LOREN: il disco d'esordio e la voglia di sorprendersi ancora

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I LOREN in una foto di Linda Gramignan. La band fiorentina ha esordito a dicembre 2018 con un album self-titled (Garrincha Dischi)

I LOREN in una foto di Linda Gramignan. La band fiorentina ha esordito a dicembre 2018 con un album self-titled (Garrincha Dischi)

I LOREN sono per me la band più sorprendente del 2018 e non esagero. Arrivano da Firenze e sotto l’ala protettrice di Garrincha Dischi stanno prendendo il volo, con tanta voglia di sorprendersi e di sorprendere chi li ascolta.

LOREN è il loro primo disco. Può definirsi eterogeneo, che abbraccia diversi generi musicali, ma i cui brani sono uniti dalla stessa capacità di catapultare l’ascoltatore in una dimensione surreale. Tutti abbiamo vissuto almeno una volta nella vita le storie che i LOREN raccontano nelle loro canzoni: questo è ciò che li rende autentici e immediati, arrivano così, senza filtri. Li abbiamo intervistati per raccogliere un loro pensiero sull’anno che sta per finire, sulle aspettative del 2019 e sul loro modo di concepire la musica.

LOREN, questo è il vostro nome e il titolo del vostro disco d’esordio. Raccontatemi perché avete deciso di chiamarvi così, da dove arrivate e dove volete arrivare.

LOREN è una parola che abbiamo scelto perché per noi assume più significati. Sicuramente centra Sophia, esempio di bellezza ed eleganza italiana nel mondo, ma forse il motivo principale risiede nei Lorena, la famiglia che ha governato la Toscana abolendo la pena di morte (prima volta nella storia) e regalando il patrimonio artistico alla città di Firenze. Come si può intuire, Firenze è anche la nostra città e quella dove abbiamo cominciato in piccolissime stanze a farci danni acustici enormi. Speriamo di poter continuare a lungo, magari in stanze un po’ più grandi.

Partiamo dalla mia canzone preferita, Soffitti. Come è nata questa canzone e di cosa parla?

Soffitti è una canzone particolare del disco, infatti è l’unica scritta a quattro mani da France e Marco. Il pretesto della canzone è quello di un incontro per finire a parlare di come piccole cose possono sconvolgerti pesantemente i piani. C’è la bellezza di rincorrersi e di lasciarsi degli indizi per farsi trovare, la sensazione di essere sempre in ritardo e l’idea che tutto sia sospeso (poggiato a colonne sonore).

Lo sappiamo bene che quando esce un disco ogni canzone è come un figlio e tra i figli non può esserci il preferito. Però se proprio dovesse scegliere un brano a cui non avreste potuto rinunciare, quale scegliereste e perché?

In effetti non è facile rispondere a questa domanda anche perché, con cinque teste, ognuno propende per cose diverse. Le due canzoni che, forse, ci mettono più d’accordo e in sintonia sono Blister e Oltreoceano, che sono un po’ i concetti più estremi del disco: Blister è la canzone più intima e acustica, mentre Oltreoceano la canzone più prodotta.

I video di Ci salveremo tutti e Giganti raccontano un’unica storia, che si conclude in quello di Blister. Come vi è venuta l’idea di creare questa continuità?

È venuta strada facendo in realtà. Il concetto di serie e di serialità ormai sono entrati dentro ognuno di noi. Un video ci sembrava poco per raccontare la nostra storia e quindi abbiamo deciso di prenderci il tempo e lo spazio che ci serviva, senza la fretta di chiudere tutto in tre minuti.

La copertina dell'album d'esordio della band LOREN (Garrincha Dischi)

La copertina dell’album d’esordio della band LOREN (Garrincha Dischi)

Come considerate il vostro modo di fare musica? In un’epoca storica in cui si tende a etichettare tutto, vi considerate un po’ fuori dagli schemi?

Diciamo che le etichette non ci piacciono molto e che questo forse non è un bene, in questo momento. Il fatto è che noi non siamo una band nata per fare un genere specifico, perché ci piace farci contaminare da tutta la musica che possiamo recepire. Non ci piace ripeterci e ripetere. Il nostro album, musicalmente parlando, è molto eterogeneo, che è una cosa che oggi si tende a evitare. Questo fatto ci rende automaticamente “diversi”, anche se non facciamo niente di rivoluzionario. Detto che per noi “diverso” è una delle parole più belle del mondo, speriamo che presto, a tutti i livelli, si possa tornare a considerare la capacità di cercare soluzione sempre nuove come una ricchezza e non come un ostacolo per il pubblico.

Ci avviciniamo alla fine dell’anno, sarebbe bello raccogliere un vostro augurio per il 2019.

L’augurio che facciamo a noi stessi, ma che può valere per tutti, è quello di un anno fatto di persone vere, in carne e ossa. Viviamo tutti una realtà troppo fredda e virtuale. Speriamo in un 2019 che ci porti a stare fuori e soprattutto a stare insieme agli altri, e anche accanto agli altri, fisicamente.

Ora facciamo un gioco di “condivisione musicale”. Se dovessi regalare una canzone (non tua) a una persona molto importante per voi, che brano scegliereste?

Surprise Yourself di Jack Garratt. Che poi è un po’ l’augurio di prima: torna a sorprenderti, sorprendiamoci.

Chiudiamo l’intervista come l’abbiamo iniziata, cioè parlando di un luogo, di un tramonto, di un cielo. Qual è il vostro posto nel mondo?

Il nostro posto nel mondo non è tanto un luogo geografico ma un posto fatto di persone. Questo luogo è quello dove siamo insieme a fare quello che ci piace. Speriamo di poterlo farlo in molti posti diversi, in questo 2019 che sta arrivando.

About author

Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come Capa Riccia. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Ha conseguito il titolo di Laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa presso l'Università di Bologna. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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