Uomini e make-up: il caso Chanel e le polemiche a Pupa

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In foto da sinistra, i make-up artist Patrick Starr, Jeffree Star and Manny Mua

In foto da sinistra, i make-up artist Patrick Starr, Jeffree Star and Manny Mua

Se dico “uomini che si truccano” pochissimi penseranno agli antichi egizi ed è difficile che vengano in mente i capi villaggio di qualche tribù del mondo; qualcuno penserà agli attori e ai presentatori a teatro o in TV; più persone penseranno a qualche cantante rock o metal che costruisce la sua immagine tenebrosa; i più avranno in mente effeminati make-up artist che fanno tutorial su Internet, drag queen e altre fantastiche cose da froci.

Nel secolo scorso l’icona dello sdoganamento dai confini di genere –  e non solo nel make-up – è stato David Bowie: sconvolgendo ogni norma sociale, ha mostrato al mondo la potenza di una bellezza androgina e libera.

In foto, il cantante David Bowie.

In foto, il cantante David Bowie.

A due anni di distanza dalla scomparsa del Duca Bianco viviamo in un mondo di contrasti: da un lato troviamo make-up artist amati e celebrati, dall’altro abbiamo ragazzi che vengono< picchiati dai bulli per un lucidalabbra non propriamente in linea con l’idea generale di virilità.

In ogni caso, che ci piaccia o no, gli uomini che si truccano esistono, continuano a essere loro stessi e, grazie ai social, non solo hanno più visibilità di prima, ma trovano facilmente altri uomini con la stessa passione. Più se ne vedono, più si incoraggiano a vicenda condividendo le loro esperienze, e più appariranno, in un circolo vizioso che tende lentamente verso la normalizzazione.

Alcuni brand di make-up hanno avuto la prontezza di cogliere il cambiamento e creare campagne pubblicitarie inclusive, ma non è il caso di due grandi marchi recentemente oggetto di polemiche per delle scelte di marketing un po’ antiquate: Chanel e Pupa. Cosa diavolo è successo?

Il caso Chanel: make-up sì, ma che non si veda!

In foto, alcuni dei prodotti di make-up maschile ideati da Chanel

In foto, alcuni dei prodotti di make-up maschile ideati da Chanel

Boy de Chanel, ecco l’errore: una linea di make-up creata appositamente per gli uomini disponibile online da questo novembre e nei punti vendita dal 2019. Mascherando questa trovata come un messaggio progressista, Chanel in realtà sta ghettizzando gli uomini, creandogli una nicchia di spazio d’espressione certificato per loro ed escludendoli dal mondo del colore e della creatività.

La linea Boy, infatti, comprenderebbe un fondotinta naturale, una matita per sopracciglia e un burro-cacao. Come a dire: “Uomini, adesso anche voi potete truccarvi, basta che nessuno se ne accorga”! Il messaggio che passa è che tutti gli altri trucchi non sono adatti agli uomini.

In foto, la campagna pubblicitaria della Wycon: Androgyny – Beauty has no gender

In foto, la campagna pubblicitaria della Wycon: Androgyny – Beauty has no gender

In un suo video, Cimdrp (YouTuber e fondatrice di Bossy) evidenzia la discriminazione di Chanel con un’efficace similitudine: «Immaginate un brand di vestiti che dice: “Noi non facciamo nessuna differenza, […] tutti hanno il diritto di vestirsi bene, […] ecco la nostra linea dedicata agli ebrei. […] Sei ebreo? Ah, ok, i vestiti per le persone normali non li toccare, grazie, abbiamo fatto questi apposta per te, tu puoi usare questi”». Insomma, se Chanel tenesse davvero all’inclusività, non avrebbe bisogno di distinguere trucchi femminili e maschili.

A peggiorare ancor di più il messaggio di questa linea è il packaging: un virile nero opaco. Quindi, ricapitolando, un grande traguardo per tutti coloro che finalmente potranno dire: “Sì, sono un uomo e mi trucco, ma con make-up nude e con il packaging maschile perché comunque sono etero”.

Questa storia mi ricorda molto quella puntata di Friends in cui Joey pubblicizza il rossetto giapponese per uomini. Rossetto, sì, ma comunque blu per mantenere un sottotesto di virilità! E con questa ironia Friends negli anni ‘90 si dimostra più avanti di Chanel nel 2018. Oh, Joey, queer antesignano, ti ameremo sempre, te e la tua amata borsetta per la quale il mondo non era ancora pronto!

In foto, l'attore Matt LeBlanc nel ruolo di Joey, uno dei protagonisti della famosa sit-com Friends.

In foto, l’attore Matt LeBlanc nel ruolo di Joey, uno dei protagonisti della famosa sit-com Friends

Chanel si adatta quindi a un mercato consapevole di una mascolinità fragile, che ha bisogno di sapere che i deodoranti, i bagnoschiuma e i rasoi sono proprio per uomini. Non tutti sono Joey Tribbiani, non tutti sono abbastanza forti da mettere in discussione la propria virilità, è vero, ma persino Tinky-Winky aveva la sua controversa borsetta – per dire.

Pupa che esclude senza giri di parole

Questo fattaccio è molto più semplice da raccontare, perché molto più evidente è la discriminazione di Pupa.

A essere incriminata è un’iniziativa che regala un mascara a chi diventa maggiorenne nel 2018. Che figata! Un mascara gratis! Vai per inserire i dati ma “l’iniziativa è riservata a sole donne”. E vai di polemiche sui social! Nasce il caso.

Pupa, regina delle trousse impolverate dalle forme strambe nei cassetti italiani, per qualche mascara in più da regalare alle furbe che chiamerebbero amici e fidanzati, ti sembra il caso di metterti prevedibilmente contro tante persone armate di social? Non ne valeva la pena.

La polemica sulle polemiche

Chanel e Pupa hanno sbagliato? Assolutamente sì. Le polemiche hanno senso? Assolutamente sì, ed è giusto che arrivi chiaro e forte il messaggio al reparto marketing: aggiornatevi.

Però, c’è un però. La mia impressione è che a scatenare le polemiche e a mandarle avanti fino a farne dei casi non siano stati uomini che si truccano, ovvero i diretti interessati, ma donne femministe. La battaglia che si combatte è giusta, ma non la stanno combattendo i protagonisti.

Attenzione: questo non vuol dire che non faccia piacere anche alle donne vivere in una società civile senza discriminazioni, però per vincere una battaglia devono scendere in campo i soldati giusti. Uno dei vanti del femminismo pop è l’inclusività, che si traduce anche in partecipazione maschile alla causa per la parità. Benissimo: facciamo parlare loro. L’inclusività non deve diventare il combattere battaglie di qualcun altro, ma sostenerle.

Tu, uomo che si trucca: ti senti discriminato? Fatti sentire! Vedo già i cartelli “Tutti meritano i glitter!“. Ci sono tante guerriere femministe pronte a sostenere il tuo diritto alle frociate, persino se sei etero!

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Milena Vesco

Milena Vesco

Nata ad Alcamo, in Sicilia. Ha preso molto sul serio il fatto che "in principio era il Verbo" e adesso studia Comunicazione a Bologna. Ambisce ad ottenere il Guinness World Record per il maggior numero di collant sfilati, ma il suo obiettivo principale è diventare ogni giorno se stessa.

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