Ormai Anastasio è il nuovo volto pop della destra italiana

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In foto, il rapper Anastasio, vincitore della 12esima edizione del talent X Factor Italia

In foto, il rapper Anastasio, vincitore della 12esima edizione del talent X Factor Italia

Prima di giovedì 13 dicembre di Anastasio, vincitore dell’ultima edizione di X Factor, non si sapeva molto. Nulla sembrava discostarlo dalla solita formula del rampollo da talent show: giovane, carino, dal vago retrogusto fresh senza essere davvero innovativo. La miscela preferita da quella fetta di pubblico, la più prolifica e rumorosa, che va dai 13 ai 19 anni, quella che ha da spendere tempo per accamparsi fuori dalle librerie ai firmacopie e soldi per comprare CD e merchandise. Ma stavolta c’è qualcosa di diverso, e lo dobbiamo a Vice: con un articolo apparso su Noisey Italia la mattina prima della finale, che tramite alcuni screen ne rivelava le preferenze politiche di destra (quella sovranista), Anastasio è passato da essere un semplice finalista a essere il possibile volto giovane e pop del neofascismo italiano. Con conseguenze più disastrose di quanto si possa pensare.

L’articolo sembra voler essere un exposé dell’orientamento politico di estrema destra dell’aspirante rapper, sicuramente poco ortodosso in quel mondo. Inizia infatti citando una frase di Salmo: «Se ti piace Salvini, non ascoltare rap». Una valida accusa all’ipocrisia di chi canta un genere senza capirlo, insomma. Ma se è vero che CasaPound e Lega non siano associabili al rap, ed è vero anche che qualcuno potrebbe considerare l’orientamento politico di un artista variabile fondamentale nel decidere se supportare la sua carriera o meno, rimane il fatto che questo tipo di esposizione mediatica non danneggia l’immagine dell’artista, anzi, giova all’immagine di CasaPound e Salvini.


Ogni volta che si associa a qualche personaggio molto popolare – pur giustamente – l’attributo di fascista, non si sta screditando il personaggio, al contrario si sta sdoganando il concetto di fascismo.


Per quanto nobili potessero essere le sue intenzioni, l’articolo non fa che rinforzare il già pericoloso carisma che l’estrema destra esercita su alcune frange della popolazione giovanile. Vice non ha considerato che associarvi Anastasio il giorno della finale non solo non avrebbe fatto cambiare idea a nessuno sul proprio finalista preferito, ma al contrario avrebbe migliorato l’immagine pubblica dei personaggi da lui sostenuti. La sua vittoria lo dimostra e funge da inquietante monito che una nuova ondata di fascisti millennial, più simili all’Alt-right americana che agli squadristi nostrani, è pronta ad affiorare nel mainstream anche in Italia.

Il meccanismo pericoloso che sta alla base di questa situazione potrebbe considerarsi, con le dovute concessioni, un caso di quello che Lakoff chiama «il problema dell’elefante». Se ci viene detto di non pensare all’elefante ciò che penseremo immediatamente è proprio quello. Non perché abbiamo deliberatamente voglia di disubbidire, ma perché la nostra mente è fatta così. L’autore ne parlava nel 2006 – quando il mondo non aveva ancora conosciuto Obama, la preoccupazione maggiore di molti di noi era nutrire i cuccioli virtuali di Nintendogs e la classifica di Billboard era questa – ma ritorna attualissimo oggi, soprattutto in Italia. Non pensare ai fascisti, si dice spesso sui media, ma mai nessuno spiega perché e nessuno spiega cosa si potrebbe pensare altrimenti. Negare senza costruire un’alternativa è pericoloso e controproducente, poiché sposta l’attenzione su ciò che si sta negando, ammettendone i linguaggi e le premesse. Ogni volta che si associa a qualche personaggio molto popolare – pur giustamente – l’attributo di fascista, non si sta screditando il personaggio, al contrario si sta sdoganando il concetto di fascismo, perché in fondo se Lui è fascista il fascismo non è così male.

Quando la materia prima è un musicista carismatico i cui fan hanno l’età in cui si ama senza riflettere, poi, il tutto diventa estremamente esplosivo. Pensate a migliaia di menti confuse e prepubescenti che faticano a capire cosa sta succedendo nel mondo. Pensate a quanto siano in grado di affezionarsi al loro idolo. Pensate poi che arrivi Vice a dire: «Guardate! Il vostro idolo ama Salvini e CasaPound!». Facile capire il risvolto, no? Ovviamente Anastasio ha risposto alle accuse di essere un simpatizzante di estrema destra con la solita filastrocca del “né fascista né comunista, pensatore libero” – il che si può tradurre in un’ammissione di colpa, per quanto mi riguarda – e non fa che mettere in buona luce quelle idee che libere non dovrebbero essere poiché tossiche e illegali. Ed infatti i neofascisti sono stati puntualissimi nel rivendicare il loro nuovo paladino, con le solite ginnastiche di retorica piene di termini come “psicopolizia” e “pensiero unico”, ritirati fuori da quella volta che hanno sfogliato le pagine di 1984.

Anastasio non è il primo e non sarà di certo l’ultimo musicista di destra. Le sue idee politiche però dovevano rimanere private, almeno finché lui stesso non le avesse volute rendere note. Adesso, nel limbo dell’ambiguità in cui si è identificato astutamente, potrà dire ciò che vuole senza poter essere attaccato in alcun modo, poiché metterà tutte le sue idee – che siano fasciste o meno – nello stesso contenitore di “pensiero libero” – che suona molto più figo del prendere posizione e identificarsi con o contro qualcosa. Vice e i media che hanno amplificato la faccenda erano così confusi da colpirsi da soli e hanno fornito un enorme assist alla retorica della destra come pensiero alternativo alla massa-mediatica-di-sinistra-che-ci-vuole-censurare-eccetera.

Ormai il danno è fatto, nessun chiarimento può contenerlo perché rimarrà sempre meno virale.
La prossima volta possiamo, e dobbiamo, fare di meglio.

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