Riccardo Sinigallia, un disco a forma d’uomo

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In foto, il cantautore romano Riccardo Sinigallia, autore dell'album Ciao Cuore

In foto, il cantautore romano Riccardo Sinigallia, autore dell’album Ciao Cuore

Riccardo Sinigallia, a quattro anni di distanza da Per tutti, è tornato con un nuovo album, Ciao cuore; una carezza che lascia l’impronta, una collezione di storie, di suggestioni, di stati d’animo, un’antologia fatta di piccole malinconie e nuove consapevolezze che generano nove brani carichi di vita.

Ciao cuore è un disco che mi ricorda perché mi piaccia tanto parlare di musica e, allo stesso tempo, quanto sia difficile avere a disposizione soltanto le parole per raccontare quest’album così bello, pieno, faticoso. Sì, faticoso, perché bisogna maneggiare con delicatezza un lavoro in cui la vita cui accennavo prima non si manifesta in una forma sola, ma è molteplice e imprevedibile – come del resto lo sono le sensazioni, limitate nel numero ma non nella forma in cui si esprimono. E Ciao cuore è multiforme: evoca, non dice; spezza la monotonia, ma non è didascalico; accarezza e picchia, ride a crepapelle e piange.

Il brano che apre l’album si intitola So delle cose che so: Sinigallia ha messo in musica le parole del poeta Franco Buffoni. Si tratta di un pezzo, quindi, composto da pochi versi («So delle cose che so / E non ti posso spiegare / Perché non esistono tutte le parole / Esistono solo il tempo e la distanza / Tra ciò che io so e tu dovrai») che mettono in luce sin da subito l’essenza più intima di Ciao cuore: un disco che ha i tratti di un uomo e ne racconta le fragilità, i limiti, le contraddizioni, le disillusioni e la rabbia.

Mi piace pensare a quest’album come a una linea tracciata in orizzontale, per sommare gli anni e le conseguenze (buone e cattive) del tempo che passa. Il risultato è un disco umano, in nessun modo artefatto, non verosimile ma vero, schietto e intenso, in cui le parole sono usate in modo meticoloso, tanto da suscitare sensazioni precise, mai fraintendibili.

La cover dell'album Ciao Cuore, di RIccardo Sinigallia

La cover dell’album Ciao Cuore, di RIccardo Sinigallia

Il secondo brano si chiama Niente mi fa come mi fai tu, un pezzo d’amore e di malinconia tagliente («Niente mi fa come mi fai tu / Niente arriva dove arrivi tu / E so che può sembrarti stupido / Dirtelo adesso / Che non ci cambia più»). Un amore consapevole e maturo, aggiungo. Poi c’è Bella quando vuoi, tra il disincanto («Chi dice “niente paura” / E intende niente coraggio / Chi spaccia il disamore / Per un buon superamento») e la sensualità («Ti trasformi per essere sacra / E io per averti»). Backliner è un inno alla resistenza rivolto a chi è (o si sente) un outsider («A volte è un partigiano / E sa il rischio della vita»). Le donne di destra, quinta traccia del disco, è schietta, quasi irriverente, audace: Sinigallia canta le donne capaci di attrarlo e respingerlo con la stessa forza, quelle la cui tristezza la si può «trovare in bagno, quando non escono la sera, o la mattina dopo nei suv coi figli dietro». Le donne di destra hanno «un’altra intelligenza, fatta di luoghi comuni, su una bandiera cangiante, com’è la prepotenza della loro semplicità».

Ciao cuore, la title-track, arriva come un urlo che spezza l’incedere lineare del disco. «Torneranno i mostri per cercarci e balleremo insieme», canta Sinigallia nel ritornello del brano, che – da buon singolo apripista – rivela esattamente le radici e i propositi dell’intero album: il peso del passato che incontra la leggerezza del presente. Il risultato è una canzone che celebra quello di cui siamo padroni, a volte senza accorgercene in tempo: lo stupore, l’incoscienza, la libertà, vissuti con una nuova consapevolezza e maturità («Nei tuoi occhi sembra facile / Troppo facile / Non soffrire / Dicevi “non cambierà mai niente” / Quindi non c’è niente da cambiare / Rimaniamo d’accordo»).

In foto, il cantautore romano Riccardo Sinigallia, autore dell'album Ciao Cuore

In foto, il cantautore romano Riccardo Sinigallia, autore dell’album Ciao Cuore

Poi arriva Dudù, un pezzo zuppo di malinconia; un salto nel passato, ma non in un passato qualunque. Dudù è una canzone autobiografica, nostalgica, pulsante, dai contorni consumati: qui ci sono i ricordi, il sapore buono di ogni prima volta, la tenerezza («Ogni tanto io ci penso / E mi risale un po’ di felicità / Poi mi chiedo se magari / In qualche posto / Ti ricordi pure tu»). Che male c’è, penultima traccia del disco, porta la firma dell’attore Valerio Mastandrea: è un grido sussurrato, per questo più affilato e doloroso, in cui s’affronta la morte di Federico Aldrovandi con delicatezza e sensibilità («Ora che è quasi finita / Ora che non potrà mai più finire / È troppo tardi per salvarmi / Troppo presto per morire»).

A chiudere il disco ci pensa l’intensa A cuor leggero, brano già candidato ai David di Donatello come tema del film Non essere cattivo di Claudio Caligari: un pezzo intimo e raffinato, un invito a riscoprire la vita oltre la paura («Chissà quante volte ci perderemo ancora / Prima di non perderci mai più / Chissà quante volte ci perderemo ancora / Prima di non rivederci più»).


Ciao cuore è un disco a forma d’uomo perché racconta i labirinti di uno che vive e dunque sbaglia, si contraddice, si innamora, si perde e si ritrova, si arrabbia e impara a godersi.


Ciao cuore è un disco a forma d’uomo perché racconta i labirinti di uno che vive e dunque sbaglia, si contraddice, si innamora, si perde e si ritrova, si arrabbia e impara a godersi. Godere di sé come atto di rivoluzione per non restare ingabbiato in una parte. Godere del tempo passato, che è stato severo ma non soffocante. Un tempo necessario, che doveva essere ed è stato.

Il nuovo lavoro di Sinigallia, mai troppo coerente nemmeno nei suoni (si passa dal funk al rock, dai brani acustici a quelli elettronici) è un disco da ascoltare d’un fiato e poi a più riprese, perché è come un nuovo amico cui si dà fiducia al primo sguardo, per istinto, e poi si comprende che era la scelta giusta. Ciao cuore è un amico con cui vale la pena fare quattro chiacchiere.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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