Il tempo della valigia

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Il viaggio inizia quando si prepara la valigia? Foto di Anete Lūsiņa (Unsplash)

Il viaggio inizia quando si prepara la valigia? Foto di Anete Lūsiņa (Unsplash)

Ricordo ancora l’ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze, quando, mentre rientravo a casa, i raggi di sole di un pomeriggio di metà ottobre ancora scaldavano la mia pelle attraverso i finestrini della macchina. All’improvvisò arrivò un mix potente di emozioni: felicità e soddisfazione. E subito dopo un altro intenso e fulminante pensiero: il giorno dopo sarei partita.

Chi può dire quando inizia veramente il viaggio? Quando si prepara la valigia, quando si mette il piede fuori dalla porta di casa o quando si appoggia la testa nel cuscino della nuova camera?

Ho sempre adorato fare la valigia, compiere tutti quei piccoli gesti che portano al compimento del bagaglio. Sparpaglio sul letto la mia collezione di CD musicali, ne scelgo uno da inserire nello stereo, aspetto che la musica si diffonda nella stanza e apro i cassetti. Ripongo nella valigia i miei capi preferiti, quelli che annusandoli ricorderanno l’odore della pietanza tipica nel ristorante fuori mano e quelli che guardandoli ricorderanno il monumento visitato e il panorama assaporato.

Ripongo tutto con cura, con attenzione, ripassando mentalmente due, tre, quattro volte le cose che non devono mancare. La chiudo e la posiziono vicino alla sedia ai piedi del letto: da qualsiasi angolazione della camera è impossibile non notarla. Osservare il trolley vivo, pieno, straripante è come il fischio d’inizio di una partita. Si aprono le danze. Inizio a riempire il viaggio di aspettative e fantasie, di immagini e colori, di suoni e di discorsi.

Preparare la valigia non solo permette – a mio avviso – di dare inizio al viaggio, ma anche di creare un momento al di fuori delle logiche spazio-temporali, un momento sospeso che racconta in maniera eccellente Patrizia Cavalli nella poesia Questo tempo sabbatico:

Questo tempo sabbatico
prima di una partenza, questo tempo
rubato al tempo, questo tempo non mio
né di altri, il tempo della valigia
e del ritardo, questo lusso sospeso,
questo margine ricco,
quando audace e irresponsabile posso
quello che neanche gli anni mi concedono,
dove accorrono i pensieri più negletti
e sono accolti, e tra un pigiama
e una camicia s’insedia maestoso
ma arrendevole il possibile, dove potrei
persino telefonarti e dichiararmi
folle d’amore, questo unico tempo vero
involontario che ci è dato
per grazia di partenze, questo
non è nient’altro che preghiera.

About author

Valentina Zanin

Valentina Zanin

Accanita lettrice, tifosa della pallavolo, perennemente in viaggio, telefilm dipendente, appassionata di filosofia.

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