Anche i libri ci tradiscono: 5 titoli sullo scaffale dei libri brutti

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«A scrivere un libro brutto si fa la stessa fatica che a scriverne uno bello; e il libro brutto viene con la stessa sincerità dell'anima dell'autore». Aldous Huxley

«A scrivere un libro brutto si fa la stessa fatica che a scriverne uno bello; e il libro brutto viene con la stessa sincerità dell’anima dell’autore». Aldous Huxley

Anche i libri tradiscono, sì. I lettori più accaniti se ne saranno accorti. Li sfiori, li guardi, sfogli ogni pagina con delicatezza. Un amplesso che non arriva, un peso di carta e copertina fra le mani, soldi spesi che non sono valsi la pena. Uno di quei libri che non osi buttare o scambiare, ma che lasci marcire nello scaffale rinominato libri brutti.

La carta stampata, le storie di ogni genere sono da sempre una via di fuga dalla realtà; un mezzo col quale fuggire per qualche pagina dal caos dei mezzi pubblici, dai rapporti umani (a volte più faticosi di Stendhal). A volte quella carta è invece ottima compagna dei nostri momenti di solitudine, quelli voluti e cercati come il caffè la mattina. Per questo mi sento tradita, a volte, dai libri. Mi sento tradita da chi ne parla affascinato, da chi consiglia quel libro invece di quell’altro. Si creano irrimediabilmente delle aspettative, carichiamo così tanto quel volume che poi forse non riusciamo davvero a goderne.

Non esiste programma di vacanza più bello che proporsi di non leggere neppure un rigo e, dopo, niente di più piacevole che, al momento opportuno e con un libro veramente attraente, tradire il bel programma.

Herman Hesse descrive così quel momento vissuto da ogni lettore almeno una volta nella vita. Si torna un po’ fanciulli, consapevoli di aver mentito a noi stessi poco prima e allo stesso tempo fieri della scelta più ovvia. Il problema sorge quando, per l’appunto, non ne vale la pena. Quando fra le mani non abbiamo altro che libri brutti.

Soffro, secondo me, di ansia da lavoro. E così ogni tanto per premiarmi mi concedo una spesa folle in libreria. Me ne vado, di scaffale in scaffale, cercando il polline più dolce fatto di inchiostro. L’odore della carta, la sua consistenza e lo spessore. Guardo con attenzione la rilegatura, osservo e carezzo gli angoli. Guardo tutti quei dettagli che guardo tutti i giorni lavorando in tipografia e sto bene, mi sento libera. Acquisto ed esco, con una busta piena e il conto più vuoto.

Ma del resto, che importa? Hai acquistato dei libri, no?

Come dice Aldous Huxley, scrittore britannico conosciuto ai più per la sua propensione alla realtà distopica:

A scrivere un libro brutto si fa la stessa fatica che a scriverne uno bello; e il libro brutto viene con la stessa sincerità dell’anima dell’autore.

Libri brutti, #1: Storie di alberi e bonsai, di Alejandro Zambra

In foto, l'autore di Storie di alberi e bonsai, lo scrittore Alejandro Zambra

In foto, l’autore di Storie di alberi e bonsai, lo scrittore Alejandro Zambra

Il primo posto è suo ma solo perché è l’ultimo tradimento. Uno dei libri brutti senza dubbio. Due storie parallele e separate, un uomo con una vita poco interessante che sposa una donna che non si capisce se una figlia ce l’ha già o se alla fine è figlia di questo uomo. Lui che tutte le sere racconta alla bimba storie di questi alberi e di questi bonsai che inspiegabilmente non si presentano. Non vi è traccia di queste storie. Senza dubbio è presente questa bipartizione del testo. Ambedue le storie sono costruite sulla vita di coppia, due storie per due coppie diverse. Eppure niente, non va. Ti avvolge la noia e quel senso di perdita che non ti spieghi; perché guardi quel libro, guardi quel costo, guardi quel che ti è rimasto e sospiri sconsolato.

Libri brutti, #2: Una vita da libraio, di Shaun Bythell

Dettaglio della copertina di Una vita da libraio, di Shaun Bythell, edito da Einaudi

Dettaglio della copertina di Una vita da libraio, di Shaun Bythell, edito da Einaudi

Sarà che ho sempre sognato avere una mia piccola libreria, lavorare in una biblioteca. Mai però avrei pensato di scrivere un libro piatto annotando spese ed entrate. Perché è così che ho trovato questo libro, un diario di viaggio di un libraio già stanco prima ancora di concludere l’acquisto della libreria. E non è certamente una cosa di cui vantarsi. Nonostante ciò, ho scelto di non farlo marcire nella sezione dei libri brutti, ma di scambiarlo. Per una come me che non ha gradito la lettura, altri ventitré hanno invece fatto a gara per accaparrarselo.

Libri brutti, #3: Diario di bordo di uno scrittore, di Björn Larsson

In foto, l'autore di Diario di bordo di uno scrittore, Björn Larsson

In foto, l’autore di Diario di bordo di uno scrittore, Björn Larsson

Iperborea, copertina pazzesca. Autore nordico, freddo e razionale, ma con quella punta di finto realismo che tanto si avvicina a una lettura godibile e piacevole. E niente: lui, autore, che scrive un diario dello scrittore. Certamente interessante perché di diari di qualcosa ne abbiamo letti e scritti tutti e questo sullo scrittore mi mancava, ma ammetto, decisamente poco travolgente nonostante abbia provato a raccontare la parte bella e quasi eroica di chi si accinge a scrivere un libro.

A quel punto, domandando nei vari gruppi di lettura, ho riscontrato un problema comune: molto spesso sono le traduzioni a impedire una lettura del libro piacevole. Come dargli torto. Ho visto il mio scaffale di libri brutti e ho trovato autori italiani che si proclamavano esser dei veri e propri amanti e poi invece, alla fine, erano solo libri traditori. L’ultimo italiano che mi ha tradito è stato condiviso e consigliato e forse è per questo che mi sono sentita tradita così.

Libri brutti, #4: Comallamore, di Ugo Riccarelli

Dettaglio della copertina di Comallamore, di Ugo Riccarelli, edito da Mondadori

Dettaglio della copertina di Comallamore, di Ugo Riccarelli, edito da Mondadori

Se ricorderete la recensione di qualche mese fa, avevo fatto una premessa: poco scorrevole e noioso ma forse per colpa mia, forse sono io che ho sbagliato momento. Gli elementi gradevoli c’erano tutti, in quanto l’autore è italiano e dunque il problema traduzione non si pone; è un romanzo, ma costruito con solide basi storiche; si parla di interesse verso un nosocomio che aveva da sempre affascinato il protagonista al punto da andarci a lavorare. Eppure è stata una lettura sofferta, una lenta agonia.

Libri brutti, #5: Io e te, di Niccolò Ammaniti

In foto, l'autore di Io e te, lo scrittore Niccolò Ammaniti

In foto, l’autore di Io e te, lo scrittore Niccolò Ammaniti

La storia di questo breve romanzo sarebbe anche interessante. Lorenzo, un adolescente che non si piega a socializzare con i coetanei perché non sono degni di lui. Il problema, con Ammaniti, è che sono romanzi impegnativi che vanno bene quando non conosci il padre, professore del mio vecchio corso di studi. L’unica cosa che penso quando leggo Ammaniti-figlio è come sia stato in grado di crescere con un Ammaniti padre così rigido e austero. In pratica la lettura si trasforma in una costante analisi del rapporto padre-figlio.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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