Nick & The Awkward Yeti: il cuore di tutto è l'Empatia

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In foto, il fumettista Nick Seluk, autore di The Awkward Yeti

In foto, il fumettista Nick Seluk, autore di The Awkward Yeti

Come rendere l’idea del successo di The Awkward Yeti?

Forse basterà citare due siti web e dirvi che è uno di quei fumetti che ha la propria pagina Wikipedia e che la pagina Facebook del suo blog è seguita da più di due milioni di persone, quella Instagram da 1,2 milioni. The Awkward Yeti è famoso anche in Italia da qualche anno ormai (è stato pubblicato nella nostra lingua da BeccoGiallo), ma non mi ero ancora fermata a riflettere su questo punto: che Nick Seluk, l’illustratore che ha inventato la saga di Heart and Brain, è riuscito con dei disegni a dimostrare che tante barriere non esistono.

Faccio un passo indietro: il soggetto dei disegni di Nick è l’umano, anzi lo Yeti (sul perché, indagheremo più avanti). Non sappiamo cosa fa di lavoro, di dov’è, chi vota: però ci riconosciamo in pochi istanti nei meccanismi che descrive lasciando parlare CuoreMente.

Così gli ho scritto per conoscere l’uomo che sta dietro ai fumetti in cui così spontaneamente ci riconosciamo. L’empatia, dirà lui nel corso dell’intervista, è il meccanismo che permette questo rispecchiarsi immediato: il nostro riconoscerci in Testa e Cuore evidenzia come ascoltarsi e capirsi è una chiave di apertura verso gli altri.

Cuore: «Lasciameli! Adesso dico a quegli str***i come mi sento esattamente!». Cervello: «No, Cuore! Niente politica su Internet finché non ti calmi».

Cuore: «Lasciameli! Adesso dico a quegli str***i come mi sento esattamente!». Cervello: «No, Cuore! Niente politica su Internet finché non ti calmi».

Quando è stata la prima volta che hai disegnato Cuore, Cervello e lo Yeti? E perché scegli uno yeti per rappresentare la persona?

Ho iniziato coi disegni di creature strane anni fa, molte delle quali di peluche, cose tipo Bigfoot. Uno in particolare mi divertiva e ho deciso di farlo diventare un personaggio. Ho immaginato questo yeti blu come un disadattato nella comunità yeti carismatica, atletica e dai capelli bianchi. Aveva un aspetto strano e, poiché mi era capitato che qualcuno mi avesse detto che ho un’aria goffa, ho visto in lui la mia caricatura ideale. Heart and Brain sono nati come fumetto circa un anno dopo e hanno rappresentato una svolta verso il mondo interiore anziché sul comportamento visto da fuori.

Quale diresti ti influenza di più?

Il cervello tende a seguire come agisco, ma il cuore è il modo in cui voglio agire.

Parliamo di Medical Tales Retold. Trai ispirazione dai racconti che ricevi per posta e dipingi storie meravigliosamente delicate, che riescono a evitare di essere iper-patetiche. Qual è lo scopo principale di questi fumetti e qual è la parte più difficile di questo lavoro?

Lo scopo principale era quello di normalizzare argomenti di cui è difficile parlare o ascoltare. Rendendo le storie visive tramite semplici disegni, le rendi più divertenti e più facili da leggere. La parte più difficile è stata la scelta delle storie che potessero essere smontate e ricostruite in modo divertente o commovente. Non tutte le storie possono essere rappresentate visivamente, e non tutte hanno avuto un inizio e una fine chiari. I bravi narratori fanno la differenza sostanziale.

Ho ricevuto recentemente un paziente che soffre di palpitazioni. Paziente: «Il mio cuore a volte inizia a battere rapidissimo senza motivo!». Cuore: «Quando la musica è dentro di te, non hai BISOGNO di un motivo». Gli ho diagnosticato la SVT (tachicardia sopraventricolare). Cuore: «Beccatevi questa fusione jazz-metal». Paziente: «Sono le tre del mattino,TACI!». È innocua, solo un po' fastidiosa.

Ho ricevuto recentemente un paziente che soffre di palpitazioni.
Paziente: «Il mio cuore a volte inizia a battere rapidissimo senza motivo!».
Cuore: «Quando la musica è dentro di te, non hai BISOGNO di un motivo».
Gli ho diagnosticato la SVT (tachicardia sopraventricolare).
Cuore: «Beccatevi questa fusione jazz-metal».
Paziente: «Sono le tre del mattino,TACI!».
È innocua, solo un po’ fastidiosa.

 

Il lettore ha l’impressione che tu sia costantemente attento a ciò che ti circonda e molto sensibile alle emozioni delle persone: come ti rilassi e stacchi da un lavoro così emotivamente coinvolgente?

A volte mi sento sovraccaricato da altre persone. Di solito riesco a spegnere i pensieri e ad alleviare la mia ansia correndo, suonando la chitarra, o guardando la TV e leggendo.

Ci sono alcune persone che ispirano i personaggi principali dei tuoi fumetti?

Nessuno in particolare, cerco di trarre ispirazione dalle persone intorno a me. Se non succede niente che mi ispiri nel mio quotidiano, magari trovo un argomento interessante osservando gli amici, la famiglia o persino il comportamento su Internet.

Cervello: «Sono il centro della consapevolezza! Comando centrale del corpo! In grado di contenere milioni di gigabyte di informazioni!». Yeti: «E hai bisogno comunque di cantarti l'intera canzone dell'alfabeto per ricordarti l'ordine delle lettere».

Cervello: «Sono il centro della consapevolezza! Comando centrale del corpo! In grado di contenere milioni di gigabyte di informazioni!».
Yeti: «E hai bisogno comunque di cantarti l’intera canzone dell’alfabeto per ricordarti l’ordine delle lettere».

Personalmente amo le rappresentazioni di Cuore e Cervello perché mi aiutano a capire me stessa. Aiutano a essere più empatici, perché questi fumetti rendono evidente che quelle lotte tra cuore e mente sono universali. Quale diresti che sia l’obiettivo principale dei tuoi lavori, in generale?

Sì, esattamente. L’empatia (insieme all’autocoscienza) è uno dei tratti più importanti che una persona può avere e il mondo ne ha bisogno molto di più. Se posso aiutarlo anche solo un po ‘, allora vale la pena di continuare tutto quello che sto facendo.

Vedo che sarai in Europa il prossimo settembre, con Awkward Yeti, in Lituania. Stai pensando di venire anche in Italia?

Sono stato in Italia l’anno scorso per Lucca ComicCon e un breve tour con BeccoGiallo e Sarah Andersen. L’ho assolutamente adorato e spero di tornare un giorno e vedere di più del Paese!

About author

Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda, studio a Milano e al momento lavoro per una casa editrice. Tra John e Paul preferisco Macca.

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