Educazione a scuola: la responsabilità è dei professori?

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In foto, Bryan Cranston nel ruolo di Walter White nella serie TV Breaking Bad, qui nei panni di professore

In foto, Bryan Cranston nel ruolo di Walter White nella serie TV Breaking Bad, qui nei panni di professore

È appena trascorso settembre, il mese in cui ricomincia la scuola. Sono dell’idea che la scuola sia fondamentale per la formazione e lo sviluppo delle nuove generazioni. Sono importantissime tutte le materie che il nostro sistema di istruzione ci offre, ma esistono tantissime tematiche, molto vicine ai giovani, che non vengono discusse. In particolare, oggi voglio concentrarmi sulla mia esperienza al liceo e come quasi nessuno dei miei professori mi abbia parlato, in cinque anni, di uguaglianza, violenza e parità.

Finché non sono entrata nell’ambiente universitario, ho forse dato per scontato il fatto di considerarmi uguale agli altri. Ho capito che questo mio modo di pensare è il frutto delle mie esperienze personali. E non tutti hanno la mia stessa fortuna.

Se la scuola ha il compito di formare i futuri elettori, è fondamentale parlare dei principi di uguaglianza, libertà e parità. E qui non parlo del motto della rivoluzione francese. Parlo della contemporaneità. Ciò di cui sentiamo ogni giorno al TG: stupro, violenza, razzismo…

Parlare di femminismo e rispetto a scuola

In foto, la filosofa, saggista e femminista francese Simone de Beauvoir

In foto, la filosofa, saggista e femminista francese Simone de Beauvoir

Nessuno al liceo mi ha mai parlato dei movimenti femministi, delle diverse ondate di femminismo che si sono susseguite nella storia. Forse, solo le mie professoresse di Francese e Inglese hanno speso qualche parola in più su Virginia Woolf, Simone de Beauvoir e Sylvia Plath. Tutto ciò che oggi so sull’argomento è per merito mio e della mia curiosità.

Ecco, con questo non voglio criticare la scuola italiana. Gli studenti sono sempre le vittime delle continue riforme scolastiche che, anno dopo anno, sembrano creare un “sistema-distruzione” piuttosto che un “sistema d’istruzione”. Capisco che, per il monte ore stabilito e la rigidità dei programmi, i docenti non possano permettersi di “sforare” e parlare di argomenti non previsti. È vero, però, che parlando di questi argomenti si sfatano diversi miti e ideologie di fondo sbagliate.

Qualche settimana fa ero nella mia città e una persona a me vicina mi ha intimato di “stare attenta a prendere i mezzi vestita così” (avevo semplicemente una canottiera, dei pantaloncini e dei sandali con un po’ di zeppa – niente che si possa considerare scabroso). Questa persona ha lasciato intendere che giudica le persone vittime di stupro in base al loro abbigliamento. Cosa, per me, inammissibile.

Non voglio dire adesso che tutte le scuole italiane siano come la mia, voglio sperare che nel resto d’Italia esistano professori illuminati che discutono anche di questi argomenti, semplicemente perché già parlandone si evidenzia il problema.

Gli italiani si voltano, Mario De Biasi (Milano, 1954). In foto, una giovanissima Moira Orfei

Gli italiani si voltano, Mario De Biasi (Milano, 1954). In foto, una giovanissima Moira Orfei

Penso che, se al liceo mi avessero spiegato il significato del termine catcalling[1], la prima volta che un ragazzo mi è passato vicino in macchina, abbassando il finestrino per dirmi “Ciao bella”, non mi sarei sentita come il peggior essere sulla Terra, spaventata da tutto e inorridita da quanto appena successo. Adesso sicuramente, ci saranno persone che, arrivati a questo punto, penseranno: “Ma dai, voleva solo farti un complimento! Perché prenderla così male?”. Chiunque stia pensando questa cosa, vi invito a pensare a l’ultima volta che vi è successo e a come vi siete sentiti a riguardo. Probabilmente nemmeno per voi è stata una bella sensazione. È probabile piuttosto che la vostra reazione sia stata quella di correre il prima possibile a casa e cercare di non pensare a quanto accaduto poco prima.

La regola aurea per riassumere quanto detto sopra è sempre la stessa: non fare agli altri ciò che non vuoi venga fatto a te. Quante volte ci siamo sentiti ripetere questa frase da piccoli? Personalmente? Tantissime. Quante volte abbiamo applicato realmente questo principio? Forse solo poche volte.

Perché sì, è vero che in un determinato momento, la persona che compie l’azione non pensa alle conseguenze, ma se il ruolo fosse invertito? Chi ha mai pensato a questo?

Real men don't rape: uomini indiani, membri del movimento Stop Rape, partecipano a una manifestazione di protesta a New Delhi, il 6 marzo 2018. Secondo i dati raccolti nel 2014 dal National Crime Records Bereau of India, nel Paese vengono violentate 93 donne al giorno. Photo credits: EPA/RAJAT GUPTA

Real men don’t rape: uomini indiani, membri del movimento Stop Rape, partecipano a una manifestazione di protesta a New Delhi, il 6 marzo 2018. Secondo i dati raccolti nel 2014 dal National Crime Records Bereau of India, nel Paese vengono violentate 93 donne al giorno. Photo credits: EPA/RAJAT GUPTA

Magari però il termine catcalling può essere più difficile da comprendere, se ne sente parlare di meno. Ma se parliamo invece di argomenti più “comuni” come uno stupro?

Qualche anno fa, ero a una festa. Un gruppo di ragazze parlava di stupri. Inizialmente ho ascoltato la conversazione incuriosita, ma nel momento in cui una di loro ha commentato con “beh dai, non dovrebbe essere male! Alla fine, godi comunque, no?” avevo due alternative: o andarmene sconcertata, inorridita e delusa da questa affermazione, o intervenire e cercare di spiegare loro che effettivamente uno stupro non è nulla di piacevole, anzi, è proprio l’opposto! Dico solo che, prima di andare via, la conversazione si è conclusa quando mi è stato detto “E tu che ne sai? Lo hai mai provato?”.

Una vera educazione sessuale

Due pagine di Come ti frego il virus, opuscolo realizzato nel 1991 da Silver in collaborazione con la Commissione nazionale per la lotta contro l'Aids e il Ministero della Sanità, ma mai distribuito nelle scuole per decisione del ministro dell’Istruzione

Due pagine di Come ti frego il virus, opuscolo realizzato nel 1991 da Silver in collaborazione con la Commissione nazionale per la lotta contro l’Aids e il Ministero della Sanità, ma mai distribuito nelle scuole per decisione del ministro dell’Istruzione

Ecco, ripensando adesso a questa esperienza (e per tornare all’argomento dell’articolo), penso che la colpa di questa concezione sbagliatissima sia della scuola. Gli stupri, le violenze, come il sesso e la sessualità sono argomenti tabù, di cui tuttiparlano, senza però sapere fino in fondo di cosa si stia parlando.

Leggo in giro che in alcune scuole sono state introdotte lezioni di “educazione sessuale”, “educazione all’amore” – tralasciando ampiamente la questione gender. In Italia, in una scuola pubblica si parla di teoria gender? Potrebbe partire una caccia alle streghe molto più dura di quella del Medioevo.

Anche nel mio liceo facemmo un incontro con una psicologa circa “l’educazione sessuale”: si parlò per due ore degli organi di riproduzione maschili e femminili, come chiamare gli organi genitali, come funziona il ciclo mestruale. Niente quindi che non si possa imparare da una lezione di Biologia. Ma i contraccettivi? Le malattie sessualmente trasmissibili? La prevenzione? Nulla.

Più ripenso a tutte queste cose, più mi rendo conto che sono tante piccole opportunità sprecate, che altrimenti avrebbero, almeno nel nostro piccolo, migliorato il modo di vedere la realtà.

Detto ciò, non spero di poter cambiare le cose, ma vorrei fare un appello ai docenti: non abbiate paura di parlare di questi argomenti. Così come si parla di equazioni, guerre e poeti, è possibile che gli studenti abbiano bisogno di parlare anche di altro.

Non dico che non si debba più fare lezione e parlare di violenza domestica, ma penso che una lezione al mese la si potrebbe dedicare a trattare tematiche sociali così delicate.


Note:
1. Catcalling: termine con il quale si indica qualsiasi tipo di molestia verbale che comprende tutta quella gamma di espressioni che sconosciuti rivolgono ad altri per strada.

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Alessia Scarpinati

Alessia Scarpinati

Sono nata giusto in tempo per capire che le cose belle della vita sono tante, che scrivere di me è fondamentale e che non riuscirei a vivere in un mondo senza musica, concerti, libri e attori inglesi.

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