I crimini di Grindelwald è uno schieramento di pedine

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In foto, gli attori Katherine Waterston ed Eddie Redmayne in una scena del film Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald

In foto, gli attori Katherine Waterston ed Eddie Redmayne in una scena del film Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald

Ebbene sì, rieccoci; dopo due anni ecco che ci accomuna nuovamente un importantissimo appuntamento cinematografico: il seguito di Animali Fantastici, ossia I crimini di Grindelwald. Il film, nella sua interezza, non è stato affatto brutto, anzi; presenta però diversi problemi e mi è piaciuto decisamente meno rispetto al primo. Dopo averlo guardato, ho capito subito che mi sarebbe servita qualche ora per elaborarlo, ma ho sentito anche il bisogno impellente di parlarne il prima possibile; scrivere quindi una recensione (spoiler free, promesso!) mi è sembrato subito imperativo. Procediamo quindi con ordine.

La storia, questa volta, è ambientata a Parigi, dove più o meno tutti i personaggi sono sulle tracce di Credence: l’obscurus è infatti sopravvissuto ed è impegnato a girare l’Europa nella speranza di ritrovare la sua famiglia, per scoprire finalmente le sue origini. Newt Scamander viene incaricato da Silente in persona di trovarlo prima che lo facciano Grindelwald o gli Auror, personaggi sempre più controversi. Così il Magizoologo, seppur inizialmente riluttante, si riunirà con i suoi amici (e Tina!) e ignorerà bellamente il divieto di lasciare l’Inghilterra imposto dal Ministero. A rendere la situazione più tesa e complicata ci saranno suo fratello Theseus e la sua fidanzata – nonché vecchio amore di Newt – Leta Lestrange.

In foto, l'attore Jude Law interpreta Silente nel film Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald

In foto, l’attore Jude Law interpreta Silente nel film Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald

L’atmosfera è decisamente più oscura e seria rispetto a quella del primo film e la scena è quasi interamente occupata dal vero protagonista: Grindelwald. Sì, ero scettica, ero infastidita, ma devo ammettere che Johnny Depp ha fatto un lavoro eccellente. Grindelwald è un cattivo profondamente diverso da Voldemort. Stiamo parlando di un idealista, di un folle estremamente intelligente e calcolatore, sicuramente persuasivo e con un certo fascino. L’impronta politica del film (e, oso dire, dell’intero franchise) è molto più potente rispetto a quella dei film di Harry Potter; i chiari riferimenti al nazifascismo calzano a pennello non solo con la storia ma anche con il clima politico attuale. Grindelwald immagina un mondo in cui i maghi siano al vertice della piramide, com’è giusto che sia, e non fa che alimentare l’odio dei Purosangue con furbizia e discorsi carismatici. Il filo conduttore di questo secondo capitolo è la definizione degli schieramenti che precederà lo scontro finale: i personaggi, anche i più neutrali, dovranno insomma decidere da che parte stare e perché.

In foto, l'attore Johnny Depp nel film Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald

In foto, l’attore Johnny Depp nel film Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald

Veniamo dunque ai problemi di questo secondo capitolo. La mia impressione è che il tempo non sia bastato per sviluppare adeguatamente tutte le sottotrame, i nuovi personaggi, le rivelazioni e, soprattutto, che ci siano dei buchi di trama non indifferenti, come se fossero state tagliate intere scene utili a definire meglio psicologia e punto di vista dei personaggi, lasciandoci con conclusioni improvvise, affrettate, che siamo costretti a giustificare o a interpretare secondo le nostre personali opinioni. Alcune soluzioni scelte dalla Rowling sono state troppo semplicistiche; sono stati introdotti dettagli e spiegoni sviluppati male, tutta l’azione è stata concentrata (letteralmente) nella parte finale del film, costellato di cambi di scena e punti di vista continui che hanno reso difficile, per lo spettatore, immedesimarsi a fondo nella psicologia di un personaggio al fine di capire cosa stesse effettivamente succedendo e perché. Insomma, non è un film pienamente soddisfacente, presenta svariati problemi (tra cui un finale che potrebbe potenzialmente diventare una sciocchezza mastodontica) ma non è un brutto film.

In foto, gli attori Dan Fogler ed Eddie Redmayne nel nuovo film Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald

In foto, gli attori Dan Fogler ed Eddie Redmayne nel nuovo film Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald

Gli aspetti positivi ci sono e hanno un loro peso. Jude Law nei panni di Silente è perfetto, non ci sono altre parole per descriverlo e sono sicura che nei prossimi film gli renderà ancora più onore; rivedere Hogwarts è stato emozionante e, proprio come il primo, trovo che questo film sia visivamente stupendo. La scena iniziale è una delle più belle che abbia mai visto e al regia di David Yates non ha per niente deluso le mie aspettative. Inoltre apprezzo molto il fatto che anche chi teoricamente sta dalla parte dei buoni possa essere controverso, ambiguo, come gli Auror, gli altri componenti del Ministero e addirittura Silente stesso.

Parliamoci chiaro: se Animali Fantastici non vi convince, se è dal primo film che pensate solo alla Hogwarts che già conosciamo e se Newt Scamander non vi entusiasma come protagonista non credo che questa nuova era magica faccia per voi. Personalmente, io la adoro: penso ancora che cinque film siano troppi, ma aspetterò di vederli tutti per dare un giudizio finale. Credo inoltre che sia giusto essere critici, ma anche che a volte bisogna godersi la parte bella di quello che ci viene concesso. Possiamo ancora andare al cinema a rivivere un po’ del mondo di Harry Potter; possiamo assistere a una nuova storia; possiamo prevedere, fare congetture; possiamo emozionarci e stupirci.

C’è ancora tanto da raccontare: la mia conclusione è che I Crimini di Grindelwald altro non è che uno schieramento di pedine, un filler che serve a prepararci per quello che succederà in seguito.

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Melissa Vitiello

Melissa Vitiello

22 anni, tra Napoli e Istanbul. "Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita", diceva Sylvia Plath.

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