Perché dovresti visitare la Sicilia fuori stagione

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Cattedrale di Palermo, Sicilia. Foto di Milena Vesco

Cattedrale di Palermo, Sicilia. Foto di Milena Vesco

Riserve naturali e spiagge con panorami mozzafiato rendono la Sicilia il posto prefetto per passare le vacanze estive senza spendere troppo. Ma la Sicilia offre molto più di mare e granite, ecco perché è la meta perfetta per una vacanza low cost fuori stagione.

Cibo che fuori stagione è di stagione

In estate i turisti sono alla ricerca di pesce, granite, gelato e gelo di melone, ma non sanno che la tradizione siciliana offre anche altre prelibatezze che è meglio gustare nei mesi successivi. Procediamo in ordine temporale.

  • Gli scuzzulati. subito dopo l’estate si trovano i migliori fichi d’india dell’anno, i cosiddetti “scuzzulati”. Sono i fichi d’india del secondo raccolto, più grandi, più succosi, più saporiti.
  • Il pistacchio. Il pistacchio fa Bronte di cognome. Tra fine settembre e inizio ottobre si tiene la sagra del pistacchio di Bronte Dop, famoso in tutto il mondo. Certamente il pistacchio si può mangiare ogni giorno dell’anno, ma non c’è occasione migliore della sagra per esserne letteralmente circondati sotto le forme di dolci, salati, primi, secondi, creme, granelle, bevande.
Il pistacchio fa Bronte di cognome. Tra fine settembre e inizio ottobre si tiene la sagra del pistacchio di Bronte Dop, famoso in tutto il mondo

Il pistacchio fa Bronte di cognome. Tra fine settembre e inizio ottobre si tiene la sagra del pistacchio di Bronte Dop, famoso in tutto il mondo

  • La frutta martorana. Nei primi di novembre, in occasione delle festività dei defunti, pasticcerie e bar si riempiono di coloratissima frutta martorana. Si tratta di finta frutta (ma non solo) fatta di pasta di mandorle e colorata ad arte. Lo stesso impasto di mandorle, in occasione della Pasqua, prende la forma di un agnello, che di solito viene decorato con cioccalatini, bandierine e ornamenti di pasta di zucchero.
  • Le muffulette. Anche queste gustose tutto l’anno, sono in realtà tipiche nel periodo che va dal 2 novembre (giorno dei morti) all’11 (San Martino). Si tratta di panini tondi e morbidi con finocchietto nel loro impasto. Come condirli? Panelle, formaggi, olive, sarde, affettati vari, salsiccia, pomodori secchi, qualsiasi ben di dio in grado di far resuscitare i morti. A me piace molto con la salsiccia di Alcamo, pomodoro, origano, olio e… ricotta. E così arriviamo al prossimo punto!
  • La ricotta. Pura, bianca, lieve, dolce o salata ma rigorosamente di pecora. Regina della cucina siciliana, la ricotta si gusta al meglio quando non fa più troppo caldo. Solo per elencare tutti i dolci siciliani con la ricotta, dovrei scrivere un trattato a parte. Mi limito a consigliare alcuni must. Obbligatori i cannoli di Fulgatore o di Dattilo, famosi per portare alta la bandiera della tradizione. Poi le cassatelle di Castellammare, mezzelune fritte e ricoperte di zucchero a velo. Infine ci si può sbizzarrire a Palermo: iris fritta, iris al forno, ravazzata, cassata, sbriciolata… Ricordando la regola numero uno: la ricotta buona è quella che non fa venire acidità e, finché ce n’è, “cala” sempre bene.
  • Arancine. Protagoniste dello street food palermitano, le arancine portano gioia al palato in ogni stagione. Ma il loro giorno glorioso è il 13 dicembre, ovvero Santa Lucia. Oltre alle classiche arancine alla carne e al burro (ripiena in realtà di prosciutto e formaggio), durante Santa Lucia puoi mangiarne di mille gusti, ogni anno più creativi. Si trovano facilmente arancine alla salsiccia, ai funghi, al salmone e anche arancine dolci alla ricotta con gocce di cioccolato. Unica cosa importante: se mangiate nel palermitano, ricordatevi di chiamarle nel modo giusto.

Se mangiate arancine nel palermitano, ricordatevi di chiamarle nel modo giusto

  • Cuccia. Altro stratagemma per evitare i farinacei per Santa Lucia, la cuccia viene spesso mangiata nel Biancomangiare, un dolce tipico simile a un budino al latte che è delizioso anche da solo. Ultimo appunto sul tema Santa Lucia: se in questo periodo dell’anno vi trovate in Sicilia occidentale, non perdetevi Cortiamo, un concorso internazionale di cortometraggi che si svolge ad Alcamo ogni anno il secondo weekend di dicembre. L’evento è completamente gratuito e la sala si trova proprio di fianco alla Chiesa barocca dei Santi Paolo e Bartolomeo.
  • Cudduredde. Biscotti natalizi ripieni di confettura di fico e ricoperti di glassa, le cudduredde sono tipiche soprattutto nella mia città, ad Alcamo. Sanno di feste in famiglia.
  • Cioccolato di Modica. Si tratta dell’unico cioccolato in Europa ad aver ottenuto la certificazione Igp. La peculiarità di questo cioccolato sta nel fatto che lo zucchero non è sciolto nell’impasto perché viene lavorato a freddo e la consistenza della tavoletta resta più granulosa. Esiste in tante varianti speziate, agrumate, fruttate. Provate a chiedere un assaggio, se riuscite a passare dalla bellissima Modica, di cui parleremo ancora più avanti.
Quello di Modica è l’unico cioccolato in Europa ad aver ottenuto la certificazione Igp

Quello di Modica è l’unico cioccolato in Europa ad aver ottenuto la certificazione Igp

  • Carciofi. In provincia di Palermo, si trova un piccolo comune che si chiama Cerda, noto principalmente per due motivi: la Targa Florio, la gara automobilistica su strada più antica del mondo, e i carciofi. A questo monumento della cucina mediterranea, Cerda ha dedicato un monumento di nove metri in piazza La Mantia e una sagra che si svolge ogni anno il 25 aprile, con ampia varietà di ricette prelibate a base di carciofo. Anche il periodo di Pasqua e pasquetta può essere perfetto per recarsi a Cerda, magari provando i menù a base di carciofo di trattorie e agriturismi.

E, se ancora non basta tutto questo, aggiungo anche le profumatissime arance, il cous cous, le mandorle, i limoni, il suino nero dei Nebrodi con rispettiva sagra a gennaio, il pesto trapanese, il vino – oltre al famoso Nero d’Avola, bisogna provare il bianco d’Alcamo, la mia città, nota per il vino – e l’Ottobrando a Floresta, che tutte le domeniche di ottobre porta in piazza sagre con prodotti del periodo.

Al carciofo, il comune di Cerda, in Sicilia, ha dedicato un monumento

Al carciofo, il comune di Cerda, in Sicilia, ha dedicato un monumento

Palermo: capitale italiana della cultura 2018

Il nostro capoluogo è stato eletto capitale della cultura. Il significato della parola “cultura” si presta a diverse interpretazioni, ma quando conosci Palermo capisci che ne rispecchia tante.

Cultura come impronta storica. Palermo è il registro artistico e architettonico su cui hanno lasciato la firma tutti i suoi dominatori. Si passa da uno stile all’altro non solo su una stessa strada, ma a volte anche nello stesso edificio, riconoscendo non solo il gusto mediterraneo, ma anche quello più orientale o più nordico. Emblematica dell’eclettismo di Palermo, la Palazzina Cinese è uno dei miei posti preferiti della città. Imperdibile l’architettura arabo-normanna, di cui la cappella Palatina, all’interno del palazzo dei Normanni, rappresenta uno dei gioielli più preziosi.

Cultura gastronomica. La Vucciria, Ballarò e Capo sono ristoranti a cielo aperto di Palermo, culla dello street food. Arancine, panelle, crocchette, stigghiola, pani ca’ meusa, polpo bollito e tanti altri odori.

Cultura dell’accoglienza. Perché “Palermo” significa “Tutto porto” e se attracchi a Palermo si fa un posto a tavola in più per tutti.

Cultura dell’abbondanza. Puoi capire davvero cos’è se ordini una brioscia da Brioscià. E poi i graffiti del Ballarò, l’islamismo alla camera delle meraviglie, il Politeama, le catacombe dei Cappuccini, le catacombe paleocristiane di Porta d’Ossuna, la chiesa del Gesù (anche detta Casa Professa), la chiesa dell’immacolata concezione al Capo, il grande orto botanico, il Teatro Massimo, il terzo teatro più grande d’Europa. Così tanto da vedere.

Chiesa del Gesù, detta Casa Professa, a Palermo, Sicilia

Chiesa del Gesù, detta Casa Professa, a Palermo, Sicilia

Barocco siciliano, uno stile tutto nostro

L’esagerazione è un gusto che abbiamo fatto talmente nostro da darlo per scontato. Siamo esagerati nei gesti, nelle porzioni di cibo, nel tono della voce, esageriamo sempre nei nostri racconti. L’esagerazione siciliana si esprime anche nell’architettura. Non solo sulle facciate delle chiese, ma anche sotto i balconi. Ogni spazio è occasione per aggiungere.

La capitale siciliana dal barocco è Noto, città recentemente sulla bocca di tutti perché scelta come location del matrimonio Ferragnez. Maggio è il momento migliore per visitare Noto, perché c’è la tradizionale “infiorata”: via Nicolaci si trasforma in un tappeto di fiori e per tre giorni ospita spettacoli, mostre e degustazioni.

La scalinata di S. Maria del monte, a Caltagirone, Sicilia

La scalinata di S. Maria del monte, a Caltagirone, Sicilia

Oltre a Noto e all’ovvia Palermo, altre mete fondamentali per il barocco siciliano sono tutte le principali della “Val di Noto” (Patrimonio dell’umanità UNESCO): Catania, Caltagirone (città delle ceramiche), Ragusa (resa nota anche grazie al Commissario Montalbano), Modica (dove si trova anche la casa natale di Salvatore Quasimodo) e Acireale.

Nel 2017 il giornale The Guardian ha inserito il Carnevale di Acireale tra i migliori dieci carnevali alternativi d’Europa. Passare il carnevale ad Acireale vuol dire allegria, colori, carri, musica, luci, fiori, tradizione, divertimento, clima mite e barocco siciliano che fa da cornice. Se non avevi mai considerato di visitare la Sicilia in febbraio, adesso non hai più scuse.

Nel 2017 il giornale The Guardian ha inserito il Carnevale di Acireale tra i migliori dieci carnevali alternativi d’Europa

Nel 2017 il giornale The Guardian ha inserito il Carnevale di Acireale tra i migliori dieci carnevali alternativi d’Europa

Magna Grecia

Fidati: non vuoi davvero visitare la valle dei templi di Agrigento sotto il sole cocente di luglio. Una volta scelto un periodo più mite, puoi approfittarne per scoprire anche gli altri tesori di cultura classica in giro per tutta l’isola. Dal teatro di Taormina al tempio di Segesta, dal tempio di Hera a Selinunte ai teatri di Siracusa e di Segesta, dove in entrambi è ancora possibile assistere alle rappresentazioni di tragedie e commedie greche, oltre ad altre attività culturali come letture e seminari tematici.

Il teatro greco di Taormina, Sicilia

Il teatro greco di Taormina, Sicilia

Per quanto riguarda le tragedie, sono messe in scena sia traduzioni fedeli al testo originale sia, qualche volta, degli “adattamenti” che possono essere ambientati ai giorni nostri, nella Sicilia antica o altri scenari. Personalmente sconsiglierei di andare a vedere un adattamento, meglio prediligere i testi fedeli. Non serve attualizzare un classico, i classici sono già attuali, semmai siamo noi che rischiamo di non esserlo. Ma di questo magari parleremo un’altra volta, in un altro articolo.

La valle dei Templi di Agrigento, Sicilia. Foto di Milena Vesco

La valle dei Templi di Agrigento, Sicilia. Foto di Milena Vesco

La traccia classica non si esaurisce in teatri e templi. In Sicilia si trovano musei pieni di pittura vascolare, sculture e oggetti di ogni genere nonché i resti delle antiche città dove i coloni si sono insediati. Ci sono tutti gli ingredienti per un itinerario completo.

Tra le città imperdibili insisto comunque su Siracusa e Ortigia. Di quest’ultima sono più famosi il duomo e la Fonte Aretusa. A Siracusa invece si trova anche il piccolo teatro dei pupi siciliani, le catacombe di San Giovanni e si può entrare nell’“orecchio di Dioniso”: una grotta scavata sotto al teatro greco per amplificare la voce degli attori. E poi, tra Siracusa e Ortigia, anche solo perdendosi nei vicoli, si scopre una bellezza unica.

Tutto il resto della Sicilia

L'Etna innevato. Il vulcano attivo, tra i simboli della Sicilia, è patrimonio dell’umanità UNESCO

L’Etna innevato. Il vulcano attivo, tra i simboli della Sicilia, è patrimonio dell’umanità UNESCO

Finora abbiamo visto cibo, Palermo, barocco e Magna Grecia, ma è impossibile ingabbiare la Sicilia in soli quattro paragrafi. Tutto quello che non sono riuscita a scrivere è materiale per un altro viaggio.

Erice è un posto magico in provincia di Trapani. Sembra protetto da una bolla spazio-temporale che lo conserva in un’atmosfera medievaleggiante. Il mio periodo preferito per visitare Erice è quello natalizio. Nella piazza si trovano mercatini di Natale, cioccolata calda e altro cibo. In giro per la città, nelle chiese e non solo ci sono dei presepi fatti all’antica e la città è avvolta da una leggerissima nebbiolina incantata, ma tanto sottile da non offuscare il panorama visibile dal castello. Ma la cosa davvero fondamentale da fare ad Erice è mangiare le genovesi! Le genovesi, che probabilmente prendono questo nome dalla forma del cappello dei marinai, sono dei dolci tipici di pasta frolla ripiena di crema, anche se adesso si trovano anche nelle varianti alla nutella e alla ricotta.

La vista dal castello di Erice comprende anche le vicine saline di Trapani e Paceco. I meravigliosi colori, specialmente al tramonto, le rendono un luogo romantico e perfetto per un aperitivo, magari in autunno o in primavera, quando è possibile incontrare i fenicotteri.

Mi sentirei in difetto se in questa circostanza dimenticassi altre tappe interessanti come la villa dei mostri o Villa Palagonia a Bagheria, suggestivi angoli nascosti come il Borgo Parrini a Partinico, il duomo di Monreale o panorami naturali come le gole dell’Alcantara e l’Etna, vulcano attivo e patrimonio dell’umanità UNESCO. Molti altri sono i motivi per amare la Sicilia in ogni stagione, ma li lascio alla scoperta del viaggiatore curioso che deciderà di avventurarsi, forse guidato da questa lettura.

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Milena Vesco

Milena Vesco

Nata ad Alcamo, in Sicilia. Ha preso molto sul serio il fatto che "in principio era il Verbo" e adesso studia Comunicazione a Bologna. Ambisce ad ottenere il Guinness World Record per il maggior numero di collant sfilati, ma il suo obiettivo principale è diventare ogni giorno se stessa.

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