First Man: la Terra non basta

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Ryan Gosling interpreta il cosmonauta Neil Armstrong nell'ultimo film di Damien Chazelle, First Man

Ryan Gosling interpreta il cosmonauta Neil Armstrong nell’ultimo film di Damien Chazelle, First Man

C’è una regola a teatro, quando si ha a che fare con le scene corali, che vuole che il retroscena non sovrasti mai l’azione principale. Eppure in First Man, l’ultima fatica di Damien Chazelle, questa regola viene continuamente trasgredita, anche se in modo figurato. Vi posso garantire, però, che è un bene che sia così.

Damien Chazelle ha 32 anni ed è il regista più giovane ad aver vinto il premio Oscar, traguardo raggiunto due anni fa grazie allo stupendo La La Land. Le aspettative per il lavoro successivo erano quindi altissime e Chazelle, dal canto suo, ha deciso di sorprenderci tutti. A fine agosto, quando ha aperto il Festival del Cinema di Venezia, First Man ha raccolto molti applausi, ma non fu travolto dall’entusiasmo. E credo di aver capito perché.

Quando dicevo prima che Chazelle voleva sorprenderci tutti, l’ha fatto partendo dal film stesso. Dai lavori iniziali concentrati principalmente sulla musica e sullo spettacolo, il regista approda qui a un biopic che si potrebbe definire un inno al cinema di fantascienza.

First Man, la storia del biopic diretto da Damien Chazelle

In foto, Ryan Gosling, Claire Foy e Gavin Warren sul set di First Man, di Damien Chazelle

In foto, Ryan Gosling, Claire Foy e Gavin Warren sul set di First Man, di Damien Chazelle

La storia di questo lungometraggio si basa sulla più grande conquista dell’uomo dell’epoca contemporanea, ossia l’allunaggio, avvenuto il 20 luglio 1969 e compiuto da tre astronauti della NASA: Buzz Aldrin, Michael Collins, e, ovviamente, lui: Neil Armstrong.

First Man ci porta dentro la vita di quest’uomo che noi consideriamo una leggenda, ma che di leggendario sembra avere poco o nulla, per gli standard a cui siamo abituati. Neil Armstrong è un pilota civile, sposato e con figli, un uomo assolutamente normale al primo sguardo. La famiglia Armstrong, però, a inizio anni ’60 è sconvolta da un tremendo lutto familiare: muore la figlia Karen, uccisa da un tumore al cervello per il quale ancor oggi si fatica a trovare la cura. La tragedia sembra distruggere Armstrong, ma ecco che inizia a mostrarsi l’eroe che conosciamo: parte la missione Gemini, Neil chiude tutto il dolore dentro di sé e va avanti. Intanto, in cielo splende la luna.

Gli anni passano, la missione Gemini si sviluppa piano piano e Neil comincia a essere visto come una delle figure di spicco della NASA. Nel frattempo la famiglia si allarga, i bambini crescono e le famiglie dei colleghi di Neil sono la compagnia migliore che si possa desiderare. Ed eccolo qui, il retroscena insidioso di cui parlavo all’inizio. È la vita vera, le disgrazie sono sempre dietro l’angolo, e la missione Gemini ha un costo altissimo in termini di vite. L’incidente nella prova senza cavi è mostrato solo a metà. Chazelle, da dietro la macchina da presa, ci sussurra all’orecchio che lì dentro, qualche scena fa, c’era Neil. Quell’incidente era uno di quelli preparatori alla missione Apollo. Intanto, in cielo splende la luna.

I tre cosmonauti Armstrong, Aldrin e Collins in First Man, di Damien Chazelle

I tre cosmonauti Armstrong, Aldrin e Collins in First Man, di Damien Chazelle

La NASA comincia a essere attaccata dall’opinione pubblica: perché dobbiamo spendere tutti questi soldi in cose che non ci servono? Perché continuare con questi esperimenti se i rischi sono così alti e muoiono delle persone? L’unico ad appoggiare la NASA è il governo americano, che non può tollerare i progressi dei sovietici in campo spaziale (nel 1961 riescono a mandare il primo uomo nello spazio, Jurij Gagarin). Il connubio Vietnam-Apollo 11 non fa altro che inasprire le tensioni palpabili nell’opinione pubblica e la pressione per un successo della NASA si fa sentire. Intanto, in cielo splende la luna.

Mentre la moglie di Neil, Janet (interpretata da una statuaria Claire Foy), inizia a dare sfogo alla rabbia per la pericolosità della missione a cui va incontro suo marito, il razzo Apollo 11 si prepara per la sua dipartita. Non si direbbe, ma la scena in cui Neil, quasi costretto dalla moglie a parlare ai suoi figli prima di partire, si decide a dire loro quanto sia bassa la probabilità di tornare a casa sano e salvo, è di una profondità unica. È profonda perché è assolutamente realistica: niente pianti commoventi, niente urla, niente dramma. Solo silenzio.


Anche quando finalmente vediamo il suolo lunare, lo vediamo riflesso sull’elmo di Armstrong. Lui è il primo uomo, il primo a mettere piede sulla Luna.


Ed è proprio uno spettrale silenzio ad accogliere nello spazio i tre cosmonauti Armstrong, Aldrin e Collins. L’Eagle, una delle parti dell’Apollo, si stacca e conduce Aldrin e Armstrong sul suolo lunare. Se il film fino a prima aveva poco di prettamente epico, è solo perché è stato riservato per la parte finale della pellicola, in cui il coinvolgimento dello spettatore è portato al massimo. First Man ha uno spannung (in tedesco, momento di massima tensione) degno di nota. La colonna sonora di Hurwitz e la regia di Chazelle sono stratosferiche, la prima per l’epicità, la seconda per l’introspezione. Anche quando finalmente vediamo il suolo lunare, lo vediamo riflesso sull’elmo di Armstrong. Lui è il primo uomo, il primo a mettere piede sulla Luna.

Quando qualche scena prima gli viene chiesto se voleva portarsi qualcosa sull’Eagle, Armstrong risponde sempre di no. Aveva già tutto: era il braccialetto della figlia Karen. In quella che è forse la scena più bella di tutto il film, Neil lascia andare questo braccialetto nello spazio senza gravità del satellite. Non era riuscito a portarla fuori dalla sua malattia, ma ha portato il suo ricordo fino alla Luna. La Terra non bastava più.

Prima dicevo che la reazione a Venezia verso questo film fu un meritatissimo applauso, ma non entusiasta, e affermavo di aver capito il perché. La mia è solo una teoria, ma credo che il poco entusiasmo non fosse tanto verso un qualche difetto del film. Il punto è che alla fine di First Man il silenzio sembra quasi un obbligo, per non disturbare la quiete dello spazio, o come segno di rispetto verso coloro che sono morti per questo obiettivo.

First Man, una teoria

In foto, Claire Foy sul set di First Man, di Damien Chazelle

In foto, Claire Foy sul set di First Man, di Damien Chazelle

Avvicinandomi alla conclusione, spendo due parole a favore della recitazione di Gosling: per quanto sia stata fantastica la Foy, Gosling in questo film tocca livelli di bravura incredibili. Rappresenta un uomo non per come siamo abituati a pensarlo noi, ma per come effettivamente era. La sua performance ci permette di assaporare tutte le sfumature della personalità di Armstrong e senza questo preciso interprete non credo che quest’impresa sarebbe riuscita.

First Man sa già dove vuole arrivare e egli Oscar lo stanno aspettando. Intanto, in cielo splende la Luna. Ma non è più la stessa Luna: ora sulla sua superficie campeggia una bandiera americana e il suolo è costellato di impronte. Il primo passo di Neil Armstrong è stato un salto per l’umanità che difficilmente siamo riusciti a replicare, ma il presidente Kennedy ne sarebbe fiero: “Entro la fine del decennio noi manderemo un uomo sulla Luna”. La sua promessa è stata mantenuta.

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Sara Sgarbossa

Sara Sgarbossa

Immaginate una ragazza (quasi) completamente persa nei suoi sogni, sempre alla ricerca di storie da ascoltare o raccontare, innamorata del teatro e del cinema, nerd riscoperta, e avrete come risultato me.

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