MusiCHE? #01 – La strada dell'ambivalenza

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In foto, il musicista e produttore discografico Stephen Wilkinson, in arte Bibio

In foto, il musicista e produttore discografico Stephen Wilkinson, in arte Bibio

MusiCHE? è, più che una rubrica, un mio metodo personalissimo per condividere con gli altri come io viva la musica: aspettandomi l’inatteso e la stranezza, cercando sempre di sbalordirmi con le canzoni che un artista può creare giocando coi generi, seguendo un’idea forte, sperimentando con le note. Più che una serie di recensioni prendetela come una serie di consigli alla rinfusa! Ma veniamo a noi.

Cos’è l’ambivalenza? È qualcosa che si presenta sotto aspetti diversi ma non necessariamente contrapposti, un unicum che stranamente è anche doppio, triplo, quadruplo. È ambivalente qualcosa che non riesce a produrre fiducia, presa com’è dalla sua continua metamorfosi; è qualcosa di non programmato, una forza che si oppone alle etichette e nasconde un inaspettato dai risvolti potenzialmente indesiderati.

Ma cosa succede quindi se un musicista decide di fare dell’ambivalenza la sua risorsa principale, rifuggendo agli inganni di una prima aspettativa e mettendocela tutta per rendere impossibile identificarlo e riconoscerlo persino ascoltando il suo album? Potenzialmente fallisce, a meno che il suo nome non sia Stephen Wilkinson, l’anno il 2009 e l’esperimento sia firmato sotto il fittizio nome di Bibio.

La cover dell'album Ambivalence Avenue, di Bibio

La cover dell’album Ambivalence Avenue, di Bibio

Ambivalence Avenue è il suo quarto lavoro, un disco incredibilmente scisso e frammentario, talmente mutevole e sfuggente da rendere quasi impossibile farne un resoconto generale senza dar attenzione alle singole canzoni che lo compongono. Prendiamo in esempio le sole 4 tracce iniziali: la title track è una semplice canzone per voce e chitarra arricchita dal ritmo insolito, un battito di percussioni fatte suonare come fossero uscite da un brano danceJealous of Roses è funk al limite del suo farsi stereotipo, coi bassi che pulsano e le tastiere a tenere una cadenza liquida e sorreggere un cantato enfatizzato al limite della parodia; All The Flowers è invece una pillola indie tenuta entro il minuto che precede Fire Ant, strumentale che richiama l’hip-hop vecchia scuola, caratterizzata da un lodevole lavoro ritmico sui sample vocali, tra cui spicca sugli altri il verso di Pikachu.

Ampio spazio è lasciato ai suoni elettronici, in alcuni pezzi strumentali, sia che contribuiscano al tappeto sonoro della rilassante Cry! Baby! o assurgano al ruolo di protagonista nell’acidità urbana di Sugarette. Le linee vocali e il songwriting non sono certo indimenticabili ma sicuramente convincenti e sentite, soprattutto quando Bibio si impegna a tessere atmosfere drammatiche sulla sua chitarra come nella tragica The Palm Of Your Wave.


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È facile rimanere disorientati al primo approccio con Bibio, confusi da tante sonorità, anime e idee diverse condensate magistralmente nei 40 minuti di questo lavoro; ma il fatto che per tutto il disco nulla sembri lasciato al caso e ogni brano sia godibile e ottimamente costruito è certamente la sua più grande forza e particolarità come compositore, quasi che il suo obiettivo finale fosse fornire ai suoi ascoltatori la sensazione inedita e peculiare di poter trovare, nell’album di un singolo artista, le stesse sensazioni di una bella playlist mandata in shuffle.

Nonostante la varietà della proposta, nulla appare come sperimentale o figlio di una voglia di apparire diversi; il tutto tende a suonare come una prova estremamente creativa, animata da null’altro se non una genuina voglia di mettersi in gioco: Lovers’ Carvings, per esempio, è un curioso ripensamento della canzone pop, dove una malinconica intro di sola chitarra occupa un abbondante minuto e mezzo cui subentra, tuttavia, un classico cantare degli amori passati, sorretto da una melodia allegra e parecchio orecchiabile. L’immediatezza, insomma, non viene mai trascurata quanto più vista sotto una nuova luce, tenuta lontana dalla banalità e usata come linea guida su cui ibridare qualunque tipo di suggestione, una consigliera preziosa che riesce nello scopo di far rimanere Bibio fuori dalle élite e dal “per pochi” senza dover cedere alle tentazioni del suonare facili.

In sintesi è davvero difficile parlare di questo disco. È difficile lasciare fuori da tutto questo la ninna nanna danzareccia di S’Vive o la semplicità strappacuore di Haikuesque (When She Laughs), ma Ambivalence Avenue è un disco che più che scoperto va esperito. Va messo in play e lasciato scorrere aspettando sempre qualcosa di nuovo dietro l’angolo. Un caleidoscopico viaggio nella musica tutta, per chi dalla musica si aspetta più del solito.


About author

Vincenzo

Vincenzo "Notta" Riccardi

22 anni, in bilico tra Roma e Napoli senza ancora capire bene dove realmente appartengo. Studio Cinema, scrivo cose e vivo 5 anni indietro per recuperare tutte le cose belle che mi son perso. L'arte è meravigliosa, ma la musica talmente tanto da non meritarcela.

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