Guida galattica ai Fandom

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Gli spettatori che assistono alla presentazione di una nuova produzione al San Diego Comic-Con sono una versione prematura di fandom, che si consolida poi dopo la fruizione dell'opera in questione

Gli spettatori che assistono alla presentazione di una nuova produzione al San Diego Comic-Con sono una versione prematura di fandom, che si consolida poi dopo la fruizione dell’opera in questione

Social, forum, cosplay, fiere… Non c’è davvero epoca migliore per essere parte di un fandom gli anglofoni direbbero “What a great time to be alive” (Che grande momento per essere vivi). Ma, prima di iniziare, è bene chiarire una volta per tutte cosa sia, questo benedetto fandom. Lo si potrebbe definire, in maniera molto semplice, come il raggruppamento di tutti i fan di una determinata opera, che sia letteraria, cinematografica, televisiva o musicale – campi in cui il termine è più spesso adoperato.

La sua rappresentazione più fedele è visibile alla presentazione dei panel del San Diego Comic-Con: quella schiera di persone in delirio è praticamente l’apoteosi del fandom per come lo conosciamo oggi. Il San Diego Comic-Con, però, ha tenuto la sua prima edizione nel 1970 ed era principalmente focalizzato sul mondo dei fumetti, come lo è stato per anni. La schiera di persone in delirio, poi, non è assolutamente una novità: è solo l’evoluzione delle ragazzine urlanti che acclamavano Elvis Presley e i Beatles. È dunque difficile stabilire quando è nata la cultura pop, e, soprattutto, da cosa è nata. Sono state forse le strisce di Superman o Capitan America a darla alla luce? O è iniziato tutto dal cinema dei fratelli Lumière, che proponevano intrattenimento per tutti? Possiamo definire gli stessi Beatles dei pionieri di questa cultura popolare? Una cosa è certa: da qualche parte è cominciata, e da allora non ha mai smesso di evolversi e di creare qualcosa di nuovo, tra cui i fandom.

Negli anni ’70 e ’80, mentre il Comic-Con andava allargandosi, anche il cinema si apprestava a creare i suoi fandom, portando sul grande schermo saghe come Il Pianeta delle Scimmie, Star Wars e Indiana Jones. Anche i film singoli riuscivano a stabilire il proprio gruppo di fan, basti pensare a tutti gli spettatori che hanno amato E.T., o Ghostbusters. Il nocciolo della questione è che al tempo non si chiamavano ancora fandom, perché, pur sapendo di essere in tantissimi, gli appassionati non riuscivano ancora a “etichettarsi” come fan di qualcosa.

Il fandom nasce… per magia!

Non c'è dubbio, a creare i fandom è stato Harry Potter! In foto, la scrittrice J. K. Rowling, autrice della saga, con i suoi fan, durante la premiere di uno dei film tratti dai suoi libri

Non c’è dubbio, a creare i fandom è stato Harry Potter! In foto, la scrittrice J. K. Rowling, autrice della saga, con i suoi fan, durante la premiere di uno dei film tratti dai suoi libri

Poi è arrivato Internet ed è arrivato il 2000. Con il cambio di secolo, arriva al cinema la magia (letteralmente): mentre Il Signore degli Anelli raggiunge livelli altissimi per quanto riguarda incassi e critica, c’è un nuovo maghetto in città. Eh sì, proprio lui. Harry Potter, il vero creatore del fandom per come lo conosciamo. Ritornano i fan urlanti, ma questa volta non sono solo alle premieres dei film. Sono nei forum creati apposta per parlare di Harry Potter e sono in piattaforme come Netlog e Facebook, dove puoi interagire con tante persone e trovare fan che vivono dall’altra parte del mondo. Ecco, come sono nati i fandom di oggi. Sono sorti dallinterazione che solo qualcosa come Internet poteva permettere.

È il 2006. Mentre Harry Potter infuoca ancora gli schermi, si risveglia anche il mondo dei supereroi. Christopher Nolan, regista britannico salito alle luci della ribalta grazie a lavori come Memento e The Prestige, decide di sfruttare un personaggio iconico della DC Comics per dare sfogo a tutta la sua bravura in termini di regia, regalandoci la trilogia su Batman più famosa e apprezzata sinora da critica e pubblico e rendendo immortale il Joker di Heath Ledger, morto tragicamente a inizio 2008. Quest’anno è anche l’inizio di un’altra saga, che da dieci anni conquista fan in tutto il mondo: stiamo parlando del Marvel Cinematic Universe, pioniera dei film di supereroi come universo condiviso, macchina da guerra del marketing della Disney e dispensatrice di emozioni per grandi e piccini, ragazzi e ragazze.

Fandom e transmedialità: non solo cinema (e non solo spettatori!)

In foto, l'attore Michael J. Anderson e il regista David Lynch sul set della serie di culto Twin Peaks

In foto, l’attore Michael J. Anderson e il regista David Lynch sul set della serie di culto Twin Peaks

In tutto questo, la televisione non si è mai adagiata sugli allori. Dalle sit-com come Friends alle serie più mature ed artistiche (esempio: Twin Peaks), gli spettatori si dimostrano incuriositi e affamati di nuove storie. Nel 2004, la svolta: il canale statunitense ABC trasmette la prima stagione di Lost e il cambiamento è tangibile. Il “nuovo corso” della televisione è quello di proporre trame orizzontali miste a trame verticali e questa influenza vive ancora oggi: è quasi impossibile trovare una persona che non sia appassionata di una serie televisiva, che sia Dr. House, Dexter, Fargo o The Walking Dead. La BBC approfitta del momento per far rinascere Doctor Who, suscitando la gioia di vecchie e nuove generazioni, e proponendo nuove, amatissime produzioni come The Office e Sherlock.

Con l’aumento dell’offerta, si ingrossano anche le fila di fan. Tutte le produzioni, sia cinematografiche che televisive, che ho appena nominato si presentano praticamente ogni anno al San Diego Comic-Con, ormai fulcro della cultura pop mondiale.

I fandom per come li conosciamo si sono consolidati grazie ai social network, come dicevo prima. Facebook, Instagram e ancora di più Tumblr e Reddit sono diventati ormai sale di ritrovo per i fan di qualsivoglia opera, piazze virtuali dove possono speculare su ciò che hanno visto o su ciò che vedranno, esprimere le loro opinioni e consigliare o ricevere consigli su altre opere.

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Man mano che i fandom si riempiono, però, qualcosa in questo bellissimo meccanismo comincia a incrinarsi. I nuovi sviluppi di una delle opere seguite, un’opinione impopolare o semplicemente controcorrente: basta poco per trasformare il luogo di dibattito in una zona di guerra verbale, dove non mancano insulti e offese. Viviamo in un mondo in cui attori e cantanti devono cancellare i propri profili dai social per evitare la pioggia di attacchi da parte di fan inferociti per questa dichiarazione o quel ruolo interpretato, quindi figuriamoci cosa possono diventare i fandom. Tant’è vero che, col passare del tempo, sono servite sempre di più figure che possano mediare o addirittura punire le persone che oltrepassano il limite (ad esempio, gli amministratori dei gruppi Facebook).

In conclusione, il fandom, da semplice gruppo di fan che amano e apprezzano una stessa opera, si è tramutato in un’agorà di opinioni che rende l’esperienza della fruizione ancora più bella o, al contrario, la peggiora drasticamente. Da nerd riscoperta, faccio parte anche io di molti fandom e ho provato certe esperienze. A volte, vi dirò la verità, fa quasi paura esprimere il proprio pensiero, tanta è l’aggressività che può arrivare in risposta. E ciò è sbagliato. Abbiamo tutti diritto a un’opinione, che sia diversa dalle altre o meno non conta. Questo è il principio che dovrebbe essere alla base di tutto, non solo del tempo trascorso con i membri dei diversi fandom.

L’apprezzamento per una certa opera non deve essere per forza totale o nullo, esistono le vie di mezzo. Ciò che ha dato ai fandom la vera linfa vitale è stata la diversità delle opinioni su uno stesso argomento, più che la passione comune. Lasciamo che sia così, perché è dalla diversità costruttiva che nascono le idee migliori.


A cura di Sara Sgarbossa

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Sara Sgarbossa

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Immaginate una ragazza (quasi) completamente persa nei suoi sogni, sempre alla ricerca di storie da ascoltare o raccontare, innamorata del teatro e del cinema, nerd riscoperta, e avrete come risultato me.

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