La Zero: il dialetto napoletano a Sanremo Giovani

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In foto, la cantautrice Manuela Zero, in arte La Zero

In foto, la cantautrice Manuela Zero, in arte La Zero

La Zero, nome d’arte di Manuela Zero, classe ‘84, nasce il 12 febbraio a Piano di Sorrento, in Campania. La Zero si esibirà con il brano Nina è brava (Etichetta Clodio Music) in prima serata su Rai1 in occasione delle due serate dedicate alle nuove proposte della canzone d’autore italiana, condotte da Pippo Baudo e Fabio Rovazzi, in onda il 20 e il 21 dicembre. È un’artista poliedrica che con professionalità e dedizione è riuscita, negli anni, a coniugare tante passioni; cantautrice e musicista, sin da piccola si avvicina anche al mondo della danza e della recitazione. Ecco cosa ci ha raccontato sull‘esperienza sanremese e sulla canzone che porterà sul palco dell’Ariston.

Partiamo da un luogo, quello in cui sei nata: Piano di Sorrento. Regalami un ricordo legato a questo posto.

Il ricordo più grande è quello con mio padre, che mi portava con la barca in mezzo al mare. Faceva il pescatore: si tuffava, andava a pescare e io l’aspettavo.

Chi è La Zero? Carta d’identità.

La Zero per me rappresenta la musica e questo nome è legato al concetto di qualcosa di nuovo. È nato perché avevo l’esigenza di parlare di cose che mi stavano a cuore. Il comune denominatore è la meraviglia.

Nina è brava è il brano con cui partecipi a Sanremo Giovani. Di cosa parla questa canzone e come è nata?

Nina è brava racconta di un bambina che vive la condizione carceraria insieme a sua mamma. È un racconto che inizialmente era inconsapevole, Nina cerca di rendersi conto del posto in cui si trova e si fa qualche domanda; poi cresce la canzone e cresce anche Nina, che ha 5 anni e ha delle paure fino a quando non capisce di essere in carcere. La canzone finisce con “Ma io sono brava, portatemi al mare”, invita tutti a riflettere.

In questo brano c’è anche un pezzo cantato in dialetto napoletano, una scelta importante. Che valore ha per te?

Il testo l’ho scritto di notte, in 3 minuti. È nato così e quando mi sono resa conto di aver scritto questa cosa l’ho riletto, mi è piaciuto ed è un grande onore portare la mia lingua a Sanremo.

Oltre a essere cantautrice sei anche attrice. Come coniughi queste due passioni?

Se non avessi studiato per fare l’attrice non sarebbe uscito il progetto musicale. Io scrivo le parole anche dal punto di vista di un’attrice. Le parole sono importanti e la musica parte dal testo.

Cosa porterai nella tua valigia verso Sanremo?

Sono molto fiera di portare la terra, un po’ di Nina e un po’ della mia storia. Porto con me la mia famiglia, il mio ragazzo. Porto con me anche la famosa cazzimma che contraddistingue il mio popolo.


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Un post condiviso da La Zero (@lazeroofficial) in data:

Immagino che starai lavorando al tuo primo progetto discografico: puoi darci qualche anticipazione? Cosa dobbiamo aspettarci da te?

Posso dirvi che sarà un disco in cui le emozioni verranno analizzate, sviscerate, guardate da diverse prospettive.

Ora facciamo un gioco di “condivisione musicale”. Se dovessi regalare una canzone (non tua) a una persona molto importante per te, che brano sceglieresti?

Farfalla bianca di Ultimo, ma se dovessi scegliere un pezzo della tradizione musicale napoletana ti direi Dicitencello vuje.

Chiudiamo l’intervista come l’abbiamo iniziata, cioè parlando di un luogo, di un tramonto, di un cielo. Qual è il tuo posto nel mondo?

Il teatro è casa mia, lì sento la libertà di potermi esprimere.

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Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come Capa Riccia. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Ha conseguito il titolo di Laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa presso l'Università di Bologna. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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