#CloseTheDreamGap, il progetto di Barbie per far sognare le bambine in grande

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In foto, Barbie Presidente e Barbie Vicepresidente, lanciate da Mattel nel 2016. La prima Barbie Presidente risale al 1992!

In foto, Barbie Presidente e Barbie Vicepresidente, lanciate da Mattel nel 2016. La prima Barbie Presidente risale al 1992!

Barbie ha presentato sul suo account Instagram il Dream Gap Project con un breve video. È una bambina a spiegare cos’è il Dream Gap: «È lo spazio che separa le ragazze dal loro pieno potenziale».

Secondo gli studi, spiega il video, intorno all’età di cinque anni, le bambine fanno propri gli stereotipi di genere della società e smettono di credere che potranno occupare posizioni di potere, avere una carriera scientifica o svolgere, più in generale, un’attività stereotipicamente maschile. Il video chiede quindi aiuto a tutti per porre fine al Dream Gap e si conclude con queste parole: «Dal 1959 Barbie lavora per creare un mondo in cui le bambine possano vedere infinite possibilità. Non abbiamo ancora finito».

E Barbie dice la verità! In effetti questo progetto è la perpetuazione di quello che ha ispirato Ruth Handler, la creatrice di Barbie. Prima le bambine giocavano solo con i bambolotti dei neonati, giocavano a fare le mamme. Ma con Barbie cambiò tutto.


 

La mia filosofia di Barbie ha fatto sì che, attraverso la bambola, la bambina potesse essere qualunque cosa desiderasse. Barbie ha sempre rappresentato il fatto che una donna può scegliere. Tutto è possibile.

 

– Ruth Handler, creatrice di Barbie

 


Questi ideali si sono concretizzati nelle circa 150 diverse carriere di Barbie. Il suo curriculum include astronauta, ambasciatrice Unicef, atleta olimpionica, soldato, supereroina, pilota di auto da corsa e ben sei versioni di Barbie alla presidenza degli Stati Uniti (la prima risale al 1992). Quindi, nel farsi icona di emancipazione, Barbie non ha semplicemente rispecchiato un cambiamento sociale avvenuto, ma spesso ha precorso i tempi, diventando un modello per le bambine di tutto il mondo e per i loro sogni. Il Dream Gap Project vuole trasferire questi ideali dalla plastica della bambola al cuore delle persone e lo fa con un manifesto semplice e chiaro, completo di consigli che ognuno di noi può seguire nella vita quotidiana per aiutare, nel nostro piccolo, a porre fine al Dream Gap. Piccoli gesti ci rendono involontariamente complici della perpetuazione degli stereotipi di genere, ma con altrettanto semplici azioni possiamo aiutare una bambina a credere in se stessa e nelle sue capacità.

 

 

 

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One way #Barbie is working to #CloseTheDreamGap is by introducing girls to careers underrepresented by women. #YouCanBeAnything Learn more via the link in our bio! Un post condiviso da Barbie (@barbie) in data:

La battaglia di Barbie ha un sensato retroterra sociologico. Infatti sono state fatte numerose ricerche sul modo in cui gli stereotipi di genere cui siamo sottoposti impattano concretamente sui nostri stili di vita. Prima di approfondire questo aspetto, però, bisogna fare una premessa fondamentale: “genere” è quella parola che la sociologia usa per indicare il costrutto sociale che raccoglie le aspettative che la società ha nei confronti di qualcuno in quanto maschio o femmina, il modo in cui si viene trattati in quanto maschio o femmina e come variano le opportunità in quanto maschio o femmina.

Sempre la sociologia, ha osservato che il genere viene costruito attraverso un processo di socializzazione che prevede tre agenti fondamentali: i genitori, i mass media e il gruppo di pari. I ricercatori si sono chiesti se le aspettative che questi agenti hanno su di noi possano effettivamente influenzare il nostro comportamento. I risultati delle ricerche confermano questa ipotesi.

Ad esempio, i ricercatori si sono chiesti se l’esposizione all’idea che i maschi abbiano migliori risultati scolastici in matematica contribuisca a produrre la realtà descritta. Uno studio usato spesso come esempio è quello di Correll (2004). Il ricercatore ha assegnato in modo casuale studenti maschi e femmine a due gruppi diversi: a uno era stato detto che i maschi hanno risultati migliori e all’altro che non c’è nessuna differenza di genere. A quel punto è stato chiesto a maschi e femmine di autovalutare le proprie capacità. Nel gruppo dove era stato detto che gli uomini hanno risultati migliori, le donne si sono autovalutate con punteggi significativamente più bassi.

In un altro esperimento (2009) ai due gruppi, preparati con la stessa procedura, è stato chiesto di fare un test di matematica. Nel gruppo in cui era stato detto che i maschi ottengono risultati migliori, la media maschile è stata effettivamente più alta, ma nell’altro gruppo la media era uguale. Si può dedurre che stereotipi falsi tendono a produrre la realtà che sostengono secondo il meccanismo della “profezia autoavverante”.

Immagine promozionale della collezione Barbie Celebrates Role Models, omaggio a donne reali impiegate nei più disparati settori, dallo sport alla scienza

Immagine promozionale della collezione Barbie Celebrates Role Models, omaggio a donne reali impiegate nei più disparati settori, dallo sport alla scienza

Barbie vuole contrastare la perpetuazione degli stereotipi che scoraggiano le ragazze con un’immagine di femminilità del tutto diversa. Lo ha sempre fatto e lo ha enfatizzato con la recente collezione Barbie Celebrates Role Models – Inspiring Women, composta da bambole ispirate a straordinarie donne reali.

Quella di Barbie è una femminilità capace, consapevole, di successo, ma soprattutto una femminilità che può scegliere e che ha davanti a sé infinite possibilità. Non a caso il motto storico di Barbie è I can be, trasformato negli ultimi anni in “You can be anything”, che nelle pubblicità italiane troviamo con la traduzione “Puoi essere tutto ciò che desideri”. Che sia questa la profezia autoavverante, è l’obiettivo ultimo del Dream Gap Project e di tutto il grande progetto Barbie. Noi aderiamo a cominciare dall’hashtag #CloseTheDreamGap.


Fonti:
1. Progetto sociologia. Guida all'immaginazione sociologica, di Jeff Manza. Pearson. 3 dicembre 2014.

About author

Milena Vesco

Milena Vesco

Nata ad Alcamo, in Sicilia. Ha preso molto sul serio il fatto che "in principio era il Verbo" e adesso studia Comunicazione a Bologna. Ambisce ad ottenere il Guinness World Record per il maggior numero di collant sfilati, ma il suo obiettivo principale è diventare ogni giorno se stessa.

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