«Il fantasy non ha mai perso il suo fascino»: intervista a Nicholas Mercurio

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In foto, lo scrittore Nicholas Mercuri

In foto, lo scrittore Nicholas Mercuri

Sangue, violenza, povertà, spade, battaglie, magia: contrariamente a quello che starete pensando no, non è una mia riduzione all’osso de Il Trono di Spade, ma una presentazione minimalista di quello che è lo stile di Nicholas Mercurio, scrittore emergente valdostano che ha pubblicato finora tramite Amazon sette romanzi di genere fantasy (di cui cinque fanno una saga a parte, la bellissima Saga dell’Ultimo).

Mercurio ci porta in mondi dilaniati da guerre, faide e violenza, dove gli ideali sembrano essere solo una facciata e la crudeltà dilaga ovunque. Un’altra caratteristica che si può evincere dalla lettura di questi romanzi è la cura per la psicologia dei personaggi: nessuno è mai veramente buono e chi è cattivo può aver conosciuto solo malvagità nella sua vita, percependola come un’amara normalità. I protagonisti, per quanto appartenenti a un mondo fittizio (uomini, gnomi o creature di altro genere), tendono a mostrarsi in tutta la loro umanità e, proprio per questo, i libri di Mercurio tendono a essere un fantasy tremendamente simile alla realtà per l’umanità che ci presenta, nel bene e nel male.

Sono romanzi, questi, che usano la fantasia per aprire ai lettori gli occhi sulla realtà: mostrano i potenti in tutta la loro pericolosità e i poveri in tutta la loro disperazione. Il fantasy, qui, più che portarci via dal nostro mondo, ci vuole fornire una lente attraverso cui vederlo meglio.

L’ultima fatica di Mercurio, Il Figlio del Mare, ha forse uno degli incipit più struggenti che io abbia mai letto, che ricorda moltissimo un passaggio di Furore di Steinbeck (il senso di impotenza è il medesimo) e ci fa assaporare un’atmosfera squisitamente tolkeniana, tra uomini, nani ed elfi.

Nicholas, vorrei cominciare soffermandomi un attimo sul genere dei tuoi libri, il fantasy. A tuo avviso, serie televisive come Game of Thrones hanno dato nuova linfa al genere o è da sempre un tipo di letteratura che affascina?

«Le serie televisive hanno rilanciato il genere, ma occorre essere realisti: il fantasy non ha mai perso il suo fascino­­».

Hai pubblicato ormai sette libri e ne hai un ottavo in arrivo, tutti appartenenti al fantasy. Pensi di dedicarti solo a questo genere o ti piacerebbe sperimentare qualcosa di diverso?

«In futuro mi piacerebbe sperimentare qualcosa di diverso, ma per ora penso che continuerò col fantasy. Devo a lui molto, soprattutto nella sfera intima oltre che in quella professionale. Mi ha portato tantissime soddisfazioni e insegnato come si può inventare un mondo e farlo amare ai propri lettori».

Cosa non deve mai mancare in un libro fantasy per renderlo tale?

«Parlo della mia esperienza: io penso che non debbano mai mancare delle tematiche odierne. Viviamo in realtà in cui l’odio e la paura stanno inghiottendo il mondo ed è importante parlarne, cercare di portare alla luce queste realtà. Per quanto possano essere crudeli, è purtroppo necessario».

Quindi è questo il motivo per il quale nei tuoi libri c’è così tanta violenza e oscurità. Il fantasy è per te un modo per parlare di questo mondo tramite altri mondi?

«Lo è fin dai tempi di Lewis e Tolkien, in realtà. Ne abbiamo consapevolezza leggendo i loro libri e imparando da essi quello che ci siamo lasciati alle spalle. Nei miei fantasy parlo molto delle tematiche odierne, come l’immigrazione, l’odio e la paura del diverso; del bullismo, della privazione e c’è anche un riferimento al surriscaldamento globale».

Il razzismo ne Il Figlio del Mare è un tema quasi centrale. Pensi che stiamo vivendo un allarme razzismo vero e proprio nel mondo o semplicemente non se n’è mai andato sul serio?

«Io andavo a scuola con bimbi di altre etnie e sono sempre stato convinto che loro non avessero nulla di diverso da me. Purtroppo esiste chi ricorda agli altri che odiare è più facile che amare. La paura diventa facile da usare contro i più deboli».


Viviamo in realtà in cui l’odio e la paura stanno inghiottendo il mondo ed è importante parlarne, cercare di portare alla luce queste realtà.


Parlami del libro o dell’autore che ti hanno entusiasmato di più durante la lettura.

«Ovviamente il maestro Tolkien. Quando avevo otto anni lessi con mia madre Lo Hobbit e me innamorai perdutamente. Durante poi l’adolescenza ne ho conosciuti molti altri che mi hanno dato e insegnato a scrivere. Sto affinando ancora il mio stile, sebbene abbia pubblicato quasi otto libri».

Quando cominci una storia, da dove parti? Viene prima la trama o il personaggio?

«Quando inizio una storia so già dove andrò a parare: mi preoccupo di curare la trama, le ambientazioni, le descrizioni e soprattutto i personaggi. Ne La Saga dell’Ultimo ho cercato di rendere Argail di Lytel più umano di quel che sembra».

Cosa ti sa dare la maggiore ispirazione per le tue storie? Ci sono mai stati momenti in cui ti sei bloccato?

«Sembrerò arrogante, ma non mi è mai capitato di bloccarmi. Per quanto riguarda l’ispirazione, ho la fortuna di pensare costantemente e non spegnere il cervello. Quello che ho attorno mi aiuta; vivo in una regione meravigliosa, immersa nella natura e piena di castelli (Val d’Aosta, ndr)».

Secondo te, perché è così difficile diventare scrittori oggi in Italia?

«In realtà è più complicato diventare lettori e appassionarsi alla lettura. Ovviamente diventare scrittori è complicato, ma bisogna avere il coraggio di oltrepassare i propri limiti, tentare di essere sempre pronti a pubblicare, a proporre nuovi mondi ai lettori. La costanza e l’impegno sono fondamentali, molto fondamentali».

Alcune statistiche riportano che nel nostro Paese i libri pubblicati sono sempre di più, ma i lettori sono sempre meno. Come si potrebbe migliorare questa situazione? La risposta è magari in bambini e ragazzi, più che negli adulti?

«La risposta è culturale, in realtà; oltre a essere una questione che dovrebbe svegliare le case editrici più importanti, è quello che dovremmo cercare di fare noi scrittori per incentivare la lettura. Se ogni ragazzino avesse il proprio Kindle e due libri a settimana, crescerebbe accompagnato dalla meraviglia della lettura».


È più complicato diventare lettori e appassionarsi alla lettura. Ovviamente diventare scrittori è complicato, ma bisogna avere il coraggio di oltrepassare i propri limiti, tentare di essere sempre pronti a pubblicare, a proporre nuovi mondi ai lettori.


Immagina che una persona che non abbia mai letto fantasy in vita sua si voglia approcciare al genere. Con quale autore consiglieresti di partire?

«Assolutamente con Tolkien o Emily Rodda. Anche James Barrie, Lewis. Direttamente dai classici».

Come domanda conclusiva vorrei chiederti: qual è stato il momento in cui hai capito che volevi diventare scrittore?

«L’ho capito a sedici anni grazie a mio zio. Mentre scrivevo una storia senza né capo né coda, è entrato nella mia stanza e mi ha domandato cosa stessi facendo. Gli risposi: “Sto scrivendo”. Lui mi chiese: “Perché non lo pubblichi?”. Sono passato dai siti di fan-fiction a pubblicare sette libri, l’ottavo uscirà il 7 dicembre. Un traguardo importante, ma ovviamente voglio di più e sto cercando ottenere sempre di più».

I libri di Nicholas Mercurio si possono trovare tutti in formato e-book su Amazon; l’ottavo romanzo cui si riferisce, La Guerra dell’Est, uscirà sempre sulla stessa piattaforma il 7 dicembre 2018.

About author

Sara Sgarbossa

Sara Sgarbossa

Immaginate una ragazza (quasi) completamente persa nei suoi sogni, sempre alla ricerca di storie da ascoltare o raccontare, innamorata del teatro e del cinema, nerd riscoperta, e avrete come risultato me.

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