Duets, tutti comprano Cristina D’Avena (e lei fa il bis)

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In foto, la cantante Cristina D'Avena

In foto, la cantante Cristina D’Avena

È stata la regina dei cartoni animati per anni e anni; oggi è la regina delle classifiche di vendita. Sto parlando di Cristina D’Avena, che se sino a qualche tempo fa era una cantante di sigle, un’icona per almeno due generazioni − una voce accogliente e gentile, capace di suscitare tenerezza e nostalgia – adesso, invece, è un fenomeno nel senso più stretto del termine. Anzi, sarebbe meglio dire un caso singolare e unico, da affrontare con grande serietà; perché la fatina buona dei cartoni animati, esiliata per anni in panchina, si è presa una rivincita non da poco: è una delle artiste che – a cavallo tra il 2017 e il 2018 – ha venduto più album in Italia. Numeri importanti, i suoi, ben distanti da quelli che riesce a fare la maggior parte degli artisti pop attualmente in circolazione.

Ma andiamo con ordine: nel novembre dello scorso anno Cristina D’Avena ha pubblicato un disco, Duets – Tutti cantano Cristina, che, subito dopo la pubblicazione, ha raggiunto il primo posto nella classifica di vendita, sbaragliando tutta la concorrenza. L’album, a oggi, ha venduto oltre cinquantamila copie, aggiudicandosi un disco di platino. Un risultato importante, rivelatore di un pubblico che ha voglia di rivolgersi al passato, di recuperare la spensieratezza dell’infanzia, la leggerezza di un’età che non è ancora un’età, che esiste nel nostro immaginario quando diventiamo adulti, ma che viviamo con estrema spontaneità, senza averne alcuna consapevolezza. Per questo Cristina D’Avena non tramonta, perché si rivolge alla parte più tenera, pura, incorrotta della nostra vita.


La musica di Cristina D’Avena non rischia di essere un insuccesso, perché ha un posto che è suo soltanto; non è di moda, anzi, trascende il concetto stesso di moda. E poi si rivolge all’infanzia, quel periodo della vita di cui si hanno pochi ricordi ma tante sensazioni.


Come se non bastasse, siamo nell’era del revival. Sì, è di moda volgere lo sguardo al passato, recuperare quanto di buono sia stato fatto e qualche volta – ahi noi! – consacrare il peggio: accade in TV, nella moda, nella musica. Ma, a differenza degli altri campi, in cui il pericolo di tradire un ricordo è ben più alto e il successo non è affatto una certezza, Cristina D’Avena non corre il rischio di scontentare qualcuno, perché si rivolge all’infanzia, quel periodo della vita di cui si hanno pochi ricordi ma tante sensazioni; un’età ovattata, irrimediabilmente conclusa e, proprio per questo, perfetta. Per queste ragioni la musica di Cristina non rischia di essere un insuccesso, perché ha un posto che è suo soltanto; non è di moda, anzi, trascende il concetto stesso di moda.

L’anno scorso, dicevo, la D’Avena ha pubblicato la prima parte di Duets: sedici sigle di cartoni animati cantate con altrettanti big della canzone italiana. Un esperimento astuto, in quanto capace di legare a doppio nodo la memoria e la contemporaneità, la nostalgia e il presente. E il risultato si è rivelato sorprendente: non solo la personalità dei pezzi non è stata in alcun modo snaturata ma l’intervento dei sedici interpreti ha dato ai brani nuovo lustro, una nuova freschezza, a tal punto da poter considerare Duets non (semplicemente) una raccolta di sigle, ma un vero e proprio disco pop.

Vi dirò di più: in molti casi la personalità degli artisti che vi hanno preso parte è stata esaltata dai brani, quindi si è rivelata una mossa vincente anche per chi si è prestato al progetto. Basti pensare all’interpretazione grintosa e personale di Emma in Jem o al mondo musicale dei La Rua, prestato con successo al brano È quasi magia, Johnny; all’intensità di Noemi in Una spada per Lady Oscar; alla delicatezza di Ermal Meta in Piccoli problemi di cuore. Insomma, Duets ha avuto (e ha, perché è uscita la seconda parte) la capacità di dare dignità a brani che erano soltanto sigle e che adesso hanno un aspetto nuovo, contemporaneo, ma sempre fedele all’originale.

La cover dell'album Duets forever – Tutti cantano Cristina, di Cristina D'Avena

La cover dell’album Duets forever – Tutti cantano Cristina, di Cristina D’Avena

Come accennavo, da qualche giorno è arrivato nei negozi Duets forever – Tutti cantano Cristina, la seconda (e, visto il successo, suppongo non ultima) parte del progetto dello scorso anno. Sedici duetti per sedici sigle che incontrano la personalità e, talvolta, anche il mondo musicale di alcuni tra i nomi più importanti e richiesti del panorama musicale attuale. Duets è democratico; ci sono nomi importanti e altri che aspettano ancora una consacrazione, accontenta palati diversi e si rivolge a più di una generazione.

È questo il fatto curioso: più generazioni conoscono le canzoni presenti nel disco ma non tutte, probabilmente, conoscono gli artisti che duettano con Cristina. Quindi Duets è una grande festa che apre le porte a genitori e figli, a età e realtà diverse e apparentemente inconciliabili, eppure è un album che non fa sentire nessuno fuori posto. Un progetto-nostalgia che non risulta in alcun modo stucchevole ma contemporaneo; fa breccia nella memoria di ognuno ma non è un disco al passato, non si trascina stancamente ma anzi riprende il passato, lo veste di presente, gli dà un volto (quello degli interpreti che cantano le sigle) e il risultato non è ruffiano, ma piacevole, rispettoso e coinvolgente.


Duets, senza essere affatto pretenzioso, è un album contemporaneo, intelligente e onesto. Non si finge qualcosa che non è ma fa bene la propria parte, per questo merita di essere ascoltato. E cantato a squarciagola.


Ma veniamo ai duetti. Cristina D’Avena è ancora una volta la padrona di casa che, con il suo fare materno, apre le porte della sua musica e, quando serve, si fa da parte. I suoi ospiti ci provano: qualcuno riesce perfettamente nell’impresa, qualcuno si eclissa, qualcun altro è del tutto a suo agio mentre qualcuno, al contrario, resta un ospite, appunto, entra ed esce in punta di piedi senza lasciare il segno. Stabilire quale, tra la prima e la seconda parte di Duets, sia migliore è un fatto strettamente legato al gusto di ognuno, perché si tratta di un viaggio in divenire da affrontare sempre con lo stesso entusiasmo, la stessa armonia e la stessa, identica voglia di leggerezza.

Canzone dei Puffi (feat. Patty Pravo) – Duets forever si apre con la Canzone dei puffi e, per l’occasione, Cristina ha arruolato una delle signore della canzone italiana: Patty Pravo. Siamo ben distanti dalla partecipazione di un’altra big della musica, Loredana Berté, che l’anno scorso aveva regalato a Occhi di gatto un’interpretazione potente e graffiante. Patty si eclissa, si fatica a rintracciarla nel brano. La sua personalità imponente non perviene e a farla da padrona è la D’Avena.
VOTO: 5

I ragazzi della Senna (Il Tulipano Nero) [feat. Fabrizio Moro] – Segue I ragazzi della Senna (Il Tulipano Nero) con un inaspettato ma riconoscibilissimo Fabrizio Moro. Avreste mai immaginato Moro a cantare la sigla di un cartone animato? No, nemmeno io. Eppure è a suo agio, non si snatura, è intenso come ci ha abituato e dà l’idea di divertirsi. Ottimo esperimento.
VOTO: 7+

Georgie (feat. Dolcenera) – A Dolcenera, una delle artiste più complete e poliedriche del panorama musicale attuale, tocca Georgie, un brano che – a dire il vero – sembra frenare la sua potenza vocale, la sua personalità dirompente e il suo enorme potenziale, che qui si rivela solo in parte.
VOTO: 6

Memole dolce Memole (feat. Elisa) – Non si può certo dire che Elisa non si sia messa in gioco e calata perfettamente nella parte. Canta Memole dolce Memole e ne dà un’interpretazione tenera, giocosa, materna. La sua voce, assai duttile, è del tutto a suo agio in un brano che esprime dolcezza e armonia.
VOTO: 7

Pollyanna (feat. Malika Ayane) – La quinta traccia di Duets forever è Pollyanna e, stavolta, al fianco di Cristina D’Avena c’è una Malika Ayane raffinata, come ci ha abituato negli anni, ma anche intensa e trascinante. La sua voce vellutata si sposa perfettamente con il racconto di Pollyanna e il risultato è decisamente convincente.
VOTO: 7+

Vola mio Mini Pony (feat. Elodie) – A cantare Vola mio Mini Pony è Elodie ma si fa per dire, perché la cantante di Nero Bali è la grande incognita di Duets: pur essendo una voce graffiante e coinvolgente (ma ancora alla ricerca del brano giusto per affermare le proprie doti vocali e interpretative), si fa fatica a ritrovarla nel brano. Voce, interpretazione e personalità assenti.
VOTO: 4

Ti voglio bene Denver (feat. Lo Stato Sociale) – Presenti sulla scena indie da ormai parecchi anni, ma noti al grande pubblico dopo la partecipazione alla scorsa edizione del Festival di Sanremo, Lo Stato Sociale canta Ti voglio bene Denver e si gioca la carta dell’ironia. Il risultato è godibile, ma non sorprendente.
VOTO: 6

D’Artagnan e i moschettieri del re (feat. Il Volo) – Per cantare D’Artagnan e i moschettieri del re Cristina ha scelto Il Volo. Il trio di tenori ne realizza una versione sontuosa e d’impatto, con dei cori che danno al brano una nuova potenza. Scelta rischiosa, quella di unire la voce di Cristina a quella dei tre ragazzi, ma il risultato è decisamente vincente.
VOTO: 7

Alvin Rock’N’Roll (feat. The Kolors) – Il nono brano di Duets forever è Alvin Rock’N’Roll e, al fianco di Cristina, ci sono i The Kolors. La band ci mette grinta e intensità. La voce di Cristina si amalgama perfettamente con quella di Stash, che da pochi mesi, esattamente dal Festival di Sanremo 2018, ha scoperto l’italiano. Ottimo duetto.
VOTO: 7

Papà Gambalunga (feat. Federica Carta) – Papà Gambalunga ha la voce di Federica Carta, una giovanissima artista che ha dalla sua parte una voce pulita e aggraziata, regalando al brano un’interpretazione convincente. C’è tenerezza, un pizzico di ingenuità e una buona dose di dolcezza: Federica riesce a entrare nella parte e a cantare con garbo uno dei brani più amati e attesi del disco.
VOTO: 7+

Il mistero della pietra azzurra (feat. Alessandra Amoroso) – Per Il mistero della pietra azzurra Cristina ha scelto un’Alessandra Amoroso delicata e perfettamente calata nella parte. Interpretazione sensibile, mai sopra le righe, trascinante.
VOTO: 7+

Robin Hood (feat. Max Pezzali) – Max Pezzali è uno dei pezzi da novanta di Duets, uno degli artisti di spicco della scena pop italiana a partire dagli anni Novanta. Eppure qui appare defilato, non particolarmente convinto né convincente. Un’interpretazione, la sua, che non lascia l’impronta.
VOTO: 5

Batman (feat. Le Vibrazioni) – Batman ha il volto e la voce di Francesco Sarcina de Le Vibrazioni. Il timbro di Francesco è riconoscibile, di un colore deciso che qui si offre a un brano che gli calza a pennello. Bello anche l’impasto delle voci.
VOTO: 7

Sailor Moon e il cristallo del cuore (feat. Carmen Consoli) – Avreste mai immaginato che Carmen Consoli potesse cantare la sigla di un cartone animato? Ancora una volta, la mia (e suppongo anche la vostra) risposta è no. Perché Carmen ha una personalità, una penna e una voce talmente definite, riconoscibili e uniche che è assai faticoso immaginarla persino a interpretare un brano scritto per lei da un altro autore, figuriamoci la sigla di Sailor Moon. E invece è a suo agio, quindi credibile; e poi raffinata, intensa e perfettamente a fuoco.
VOTO: 8+

Rossana (feat. Nek) – La penultima canzone di Duets forever è Rossana e Cristina sceglie Nek, che non le presta solo la voce, ma una interpretazione energica e il suo (nuovo) mondo musicale, quello a cui si è votato da Fatti avanti amore in poi. Nek, altro big della canzone pop, è riuscito a offrire la propria personalità a una delle sigle più note e amate di Duets.
VOTO: 8

Doraemon (feat. Shade) – Duets forever si chiude con Doraemon e, ciliegina sulla torta, ecco che arriva la quota rap del disco. A farsene carico è il giovane Shade, a dire il vero non propriamente originale nelle sue rime. Risultato sufficiente, certamente, ma non incisivo e memorabile.
VOTO: 6

E questa è la seconda parte di Duets, un disco-nostalgia senza nostalgia, capace di dare nuova vita a brani che erano semplicemente sigle di cartoni animati. Tutti cantano Cristina, dicevamo. Ma oggi è il caso di dire che tutti comprano Cristina, perché Duets, senza essere affatto pretenzioso, è un album contemporaneo, intelligente e onesto. Non si finge qualcosa che non è ma fa bene la propria parte, per questo merita di essere ascoltato. E cantato a squarciagola.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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