore e il corpo a Roma. Scatta la tranquillità, Federico, scatta le cose silenziose che costellano il mondo. Immortala la magnificenza della montagna, la danza docile della signora neve, il piccolo scricchiolio degli alberi. Lontano dalla città, dal caos isterico del metropolitano, si stagliano le sue fotografie. Per contemplare.

Quando gli ho chiesto che foto sceglierebbe per dire di sé, mi ha mostrato questa (foto in alto, ndr), dicendomi: “Questa giornata rappresenta un po’ il punto di svolta del mio percorso fotografico, ed è stato magnifico! Ogni volta che la guardo mi tornano alla mente le emozioni che ho provato in quel momento, a camminare nel silenzio più assoluto circondato, ovunque girassi il mio sguardo, da questi picchi mastodontici”.

Ci racconti come hai scoperto la tua passione per la fotografia?

«Tra me e la fotografia non è stato propriamente amore a prima vista. Io sono stato un giocatore di basket professionista, ma a causa di un brutto problema fisico mi sono dovuto operare e lasciare quel mondo. D’altra parte, la fotografia mi ha sempre accompagnato grazie a mia mamma e ai miei zii che hanno sempre avuto macchine fotografiche: è sempre stato un mondo che mi ha affascinato fin da piccolo, così come l’amore per la natura e per il viaggio. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia con una profonda voglia di viaggiare e di esplorare. Il viaggio è un amore da sempre dentro di me.

«Una volta smesso con il basket, ho sentito il bisogno di approfondire il mio interesse verso la fotografia e la natura. Essi hanno colmato quel vuoto che sentivo dentro e mi hanno dato una mano ad aprire gli occhi sulla vita che voglio vivere e su come voglio viverla, su quello che è realmente importante. Poi ho scoperto quello che sarebbe diventato il mio fotografo preferito, nonché la mia più grande fonte d’ispirazione: Alex Strhol».

© Federico De Angelis (IG @freelander__)

© Federico De Angelis (IG @freelander__)

Qual è stato il tuo percorso artistico, la tua formazione?

«Ho frequentato il liceo grafico pubblicitario e dal terzo al quinto anno ho appreso le prime nozioni di fotografia, per tutto il resto sono autodidatta. Ho passato ore e ore e ore a leggere libri, a guardare tutorial su Internet e fare corsi e via dicendo. Non penso che serva spendere migliaia di euro in grosse università per fare il fotografo (ovviamente bisogna studiare, conoscere la storia, avere delle basi). La maggior parte delle volte, le varie accademie ti chiudono nel loro mondo di regole, dove se apporti una modifica che non rispetta quelle regole, ecco che lo scatto non va bene. Niente di più sbagliato, secondo me. Un buon 70% della fotografia è improvvisazione, adattarsi al momento e all’emozione che provi e questo nessun libro può dirti come farlo».

I tuoi scatti rappresentano quasi sempre la natura. Da cosa nasce l’esigenza di rappresentare paesaggi naturali e non corpi, visi e le varie relazioni umane?

«Ho tantissima stima e molta ammirazione per i miei colleghi che fanno ritrattistica e lifestyle, anche io mi sto pian piano cimentando in questa forma di fotografia. La verità, però, è che mi trovo semplicemente meglio immerso nella natura. Come disse Lord Byron, “Non amo l’uomo di meno, ma la natura di più”.

«Sento un profondo legame tra me e le montagne, i boschi, il mare… La sensazione di pace interiore che mi regala ogni momento all’aria aperta è imparagonabile. Ogni volta che ho un dubbio, una paura o una decisione importante da prendere, andando a fare una camminata in montagna ogni cosa mi è più chiara. Le persone vivrebbero meglio se dessero più importanza alla natura. E poi il viaggio, intorno al viaggio gira ogni cosa».

© Federico De Angelis (IG @freelander__)

© Federico De Angelis (IG @freelander__)

A questo proposito, mi pare che il tema del viaggio sia importante nel tuo percorso artistico, vero? Ce ne racconti uno che ti porti dentro?

«Assolutamente! Il viaggio è la parte fondamentale del mio percorso artistico ma anche personale. Ogni scatto che ho fatto mi ha portato qualcosa, ogni viaggio che ho fatto mi ha fatto crescere come artista e come persona. Durante il viaggio, sei costretto ad affrontare situazioni fuori dal comune, a conoscere persone e tradizioni fuori dalla tua comfort zone, a rapportarti con la vita vera. Tutte queste piccole cose sono come dei tasselli che poi vanno a formare il tipo di persona che diventerai.

«Potrei raccontarti decine di viaggi, ma forse il primo che mi ha dato la spinta e l’innata voglia di viaggiare è stato il mese speso in camper con la mia famiglia tra Roma e Capo Nord (il punto più a nord d’Europa). Avevo poco più di dieci anni e lì è cambiata la mia vita».

Parlaci dei tuoi progetti più importanti, e, se ce ne sono, di quelli che vorresti realizzare in futuro.

«Ho tanti progetti all’attivo e tantissimi altri che vorrei realizzare in futuro. Forse, quello più importante di tutti che spero di riuscire a realizzare presto è di trasferirmi in montagna. Lì la vita, sotto ogni punto di vista, è migliore. È il posto che più mi fa sentire a casa e in pace e dove un giorno vorrei avere una famiglia se sarò fortunato. Poi ovviamente ho in progetto di viaggiare, tanto, e di riuscire a costruirmi un futuro con la fotografia.

«Non solo, sto cercando di portare avanti un progetto per portare le persone con me! Moltissima gente mi scrive dicendomi che vorrebbe viaggiare, ma non sa come si fa. Mi farebbe molto felice poter portare qualcuno con me e fargli vivere delle esperienze come quelle che ho la fortuna di vivere io. E poi ne ho moltissimi altri, la mia mente è in continuo movimento e ho tutta l’intenzione d’impegnarmi per cercare di portarli a termine».

About author

Sofia Longhini

Sofia Longhini

Sofia, classe 1996. Nasce in una piccola città di mare, ma viene ben presto rapita dai portici di Bologna, ombelico di tutto, dove studia Lettere Moderne. Scrive anche per Mangiatori di Cervello. Ama l'arte, il cinema e il cantautorato. Il teatro e il buon cibo. Leggere leggere leggere. E poi, naturalmente, scrivere.

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