I diritti prima di tutto. Cinzia Mascoli per Artisti 7607

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Da sinistra, Elio Germano, Marcello Fonte e Cinzia Mascoli per Artisti 7607. Foto di Alberto Molinari

Da sinistra, Elio Germano, Marcello Fonte e Cinzia Mascoli per Artisti 7607. Foto di Alberto Molinari

Premio Oscar, David di Donatello, Golden Globes… Sono alcuni tra i riconoscimenti che elogiano e soprattutto premiano il duro lavoro di un attore. Nel corso della Storia, però, gli attori – e le attrici – non hanno avuto vita facile. Nell’antica Roma, gli attori reclutati tra gli schiavi spesso erano costretti, sentendo i fischi di disapprovazione del pubblico, a umiliarsi togliendosi la maschera. Nel Medioevo era disdicevole per una donna salire sul palcoscenico. Bisogna attendere l’Illuminismo peché questa figura professionale inizi a essere considerata come un idolo depositario di cultura ed eleganza.

Gli attori, oggi, sono amati dai fans in tutto il mondo. Oltre alla fama, però, godono anche di diritti? In Italia, in particolare, questi vengono riconosciuti e rispettati? Non sempre. Per questo (e poiché scritto nel nome actores, “coloro che agiscono”) hanno deciso di scendere in campo e di far nascere la cooperativa di Artisti 7607, formata da oltre 2000 membri. Il Consiglio di Amministrazione è composto da: Cinzia Mascoli, Elio Germano, Claudio Santamaria, Neri Marcorè, Michele Riondino, Alberto Molinari, Luca D’Ascanio, Carmen Giardina, Luca Fatello.

Sono proprio questi attori ad aver denunciato il mancato completamento della liberalizzazione sulla raccolta e distribuzione dei compensi, relativi alle repliche dei loro lavori televisivi (diritti connessi). A parlarci della cooperativa Artisti 7607 è la sua presidente, l’attrice televisiva, cinematografica e teatrale Cinzia Mascoli, apparsa nel 1995 accanto a Carlo Verdone nel film Viaggi di nozze, in Don Matteo 2, in Classe Z di Guido Chiesa.

In foto, l'attrice Cinzia Mascoli, presidente di Artisti 7607

In foto, l’attrice Cinzia Mascoli, presidente di Artisti 7607

Cosa significa per lei essere un’attrice?

«Essere un’ attrice è un modo per mettermi nei panni degli altri e capire cosa provano. E scopro, sempre, che anche i più cattivi così cattivi non sono mai (per parafrasare una canzone). Temo invece gli imbonitori, i venditori di fumo e coloro che utilizzano le debolezze umane per i propri interessi – e sono tanti».

Come e quando nasce Artisti 7607?

«Il 10 maggio 2010 nasce l’Associazione Artisti 7607, il 5 luglio 2013 nasce la Cooperativa Artisti 7607 e l’1 novembre 2013 viene riconosciuta, in Italia e all’estero, la Collecting Artisti 7607. Il filo conduttore è sempre lo stesso: la volontà di molti artisti di tutelarsi, scegliere e assumersi la responsabilità di cambiare il sistema dei diritti connessi, che fino a prima della nascita di Artisti 7607 in Italia non aveva funzionato».

Perché questo nome?

«7607 è la data dello Statuto Europeo degli Artisti (7 giugno 2007), che contiene principi a cui il nostro statuto si è sempre ispirato, come quello – per citarne uno su tutti – per cui un artista non è tale solo quando interpreta un testo. Anche tutto il tempo in cui non è visibile al pubblico, un’ artista interpreta in qualche modo la realtà che lo circonda».

Quali sono i suoi obiettivi?

«Gli obiettivi sono quelli di tutelare gli artisti: a livello patrimoniale gestendo con trasparenza ed efficienza i cosiddetti diritti connessi che gli spettano, presentando bilanci e negoziando con gli utilizzatori importi degni di essere definiti “equo compenso”. Anche su questo punto, basta ricordare che fino a prima della nostra nascita in Italia gli attori percepivano le somme più basse d’Europa».

Quali sono le vostre iniziative?

«Sono molte le attività che la collecting svolge a sostegno della categoria. Per fare alcuni esempi concreti: fornisce sale prove gratuite a Roma, Milano, Palermo e Napoli; una convenzione per uno sportello di consulenza fiscale gratuita per gli artisti che non superano i 30.000 mila euro di guadagno all’anno e altre agevolazioni per chi supera questa soglia di reddito. Offre la possibilità di studiare gratuitamente frequentando seminari di formazione, come quello recente con Elio Germano, che ha ospitato oltre 40 attori nel convento di Capestrano. È stata messa una troupe a disposizione, che ha ricreato un set cinematografico e ripreso le migliori scene. Queste sono state poi consegnate agli artisti interpreti delle scene.

«Abbiamo messo a disposizione oltre 120 borse di studio in tre edizioni del workshop internazionale con l’acting coach Ivana Chubbuck, con cui studiano attori come Brad Pitt o Halle Berry. Altri 20 attori sono stati ospitati a Bolsena e hanno avuto una borsa di studio per frequentare il workshop in lingua inglese con il premio Oscar Paul Eggis. In qualche modo è come creare un “diritto di cittadinanza” per l’immaginazione: la formazione e l’allenamento, come per un musicista, sono gli strumenti con cui poi un artista riesce a dare il meglio durante le interpretazioni che viene chiamato a fare».

Quanto è difficile essere attori e artisti in Italia e perché?

«Il punto non è quanto sia difficile essere attori, ma quanto gli artisti siano necessari in un mondo che sempre più spesso si auto-contempla attraverso i selfie, ma non è in grado decifrare o comprendere la propria storia, le proprie relazioni se non attraverso uno specchio, come quello che il cinema o il teatro possono fornire».

Claudio Santamaria per Artisti 7607. Foto di Francesco Cabras

Claudio Santamaria per Artisti 7607. Foto di Francesco Cabras

Com’è cambiato il ruolo dell’attore e del cinema italiano nel tempo?

«Il mondo dell’arte risente dei cambiamenti che coinvolgono tutta la società: la superficialità e la mancanza di ascolto e di approfondimento con cui ci facciamo un’opinione delle cose, spesso poi difficilmente mutabile, incide sulla qualità delle scelte che facciamo o che ci vengono imposte da altri».

Qual è il messaggio che volete dare?

«Il messaggio principale che abbiamo dato è che, invece di lamentarsi di quello che non piace, assumendoci la responsabilità, in tanti, le cose si possono cambiare in meglio. Molto meglio».

Avete vinto una causa al tribunale civile di Roma, perché accusati di diffamazione…

«La causa che abbiamo vinto in tribunale è uno solo dei tanti contenziosi che ci sono stati fatti. Sappiamo bene che nel cambiare le cose ci si scontra con interessi e assetti pregressi che si oppongono in tanti modi, perché i nuovi equilibri, inevitabilmente, vanno a ledere interessi che tendono a voler conservare i privilegi acquisiti, anche ingiustamente o sulla pelle di altri, ignari dei propri diritti come spesso gli artisti sono».

Avete esercitato il “diritto di critica senza supere i limiti” in questa causa. Avete mai superato i limiti?

«Non abbiamo mai superato i limiti della critica, come conferma la sentenza del Tribunale. Abbiamo esercitato, invece, da artisti e da cittadini un diritto sancito dalla Costituzione».

In quanto donna e attrice, che ne pensa riguardo alle figure femminili in ambito cinematografico? Hanno gli stessi diritti dei colleghi uomini?

«Non sono sessista e non mi sento a mio agio nel dividere il mondo in uomini e donne: la questione è più complessa e anche qui non mi sento di esemplificare un argomento così complesso. Per rimanere sulle linee generali, è innegabile che per una donna le cose sono sempre più difficili da conquistare».

C’è una perdita di valori nel nostro Paese?

«I valori dipendono dal contesto, appunto. I valori ci sono perché gli esseri umani nascono con le stesse speranze e le stesse paure. Il problema è come vengono utilizzati questi sentimenti comuni, per quali fini e da chi. Quante possibilità di difendersi da queste manipolazioni ha la maggior parte delle persone? Questa è la domanda».

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Francesca Garofalo

Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco: le mie dita; le mie idee; le mie emozioni; un desiderio irrefrenabile di dire la verità; irriverenza; ironia... Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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