Antonio Maggio: «Pop con orgoglio»

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In foto, il cantautore Antonio Maggio

In foto, il cantautore Antonio Maggio

Antonio Maggio ha un curriculum di tutto rispetto: in dieci anni di carriera ha vinto la prima edizione di X Factor (era uno dei componenti degli Aram Quartet), il sessantatreesimo Festival di Sanremo (nella sezione Nuove Proposte, con il brano Mi servirebbe sapere), ha pubblicato due dischi da solista e vanta importanti collaborazioni artistiche. L’ultima, in ordine di tempo, con il cantautore Pierdavide Carone, con il quale –dall’inizio dell’anno – divide il palcoscenico e attraversa l’Italia. Tra una data e l’altra del Diamoci del tour, ci siamo sentiti per tracciare una riga e sommare esperienze, sensazioni e qualche inevitabile consapevolezza. Tipo che l’esordio non rappresenta necessariamente l’inizio, e qui ci spiega il perché.

Antonio, vorrei iniziare dall’ultimo tassello, in ordine di tempo, della tua carriera: il Diamoci del tour, lo spettacolo live che stai portando in giro per l’Italia al fianco di Pierdavide Carone.

È nato tutto per gioco, non immaginavamo di finire su un palcoscenico insieme. L’anno scorso eravamo a casa sua, si suonava, ci si confrontava. Durante una chiacchierata, gli ho detto: «Ma se tutto quello che stiamo facendo adesso lo portassimo su un palco?». Pierdavide ne è stato entusiasta ed eccoci qui. Il Diamoci del tour ha avuto una prima parte nei club, quest’inverno, e poi è proseguito nelle piazze d’Italia.

Cos’hai imparato da Pierdavide in questi mesi insieme?

A condividere. La condivisione e il confronto, in musica, sono alla base di tutto. Poi, quando la nostra quotidianità si è trasformata in uno spettacolo live, abbiamo iniziato a confrontarci non più soltanto l’uno con l’altro, ma con il pubblico. Quello che succede sul palcoscenico è un continuo scambio di energia, è incredibile. E come tutte le cose nuove, che hanno il sapore della novità, ci appassiona e ci fa stare bene.

Se potessi “rubare” una canzone di Pierdavide, quale sceglieresti?

Sul palco scherziamo spesso su questo fatto. Lui mi dice sempre che avrebbe voluto scrivere Amore pop e io rispondo con Nanì.

In foto, i cantautori Pierdavide Carone e Antonio Maggio durante la promozione della serie di spettacoli Diamoci del tour

In foto, i cantautori Pierdavide Carone e Antonio Maggio durante la promozione della serie di spettacoli Diamoci del tour

Facciamo un passo indietro. A ben guardare la tua storia artistica, sembra tu abbia vissuto più di una vita: dieci anni fa hai vinto la prima edizione di X Factor, poi il Festival di Sanremo, oggi condividi il palcoscenico con un tuo collega.

Io considero la mia esperienza con gli Aram Quartet come un esordio, una parentesi che è durata due anni, che mi ha forgiato e mi ha permesso di conoscere l’ambiente discografico. Ma se devo pensare a un inizio, allora ti dico il 2013, che considero il mio anno zero, il mio vero debutto. Con X Factor ho conosciuto questo mondo, ci sono entrato, l’ho guardato da dentro. Ma sento di poter dire che ho iniziato davvero con Sanremo, cinque anni fa, quando ho vinto cantando Mi servirebbe sapere. In quell’occasione mi sono presentato nella mia veste più autentica, più vera, quello con gli Aram è stato un bellissimo gioco, ma la mia storia è iniziata dopo.

Apriamo per un attimo la parentesi X Factor: ti chiedo di pensare all’Antonio Maggio di dieci anni fa. Che immagine ti viene in mente?

L’immagine di un ragazzino appena ventenne, abbagliato da una realtà del tutto nuova, certamente più grande di lui. Sembravo un bimbo al parco giochi! (sorride, ndr) Adesso provo tanta tenerezza, ma so che è stata un’esperienza importante, mi ha forgiato, mi ha fatto diventare grande.

Oggi lo rifaresti?

Per quello che faccio e sono ora, ti dico di no. Non perché rinneghi quell’esperienza, sia chiaro, ma soltanto perché sono un cantautore e mi sentirei in difficoltà a cantare canzoni non mie. Sarebbe bello un talent show per soli cantautori: nella spettacolarizzazione di un programma televisivo, è normale che l’attenzione sia tutta rivolta alle doti vocali. Raramente si fa caso a chi racconta qualcosa, che è quello che cerco di fare io.

In foto, il cantautore Antonio Maggio tiene tra le mani i premi vinti durante il Festival di Sanremo

In foto, il cantautore Antonio Maggio tiene tra le mani i premi vinti durante il Festival di Sanremo

Mentre la scelta di far parte di un gruppo musicale, quella la rifaresti?

La verità è che le scelte che si fanno sono sempre figlie del momento che le ha prodotte. Ti rispondo ancora una volta di no, ora come ora non riuscirei a stare in un complesso, a maggior ragione in un gruppo vocale, com’eravamo noi.

Come dicevamo prima, nel 2013 hai partecipato al Festival di Sanremo e hai vinto. Qual è la prima immagine che ti torna alla mente se pensi a quell’esperienza?

La luce. Una luce fortissima, abbagliante. Quel palcoscenico è incredibile, a parole si fa fatica a spiegarlo. Sono tante le cose che mi vengono in mente se penso a quel momento lì, per esempio quando mi hanno telefonato e mi hanno comunicato che sarei andato a Sanremo, il periodo di preparazione prima del Festival, la gioia per l’uscita del mio primo disco, pubblicato dopo un periodo piuttosto complicato durante il quale ho scritto tanto. E poi la settimana del Festival, che è e resterà un ricordo indelebile. C’è una parola che riassume quello che ho vissuto: incredulità. Ero un ragazzo incredulo, pensavo a divertirmi, vivevo ogni cosa con stupore. E poi il finale ha superato qualsiasi aspettativa.

Veniamo al presente, all’ultimo singolo che hai pubblicato: Amore pop, a cui accennavi prima. Com’è cambiato il tuo approccio alla scrittura, negli anni?

È cambiato tanto perché ho avuto la sensazione che la gente abbia conosciuto solo un lato di me, quello più ironico, scanzonato. E sono contento, perché mi appartiene, fa parte della mia natura, quindi conseguentemente si traduce nei brani che scrivo. Però, col tempo, ho sentito la necessità di farmi conoscere appieno, di mostrare la mia parte più intima. Amore pop è soltanto la punta dell’iceberg di un disco che svela un’altra mia faccia.

Cosa mi puoi raccontare del disco che verrà?

Sarà l’album della maturità, mi piace pensarlo così. Ci sto lavorando da due anni a fasi alterne. Nel mezzo ci sono stati dei progetti importanti, come questo con Pierdavide o il tour Maggio canta Dalla in jazz. Spero possa vedere la luce al più presto.

Prendo spunto dal titolo del brano Amore pop, appunto, per farti questa domanda: perché fa ancora tanta paura definirsi pop?

Perché viviamo di stereotipi, derivati da una cattiva interpretazione della lingua italiana. Cattiva interpretazione voluta, aggiungo. Io credo che il termine pop, che sta per popolare, abbia un significato bello, grande, universale. Sono preconcetti che non mi piacciono e che non assecondo. Se un cantautore è pop, nel senso che arriva a tanta gente, non vedo quale sia il problema.

Mi trovi d’accordo. Ma sembra che sia necessario definirsi qualcosa d’altro per risultare credibili.

Perché, in Italia, le cose belle vanno etichettate, non è sufficiente che siano belle.

Torniamo a te. Cantautore, dicevamo. Ma ti piacerebbe scrivere per qualcun altro?

Lo sto facendo proprio in questo periodo. Non pensavo mi sarebbe mai venuta voglia di regalare le mie parole a qualcuno, ma sta succedendo. Nei prossimi mesi, spero di poterti dire anche a chi.

Se dovessi raccontarti a un pubblico che non ha mai ascoltato la tua musica attraverso tre brani del tuo repertorio, quali sceglieresti?

Sicuramente Amore pop, poi Nell’etere e per finire Mi servirebbe sapere, che ben sintetizzano la mia personalità. Vorrei poterti parlare dei pezzi nuovi, che sono quelli che adesso mi rappresentano e mi raccontano meglio… Spero di poterlo fare presto.

Ti lascio con la domanda di rito che faccio alla fine di ogni mia intervista: qual è la parola più importante della tua vita?

Lealtà. Lealtà nei confronti della vita e del prossimo. Essere leali con se stessi è fondamentale per esserlo con gli altri.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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