Gio Evan: «Mi piace strabordare, uscire dalle righe»

0
In foto, il cantautore Gio Evan

In foto, il cantautore Gio Evan

«Scrittore e poeta, cantautore, umorista e performer. Ma lui non lo sa e vola lo stesso»: così si definisce sui social Gio Evan, all’anagrafe Giovanni Giancaspro, classe 1988; artista poliedrico che non ama rinchiudersi in definizioni stereotipate. Ha viaggiato molto in giro per il mondo e forse proprio questo l’ha reso un’anima libera che non si impone schemi e si avventura alla ricerca delle parole giuste, quelle che scrive nei suoi libri, nelle sue canzoni e che porta in scena sul palco.

Gli abbiamo chiesto tre motivi per assistere a un suo spettacolo ma lui ce ne ha dati quattro: «So che me ne avevi chiesti tre ma, ecco, mi piace strabordare, uscire dalle righe».

Gio Evan, sei un tipo che ha viaggiato molto. Parlami di un posto in particolare che ti ha lasciato a bocca aperta.

«La casa in cui ho scelto di vivere adesso è l’ultimo luogo ad avermi lasciato a bocca aperta: in cima a una montagna, avvolta da un bosco con vista mare. A un tratto quello che ho sempre cercato dai miei viaggi si è presentato davanti a me. Nella mia vita non sono stati i luoghi a lasciarmi a bocca aperta, ma la mia predisposizione a scorgere la bellezza in piccole fessure, negli uomini, nel vento.

«Quando mettiamo l’attenzione in queste cose, allora siamo perennemente in viaggio, non esiste casa, o meglio, tutto è casa e tutto è viaggio».

Dammi tre buoni motivi per assistere a un tuo spettacolo.

«Continua a farmi domande, nel corso delle risposte ti darò i miei tre motivi».

Per uno come te che scrive tanto, cosa succede quando capita il cosiddetto “blocco dello scrittore”? Da cosa trai nuova ispirazione?

«Il blocco di qualsivoglia arte è un’ostruzione (che permettiamo noi) alla nostra creatività. Avviene quando forziamo un flusso, quando cerchiamo di aprire la porta del fantastico con le chiavi della realtà. La serratura non è la stessa, finiremo per danneggiarla, e così si rischia che nemmeno le chiavi della stessa fantasia potranno entrare nella loro dimora, perché la serratura si è limata.

«Il blocco dello scrittore è una prepotenza verso l’arte, io non ne ho di queste resistenze. Mi capita – al massimo – di non aver voglia di scrivere, allora faccio altro; dipingo, invento frammenti di spettacolo, suono la chitarra, faccio surf, ma mai non ho saputo cosa scrivere. Quando mi siedo a scrivere è perché so che la grande poesia dall’alto mi chiama, vuole connettersi a me, ha bisogno di dirsi. Io obbedisco all’arte, non è lei che sta ai miei ordini. Stando a questa frequenza, non esistono blocchi».

Devo dire che si fa una certa fatica a rinchiuderti in una definizione. Sei un poeta, un filosofo, un performer, un cantautore. In quale veste ti senti più a tuo agio?

«Mi sento più a mio agio con chi non mi definisce, con chi mi lascia spazio per essere molto altro. Io sono molto di più di questo elenco da te esposto. Sono un lupo quando passeggio solo con le mie montagne; sono scoiattolo quando mi arrampico per cogliere la ciliegia più in alto; sono uno scoglio quando vengo travolto dalle onde del mare; sono pioggia con i temporali, sole con le estati. Io non sono il corpo che uso, io sono l’energia che lo guida. E direi che il poter assistere all’indefinito, poter vedere chi non ha spazi e limiti di definizione, è un motivo per venire ai miei spettacoli».

Gio Evan in una foto di Danilo D'Auria

Gio Evan in una foto di Danilo D’Auria

La tua è una ricerca precisa e curata del significato della parola e nelle tue poesie è l’elemento fondamentale: dimmi la prima parola che ti viene in mente in questo momento e a cosa l’associ.

«Sono due settimane che penso alla parola “immersione”. Mi sono completamente innamorato di questo concetto. Se vuoi sapere a cosa lo associo, cosa si nasconde dietro questo verbo, dove e come guarisce, vieni al mio prossimo spettacolo. Spolperò questa parola per ritrovare un insegnamento meraviglioso. Secondo motivo».

Un anno fa hai dedicato una poesia a Napoli (città in cui ho studiato tre anni e a cui mi sento molto legata). Posso chiederti quale cartolina mnemonica ti porti dietro di questa città?

«La poesia che ho scritto per Napoli è la cartolina che mi porto dietro. Ho detto tutto quello che sentivo lì, tutto quello che ho visto e sentito. Non ho altro da aggiungere».

Se avessi il super potere di tornare indietro nel tempo, c’è qualcosa nella tua vita che cambieresti?

«Le tristezze che ho passato le ho lavorate bene ormai; ora lavoro sulle gioie del presente. Non tornerei indietro nel tempo perché non credo nel tempo; non cambierei niente perché lavoro sul mio oggi e oggi sto lavorando sul me che voglio essere».

Spesso nelle tue poesie/canzoni parli dell’amore. Non è mai banale chiedere “cosa è per te?”. Credo che ognuno ci veda dentro un milione di cose diverse e mi piacerebbe sapere cosa ci vedi tu.

«Non parlo d’amore, mai. Se si legge/ascolta attentamente si scorge un grandissimo piccolissimo dettaglio. Parlo con amore, non d’amore. Non parlo di qualcuno specifico, o di qualcosa, o di amore. Parlo con l’amore, parlo di tutto con quel sentimento lì, parlo con lui, perché amo un sacco, non lo so, ma amare mi è sempre venuto naturale».

In un mondo in cui siamo continuamente collegati ed esponiamo la nostra vita sui social, come ti comporti tu? Intendo dire, che precauzioni usi contro l’abuso da tecnologia?

«È facile, non li uso. Ho disinstallato Messenger e non vedo minimamente le mie messaggistiche: non chatto, non scrollo, non screenshotto, sono fuori da quel gioco. Il fatto che mi si trovi lì è perché è giusto usare i social per i proprio lavori, per esporre il proprio potenziale lavorativo. Usarlo diversamente è pericolosissimo a mio parere. Internet serve per informarsi sugli argomenti che ci interessano e per mettere in vetrina le proprio opere, stop. Non serve e non dovrebbe servire ad altro. Nel mio prossimo spettacolo distruggerò questo archetipo, questo è un urgentissimo e terzo motivo per vedere il mio teatro».

La cover di Biglietto di solo ritorno, l'ultimo album di Gio Evan

La cover di Biglietto di solo ritorno, l’ultimo album di Gio Evan

Da pochi mesi è uscito il tuo disco d’esordio Biglietto di solo ritorno, che confesso di aver ascoltato tutto d’un fiato in un pomeriggio davanti al mare. Scegli un brano cui sei particolarmente legato e raccontami come è nato.

«Joseph Beuys è il mio pezzo più caro, è quello che mi descrive più dettagliatamente. È nato perché ho sempre trovato somiglianze con Beuys e mi stava a cuore omaggiarlo, parlando di me, di lui e delle cose che avevamo in comune: mi manca molto, anche se so che non se n’è andato, mi manca».

Ora facciamo un gioco di “condivisione musicale”: se dovessi regalare una canzone (non tua) a una persona molto importante per te, che brano sceglieresti?

«La cura di Battiato. Non c’è niente più forte di quel pezzo».

Chiudiamo l’intervista parlando di un luogo, di un tramonto, di un cielo. Qual è il tuo posto nel mondo?

«Il palco. E per scoprire quanto io stia a mio agio in quella casa, dovete venire a vedere il prossimo spettacolo. Questo è il quarto motivo, so che me ne avevi chiesti tre ma, ecco, mi piace strabordare, uscire dalle righe».

About author

Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come Capa Riccia. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Sta per conseguire la laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

No comments

Potrebbero interessarti

Marilyn Monroe fotografata da Elliott Erwitt a New York, nel 1956

Elliott Erwitt: uno sguardo «geniale e sovversivo» che può diventare anche il nostro

[caption id="attachment_11525" align="alignnone" width="1199"]In foto, Elliott...            </div>
        </article>
        
        </div>
    
</div><!-- .recommend-box -->        		            <script>
                ytframe_ID = [];
            </script>
            
            <div class=

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi