SKAM Italia e la naturalezza dell'essere giovani e diversi

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In foto, gli attori protagonisti della seconda stagione di SKAM Italia, disponibile su TIMvision

In foto, gli attori protagonisti della seconda stagione di SKAM Italia, disponibile su TIMvision

Le serie TV sono, per certi versi, lo spettro del nostro essere: ci descrivono, ci raccontano e ci rappresentano. Le potremmo definire “i libri del XXI secolo”, una sorta di biblioteca dell’anima di più facile fruizione e consultazione: è per questo che siamo sempre alla ricerca di un’opera in grado di leggerci dentro o di un personaggio in cui rispecchiarci o da imitare.

Viviamo nell’epoca d’oro delle serie TV: centinaia e centinaia di nuovi prodotti invadono ogni anno le nostre televisioni e le nostre piattaforme streaming, promettendo una trama sempre più accattivante, un intreccio al cardiopalma e, soprattutto, qualcosa di diverso dal solito. In questo pastiche di generi e produzioni, solo pochi lavori riescono realmente a risplendere o a rappresentare una generazione senza perdere l’identità e senza lasciarsi corrompere dalle leggi dello share. Ci era riuscito Skins nel 2007, dando voce al disagio e al caos emotivo di migliaia di adolescenti inglesi; ha fallito clamorosamente l’italianissima Baby (2018), vittima di uno script ricco di personaggi chiusi nella gabbia dello stereotipo. Nel mezzo invece si colloca un lavoro che ha dello strabiliante: stiamo parlando di SKAM (2015), una web serie norvegese che ha l’arduo compito di narrare le “semplici” vicende di un gruppo di liceali di Oslo.

In foto, le attrici protagoniste della web-serie norvegese SKAM

In foto, le attrici protagoniste della web serie norvegese SKAM

Dove sta la novità? Nel format! Ogni stagione si focalizza su un unico personaggio – e su un tema chiave come l’omosessualità, il razzismo o gli abusi – e, nella settimana prima della messa in onda, vengono condivise sui social clip a cadenza quotidiana, unite poi a formare l’episodio integro, rendendo il tutto più interattivo e “moderno”. I fan, inoltre, hanno la possibilità di seguire su Instagram i loro beniamini, spiando nelle loro chat, tra le loro foto e stories, come se fossero dei veri e propri amici. Dopo quattro stagioni sensazionali SKAM è giunto al termine, ma, come tutte le rivoluzioni cibernetiche, ha seminato un’orda di remake in tutto il mondo, la più interessante delle quali è SKAM Italia.

Da fan sfegatato dello SKAM norvegese (ho fieramente collezionato sette rewatch in meno di due anni) ho mal digerito la notizia del remake italiano, complice il fatto che la cultura delle “serie TV per giovani” nel nostro Paese è poco diffusa o mal rappresentata. Avevo il netto presentimento che sarebbero riusciti a disintegrare la purezza della serie originale con un insieme di elementi già visti e già sentiti, il tutto condito con una buona dose di politically correct. Mi sbagliavo, invece, su tutta la linea: SKAM Italia, prodotta e trasmessa da TIM Vision da marzo 2018, è un tripudio di freschezza, malinconia e realismo.

Ludovico Bessegato, regista della serie,  per costruire una trama veritiera ha consultato decine di adolescenti nei licei romani, studiandone lo slang, la musica, le abitudini e le esperienze, per meglio caratterizzare i suoi personaggi. Complice il grande talento corale del giovane cast, la serie riesce a traslare sullo schermo tutte le gioie, i dolori, gli amori e le delusioni che costellano l’adolescenza senza esagerarle o stravolgerle.

«SKAM Italia parla di baci rubati, di amicizie finite che fanno soffrire perché sembrano la fine del mondo», dice la protagonista della prima stagione, Ludovica Martino (Eva). È questa la vera forza del format SKAM: non sono i grandi temi a fare la differenza, ma l’attenzione a quei piccoli attimi che cambiano per sempre la vita di un 16enne, delle semplici esperienze che in un adulto possono sembrare futili e trascurabili ma che, invece, pesano come dei macigni per chiunque li viva.


SKAM ci ricorda che essere omosessuali in Italia, nel 2018, con l’avvento della politica della stigmatizzazione del diverso, è ancora una sfida ardua da vincere, ma allo stesso tempo getta le basi per educare le nuove generazioni al rispetto della diversità e all’integrazione.


Dopo una prima stagione molto simile all’originale, seppur godibilissima, in SKAM Italia è avvenuta una vera e propria rivoluzione: Bessegato ha deciso di affidare la seconda stagione al personaggio di Martino Rametta (Isak nello SKAM originale), discostandosi dall’arco narrativo norvegese che vedeva come protagonista Noora. Il tutto per poter affrontare, in questi giorni così difficili, i temi dell’omosessualità e dei disturbi psichici. Il risultato è un vero e proprio capolavoro: il viaggio di Martino (Federico Cesari) verso la piena coscienza della propria sessualità viene descritto con una dolcezza e una poeticità tale da lasciar senza fiato. La travagliata relazione tra il protagonista e Nicolò (Rocco Fasano), ragazzo gay che nasconde un disturbo bipolare, è maestosamente pura, senza alcun abbellimento di genere ma così romanticamente delineata da far impazzire il web, rendendo la coppia tra le più amate di Twitter. La rivoluzione non sta nell’aver portato in scena per la prima volta in Italia un ragazzo gay che decide di far coming out con la famiglia e gli amici, ma nel modo in cui è stato rappresentato: Martino è un ragazzo come tutti, con gli stessi hobby dei suoi coetanei, a cui però piacciono i ragazzi. È nell’aver reso così ordinario l’essere “diverso” che sta la grande rivoluzione di SKAM Italia.

A completare magistralmente la serie infine c’è Lei, Roma, la città eterna che muta e che si evolve diventando la protagonista assoluta di alcune tra le scene chiave della serie, prima tra tutte la rocambolesca corsa in bicicletta di Nicolò e Martino in fuga dalla festa di Halloween, dove quest’ultimo getta letteralmente e metaforicamente la sua maschera, mentre un’illuminata Via della Conciliazione crea un microcosmo per i due ragazzi.

Conversazione tra i personaggi di SKAM Italia Martino (Federico Cesari) e Filippo (Pietro Turano)

Conversazione tra i personaggi di SKAM Italia Martino (Federico Cesari) e Filippo (Pietro Turano)

Nonostante la bellezza di alcune scene, SKAM Italia non nasconde però l’intolleranza intrisa nel tessuto sociale della città: la seconda stagione si apre proprio con una serie di testimonianze audio di ragazzi della comunità LGBTQ+ derisi, discriminati e odiati. In questo modo SKAM ci ricorda che essere omosessuali in Italia, nel 2018, con l’avvento della politica della stigmatizzazione del diverso, è ancora una sfida ardua da vincere, ma allo stesso tempo getta le basi per educare le nuove generazioni al rispetto della diversità e all’integrazione.

Oltre al tema dell’omosessualità e delle malattie psichiche, SKAM Italia, come tutti i teen drama che si rispettino, mostra l’importanza dell’amicizia (in questo caso maschile), ribaltando anche qui gli stereotipi di genere: Giò (Ludovico Tersigni), Elia (Francesco Centorame) e Luca (Nicholas Zerbini), tra una partita a FIFA e una lattina di birra condividono i loro sentimenti senza censure, aiutano Martino a conquistare Niccolò e accettano quest’ultimo nella loro squad con naturalezza. È proprio la naturalezza la chiave per poter capire la serie: SKAM Italia è una storia di millennials raccontata da millennials, ma che riesce comunque a far breccia negli spettatori di tutte le età puntando sul fattore nostalgia e portando a galla le emozioni e i profumi di tempi ormai andati. Con la fine della seconda stagione, SKAM Italia ci dà appuntamento a marzo con la storia di Eleonora, promettendo ancora ai suoi numerosissimi fan di rimanere la biblioteca della nostra anima adolescenziale.

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Alessandro Buzzella

Alessandro Buzzella

Ventunenne con la passione per la carta stampata, il cinema, la fotografia, la musica, i maglioni XL e l'autoflagellazione psicologica. Studente di Medicina di giorno, massimo cultore di serie tv di notte. Ibrido tra un Nick Miller nostrano e Don Chisciotte della Mancia. Intollerante al lattosio, al glutine e alle gente che guarda Barbara D'Urso. Ricerca le sue vite precedenti nei personaggi dei classici della letteratura, ma finora ha trovato solo il conto salato dell'oculista.

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