Nike da cattivo a Principe Azzurro

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Un bambino cuce un pallone Nike, in una celebre foto di Marie Dorigny per Life, giugno 1996

Un bambino cuce un pallone Nike, in una celebre foto di Marie Dorigny per Life, giugno 1996

Nike è diventata sinonimo di salari da fame, di straordinari obbligati e di abusi arbitrari.

Questo quanto diceva Phil Knight, ex amministratore delegato di Nike. Era il 1996. La guerra del mondo contro Nike era appena iniziata.

La celebre marca di scarpe, abbigliamento e accessori sportivi era caduta in disgrazia a seguito di una foto che aveva fatto il giro del mondo. L’immagine, contenuta in un reportage di Marie Dorigny per Life, ritraeva un bambino che cuciva le parti di un pallone con il logo Nike stampato davanti. Una guerra mediatica e un boicottaggio mondiale avevano messo la multinazionale sportiva quasi in ginocchio, finché non arrivò la svolta.

Uno scandalo sventato?

Nel 2006, infatti, un altro scandalo era in procinto di crearsi. Quell’anno si sarebbero giocati i Mondiali di calcio e la richiesta di palloni era alle stelle. Furono pubblicate delle foto di bambini pakistani nell’atto di cucire palloni da calcio Nike destinati al mercato occidentale. Apparentemente il fornitore dell’azienda sportiva, la Saga Sports, non riusciva a soddisfare gli ordini che le giungevano per i Mondiali e per questo avrebbe infranto le regole ricorrendo al lavoro minorile.

In foto, Hannah Jones, responsabile della sostenibilità Nike

In foto, Hannah Jones, responsabile della sostenibilità Nike

Nike sembrava essere incappata in un altro problema di immagine, soprattutto se si pensa al fatto che rimandare indietro i lotti di palloni sarebbe costato all’azienda almeno 100 milioni di dollari.

Da quel momento Nike cominciò un lungo processo di riabilitazione della propria credibilità e della propria immagine grazie a continue campagne di Responsabilità Sociale d’Impresa (anche nota come Corporate Social Responsibility).

E 12 anni dopo?

Dal 1996 a oggi Nike ha cambiato radicalmente direzione rispetto al passato facendo campagna per migliorare l’istruzione infantile, diminuire l’impatto ambientale e assicurare eque condizioni di lavoro.

Istruzione infantile – Sembrerà una mera forma di pubblicità o di autocelebrazione, e probabilmente è anche così, ma Nike da anni si impegna per portare lo sport nelle scuole, per far muovere quelle generazioni sempre più attaccate allo schermo e sempre meno al campo da gioco.

L’ultima azione per migliorare la salute dei bambini è avvenuta a conclusione dei Giochi Olimpici di Rio nel 2016, quando Nike ha messo in atto un partenariato quinquennale con il Brasile per dare nuova vita ai Villaggi Olimpici, riconvertendoli in palestre nelle zone più svantaggiate del paese.

Le Nike Flash Macro dalla collezione Premium Print Pack. La tomaia delle scarpe è composta da giornali riciclati, che forniscono alle calzature un'estetica unica.

Le Nike Flash Macro dalla collezione Premium Print Pack. La tomaia delle scarpe è composta da giornali riciclati, che forniscono alle calzature un’estetica unica.

Impatto ambientale – La nostra impronta ecologica è mostruosamente grande, tanto che finiamo per alimentarci di prodotti che contengono al loro interno le stesse particelle di plastica che avevamo buttato nella spazzatura, sotto forma di bottiglia, qualche anno prima.

Ebbene, il 75% dei prodotti Nike è fatto a partire dalle stesse sneaker distrutte e gettate nella spazzatura grazie a specifici processi di colorazione e di recupero dei materiali.

Condizioni di lavoro – Infine, dal 2009 Nike fa parte della Fair Labor Association, organismo internazionale che intende migliorare le condizioni di vita dei lavoratori nel mondo. Da quell’anno l’azienda sportiva è sotto l’occhio vigile dell’associazione con cui ha anche creato un partenariato, assieme ad altre multinazionali del settore, per sviluppare meccanismi e strumenti a lungo termine al fine di misurare le migliorie apportate alle condizioni degli operai in El Salvador, Guatemala e Honduras.

Il progetto, denominato Central American Project, intende lottare contro la discriminazione, le violenze e l’abuso.

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Anna Demin

Anna Demin

Alle presentazioni scritte su carta preferisco quelle davanti a una birra ghiacciata e ascoltando musica di dubbio gusto in luoghi di dubbia arredamento per qualsiasi epoca storica.

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