Verona non difende la vita, ma calpesta i diritti

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A quarant'anni dalla legge 194, le donne che interrompono volontariamente una gravidanza vengono ancora stigmatizzate

A quarant’anni dalla legge 194, le donne che interrompono volontariamente una gravidanza vengono ancora stigmatizzate

Chi decide qual è il modo giusto di tutelare la vita? Questa è la domanda che mi continuo a porre da quando è stata approvata la mozione 434 da parte del Consiglio Comunale di Verona, il 4 ottobre 2018. Il testo della mozione recita:

Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta ad inserire nel prossimo assestamento di bilancio un congruo finanziamento ad associazioni e progetti che operano nel territorio del Comune di Verona, ad esempio progetto Gemma e Chiara, a promuovere il progetto Culla segreta e proclama ufficialmente Verona città a favore della vita.Mozione 434/2018, Consiglio Comunale di Verona
Il progetto Gemma ed il progetto Chiara sono due iniziative che si propongono – come si può leggere sui rispettivi siti web – di tutelare la vita; in particolare il progetto Gemma della Fondazione Vita Nova aiuta le mamme in difficoltà che sono tentate di non accogliere il proprio bambino. Il progetto Chiara, con lo stesso intento a livello locale, è portato avanti dal Centro Diocesano Aiuto Vita di Verona. Tutelare la vita quindi, significa fuggire alla tentazione di non accogliere un figlio?

La mozione è stata portata in sede di Consiglio Comunale dal consigliere leghista Zelger, che ha affermato: «L’aborto è un abominevole delitto, abolirei la 194». A 40 anni dall’approvazione della legge 194 – che sancisce il diritto a interrompere la gravidanza entro i primi 90 giorni – ancora non è chiaro il principio di autodeterminazione di ogni donna, il potere di decidere del proprio corpo. Nonostante sia un diritto, nel 2018 interrompere volontariamente una gravidanza è ancora visto come un grave peccato, una macchia indelebile, un atto egoistico. Si fa così presto a puntare il dito, mentre si impiega molto più tempo a provare a capire meglio le ragioni che possono spingere a esercitare questo diritto.

Il consigliere leghista Alberto Zelger, promotore della mozione 434 pro-vita

Il consigliere leghista Alberto Zelger, promotore della mozione 434 pro-vita

L’approvazione di questa mozione non fa altro che vanificare tutti gli sforzi e le battaglie che fino ad oggi si sono portate avanti, con fierezza e determinazione. Sì, le vanifica, perché si discute di tutela della vita, dando per scontato che l’aborto ne sia la minaccia. L’aborto non minaccia in alcun modo la vita! L’aborto è una scelta indipendente, consapevole e molto difficile. Ogni tentativo di demonizzare l’aborto non fa altro che scavare profondi turbamenti nell’animo di chi lo ha scelto consapevolmente: la donna che sceglie di interrompere una gravidanza si sente colpevole quando in realtà dovrebbe solo venire appoggiata, aiutata e supportata.

Viviamo in uno Stato laico, ma la laicità viene ogni giorno dimenticata, lasciata alla mercé di chi riesce a strumentalizzare un diritto trasformandolo in un delitto. Attraverso l’approvazione di questa mozione che si proclama a difesa della vita, non si fa altro che accrescere un divario sociale, dividendo la popolazione in buoni e cattivi: sono una persona buona se accolgo la vita nel modo in cui le associazioni sedicenti pro-vita mi indicano, sono una persona cattiva se rivendico il diritto di ogni donna a poter interrompere la gravidanza. Definire una città a favore della vita perché contraria all’aborto e a sostegno della maternità mina lo Stato di diritto, ancora una volta.

Così, giungo alla conclusione che nessuno decide qual è il modo giusto di tutelare la vita, perché non si tutela la vita in modo unilaterale: si tutela la vita quando non si calpestano i diritti di nessuno. Tutelare la vita vuol dire fare in modo che ogni donna possa sentirsi libera di scegliere, senza alcuno scherno o etichetta, perché non esistono vite di serie A e di serie B: esiste la vita e la libertà di deciderne secondo la propria, insindacabile, coscienza.

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Virginia Ciambriello

Virginia Ciambriello

Malinconica seriale, non ho da offrire nulla eccetto la mia confusione - come disse Kerouac. Amo tutto ciò che è arte e ho due ossessioni: il pistacchio e i tramonti. Sono romantica fino all'osso e siccome non riesco a dirlo, lo scrivo.

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