Warhol & Friends: a Bologna la mostra che racconta la New York anni '80

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Warhol & Friends. New York negli anni '80. La mostra a Palazzo Albergati, Bologna, fino al 24 febbraio © partedeldiscorso.it / Milena Vesco

Warhol & Friends. New York negli anni ’80. La mostra a Palazzo Albergati, Bologna, fino al 24 febbraio © partedeldiscorso.it / Milena Vesco

Arriva a Bologna, precisamente a Palazzo Albergati, la mostra Warhol & Friends, che fino al 24 febbraio 2019 è pronta a catapultarvi in un’atmosfera esuberante tipica della New York degli anni Ottanta con 150 opere.

Ad accompagnare le opere di Warhol (tra le più famose Marilyn, Campbell’s Soup, Gianni Agnelli, Lenin, Liza Minelli), in un percorso volto a raccontare un periodo storico così complesso e variegato, non possono mancare alcuni delle personalità più influenti del periodo, i “Friends”: Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Francesco Clemente, Robert Mapplethorpe. Vi si aggiunge una sala dedicata tutta all’arte femminile, che proprio negli anni ‘80, grazie alle carismatiche personalità di Cindy Sherman, Sherrie Levine e Zoe Leonard, pone le basi per il rovesciamento del decennio successivo, in cui la figura dell’artista donna sembra finalmente raggiungere una rilevanza assoluta.

Divenuto vero e proprio guru in una New York ricca di stimoli culturali, Andy Warhol dà vita al meglio della sua produzione proprio tra la fine degli anni ‘70 e la prima metà degli anni ‘80, dopo un periodo difficile in seguito a un tentato omicidio a cui sopravvisse nel 1968. La mostra offre la testimonianza della grande influenza che Warhol deteneva in ambito artistico, segnando il campo della musica, della fotografia e del cinema.


Se volete sapere tutto su Andy Warhol, vi basta guardare la superficie dei miei quadri, dei miei film e della mia persona, ed è lì che sono io.


Sperimentazione ed eterogeneità sono le parole chiave per comprendere appieno il cambiamento artistico degli anni Ottanta a New York. Tutto è innovazione e tutto è riscoperta, basti pensare alla nascente street art, fenomeno artistico che parte dal South Bronx e con Jean-Michel Basquiat diviene la massima espressione dei giovani che si battono per questioni sociali come l’omosessualità, il femminismo, l’anticapitalismo.

E se da un lato è forte la riscoperta della pittura, dall’altro il salto dalla tela alla polaroid sembra affascinare particolarmente lo stesso Warhol. Nel corso della mostra è possibile ammirare diversi scatti raffiguranti i suoi amici, la maggior parte protagonisti del cinema, tra cui Jane Fonda e Joan Collins ma anche Lichtenstein, Mapplethorpe, Liza Minelli, Yves Saint Lauren e molti altri. Forse ancor più della riproduzione seriale tipica della pop art, movimento per cui è universalmente riconosciuto, le fotografie istantanee rappresentano per Warhol una forma d’arte di rapida esecuzione ma, al contempo, di grande originalità. Emblematica è la foto scattata da Oliviero Toscani, che ritrae Warhol con la sua ormai inseparabile macchinetta Polaroid, nella produzione di un suo autoscatto.


Una foto significa che so dove ero ogni minuto. Ecco perché faccio fotografie.


A condurre il racconto di una New York frenetica e multiforme, tra gli strass di Sandro Chia e i graffiti socialmente impegnati di Basquiat e Haring, c’è un sottofondo musicale decisamente coinvolgente: tra le varie sale risuonano i Queen, Lou Reed, Patty Smith, Stevie Wonder e gli Chic con la mitica Le freakAnche qui si fa sentire l’influsso di Warhol, oltre che la sua personalità multiforme: egli incarnava sia l’indole pop della star del momento, Madonna, sia il rock malinconico dei Velvet Undergroud, che grazie allo stesso Warhol videro aumentare la propria popolarità in maniera esponenziale.

La mostra non può che concludersi con la tragica fine del decennio, segnata dalla morte delle colonne portanti del panorama artistico: Warhol si spegne a soli 58 anni a seguito di un intervento mal riuscito, mentre a segnare la fine di Mapplethorpe e Haring sara l’AIDS, identificata ormai come la malattia di quel decennio.

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Camilla Pinto

Camilla Pinto

Classe 1996, laureata in Lettere e studentessa di Italianistica a Bologna. Mi piacciono i libri, il mare, il buon cibo. Leopardi scrisse: "Può esser certa che se io vivrò, vivrò alle Lettere, perché ad altro non voglio né potrei vivere". È così anche per me.

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