Capri-Revolution: storie di libertà diverse [ANTEPRIMA]

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In foto, l'attrice Marianna Fontana (Lucia) in una scena del film Capri-revolution, di Mario Martone

In foto, l’attrice Marianna Fontana (Lucia) in una scena del film Capri-Revolution, di Mario Martone

Nel 1914 Capri non era un’isola o, almeno, non soltanto: racchiudeva dentro di sé la possibilità di mondi diversi e lontani, uno scontro di culture nuove e vecchissime. Poeti, artisti, contadini, operai, marxisti: ognuno con le proprie convinzioni viscerali; ognuno che sta preparando il proprio tipo di rivoluzione. Da qui il titolo della nuova opera di Mario MartoneCapri-Revolution, presentato alla 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Al centro di questa vicenda c’è Lucia (Marianna Fontana), una giovane capraia che non sa né leggere né parlare correttamente italiano e che, dopo la morte del padre, decide di non voler più obbedire ai fratelli aggressivi né sottostare al modello di famiglia patriarcale; vuole prendere la sua vita in mano e godere della tanto agognata libertà. Questa possibilità le viene offerta dall’artista-profeta Seybu (Reinout Scholten van Aschat), che vive in una comune e professa il nudismo, il vegetarianismo, la meditazione e non ha alcuna inibizione sociale: «Il film», spiega il regista, «prende spunto dall’esperienza della comune creata a Capri tra il 1900 e il 1913 dal pittore Karl Diefenbach, la cui filosofia deriva da concetti elaborati molti decenni dopo da Joseph Beuys. Un’esperienza accomunata a quella di Monte Verità, nei pressi di Ascona in Svizzera, dove si sviluppò la danza moderna».

A queste due figure centrali se ne oppone una terza: Carlo (Antonio Folletto), un medico socialista che decide di partire volontario per la Grande Guerra. Spesso lo vediamo fare lunghi discorsi con l’artista Seybu e gli argomenti sono sempre gli stessi: scienza contro arte, medicina contro omeopatia, in un perenne dualismo senza soluzioni – il regista infatti non parteggia né per l’uno né per l’altro. Intorno a questi tre poli ruotano le tre identità dell’isola: il lavoro contadino, il rapporto io-natura e il progresso scientifico.

Quest’opera completa la “trilogia storica” del regista, dopo Noi credevamo e Il giovane favoloso. Martone aggiunge: «Il film affronta tutti temi che ci riguardano: dal rapporto con la natura alla riflessione sulla società, sulla sua economia, le questioni erano quelle allora e lo sono ancora oggi. Quello che può dare la storia è una profondità di veduta che ti permette anche un viaggio nel tempo attraverso l’arte, la musica, la danza. Si tratta non tanto di ricostruire un passato ma di fornire una prospettiva per comprendere il nostro presente».

Mario Martone porta sul grande schermo un’interessante spaccato storico, una storia quasi sconosciuta di un posto così vicino a noi. Il risultato è un film lirico e preciso ma, a volte, troppo lento, troppo didascalico. Una nota entusiasmante è la colonna sonora, con cui Sascha Ring e Philipp Thimm hanno fatto un lavoro sublime. La musica sembra sprigionarsi dalla natura per poi ricongiungersi con essa. Magistrale anche il lavoro degli attori, specialmente quello della giovane protagonista; il film però rimane molto statico, senza nessun climax. Un’ottima prova tecnica che, però, in molte sequenze non riesce ad andare oltre.

Il film sarà al cinema dal 20 dicembre 2018, distribuito da 01 Distruibuition.

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Alice Sagrati

Alice Sagrati

Carbonara, Peroni e libri pesantissimi. Ho un brutto rapporto con lo scorrere del tempo e con le persone autoritarie. Non conosco quasi niente, sogno quasi tutto. 20 anni, studentessa di Storia Dell’Arte.

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