GenNeu: un mondo per bambini senza distinzioni di genere

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Alcuni pupazzi in vendita su GenNeu

Prodotto in vendita su GenNeu

Roanna Mottershead e Chris Lynch non ne potevano più del binomio blu e rosa. Ed è così che nel marzo 2018 è arrivato GenNeu, che vuole rompere ogni stereotipo fin dalla tenera età. In Gran Bretagna è unico nel suo genere: su GenNeu, che in estate ha vinto il premio Let Toys be Toys, ogni articolo è per bambini e bambine, senza distinzioni.

Niente macho man, niente principesse ma, come cita il loro sito, solo una «tela bianca dove i più piccoli possano scoprire da soli chi sono e che cosa gli piace».  E proprio sul loro sito si legge ancora che sono troppo pochi i libri per bambini che hanno al centro protagoniste femminili, che troppi maschi credono che mostrare i propri sentimenti sia un segno di debolezza e che le bambine di sei anni assocerebbero l’aggettivo “brillante” a un uomo.

Negli ultimi anni si è parlato molto di neutralità di genere in riferimento a giocattoli, libri per bambini e cartoni animati, scatenando non poche critiche e perplessità. E c’è ancora tanto lavoro da fare. Chris e Roanna, per adesso, sperano che in un futuro non troppo lontano non ci sia più bisogno di creare realtà come quella che loro, con coraggio, stanno portando avanti.

Un prodotto in vendita su GenNeu

Prodotto in vendita su GenNeu

Dove avete trovato l’ispirazione per creare GenNeu? Com’è nato questo meraviglioso progetto?

«Io e il mio partner abbiamo raggiunto quell’età in cui alcuni amici cominciano ad avere figli. Volendo dar loro il benvenuto nel mondo con un regalo, abbiamo sempre avuto difficoltà a trovare qualcosa che non fosse rosa o blu. Odiavamo l’idea che un essere così nuovo, così giovane, dovesse essere bombardato da stereotipi fin dal suo primo giorno di vita. Abbiamo cercato ovunque, trovando enormi difficoltà a scovare regali accessibili e neutri, così abbiamo fatto il grande passo e abbiamo deciso di avviare GenNeu. Il nome deriva dalle parole “gender” e “neutral” e riassume perfettamente ciò che siamo.

«Non c’è nessun team enorme dietro al negozio: siamo solo noi due. Abbiamo cercato, comprato, addirittura fotografato ognuno dei prodotti che vendiamo. È un business, ma ha un tocco molto personale e si sente la mano dei due fondatori».

Ci parleresti del processo che c’è dietro a ogni articolo?

«Per trovare giocattoli adeguati dobbiamo cercare in molti posti diversi. Molti giocattoli di legno vengono dalla Germania, i pupazzi equo-solidali sono realizzati dalle donne di una cooperativa in Bangladesh. È un bel processo di selezione! Per quanto riguarda i libri, cerchiamo sia storie che rispecchiano la realtà del mondo intorno a noi, sia storie che non sono raccontate abbastanza: genitori dello stesso sesso, padri attenti, ragazze coraggiose e avventurose e ragazzi premurosi. Vogliamo dimostrare che esiste varietà e fornire ai bambini modelli da seguire».

Quanto è difficile creare prodotti neutri in una società che sembra voler imporre il genere dappertutto?

«Trovare giocattoli e libri in linea con i nostri severi requisiti è un processo lungo e faticoso. Ogni articolo è controllato: non solo il giocattolo in sé, ma anche la sua confezione. Spesso crediamo di aver trovato un prodotto ottimo, solo che poi la confezione ci delude. È per questo che alla fine ci riforniamo da tantissimi posti diversi, per riuscire a trovare le cose giuste. Ciò che cerchiamo di fare per ogni prodotto che vendiamo è metterci nei panni del cliente: che sia una cartolina, un giocattolo o un libro, farà sorridere il cliente che lo riceverà? Ha il giusto messaggio? È questo quello che cerchiamo di creare».


C’è una presa di consapevolezza sempre maggiore e un astio crescente nei riguardi di ciò che viene inutilmente genderizzato.


Avete ricevuto critiche, finora? Come avete reagito?

«Quando abbiamo iniziato eravamo molto nervosi, ci aspettavamo un sacco di reazioni negative. E ne abbiamo ricevute, di solito la gente dice cose come “I ragazzi saranno sempre ragazzi” o “Le cose sono sempre state così”, ma siamo sorpresi del riscontro positivo che abbiamo ottenuto. Non siamo stati presi in giro sui social o cose del genere. Se qualcuno lascia un commento negativo, siamo sempre colpiti da quanto velocemente ci sia qualcuno a rispondere in nostra difesa! C’è una presa di consapevolezza sempre maggiore e un astio crescente nei riguardi di ciò che viene inutilmente genderizzato. Rendersi conto di questa cosa, essendo un brand che cerca di evitare stereotipi del genere, è un’esperienza meravigliosa».

Credete di avere un certo tipo di clienti o il vostro è un pubblico vario?

«A livello di età e provenienza, abbiamo un pubblico piuttosto vario. Ma la cosa deludente è che le donne comprano molto più degli uomini. Pensiamo che gli stereotipi di genere siano estremamente dannosi per tutti, non solo per le donne. Basta pensare a quanto deleterio sia il concetto di macho man. Quindi ci piacerebbe avere un bacino di clienti più omogeneo per quanto riguarda il genere».

Prodotto in vendita su GenNeu

Prodotto in vendita su GenNeu

Avete mai dovuto spiegare a qualche scettico l’idea che c’è dietro al progetto? Ha funzionato?

«Le persone spesso storcono il naso quanto parli di genere neutro. Ma spesso si tratta di confusione. Le critiche che riceviamo presumono che vogliamo ignorare il concetto di genere o far finta che non esista. Ma non è assolutamente così. Vogliamo solo che il genere non sia un fattore limitante. “Ragazzo” o “ragazza” non dovrebbe portare con sé una serie di aspettative, dall’aspetto fisico fino alla carriera. Tutti i bambini dovrebbero essere liberi di coltivare ciò che gli interessa. Di solito quando ne parliamo con le persone, molti hanno avuto esperienze legate a questo tipo di stereotipi in prima persona e capiscono di che stiamo parlando».

Su quali caratteristiche vi concentrate quando proponete un nuovo prodotto?

«Sono tre gli elementi chiave quando cerchiamo un prodotto. Primo: l’articolo e la sua confezione sono neutri? Al momento evitiamo qualsiasi cosa che sia blu o rosa perché pensiamo che l’associazione di questi colori ai generi sia ancora troppo forte. Secondo: è sostenibile? Abbiamo un mondo solo, quindi non vendiamo giocattoli di plastica e per i nostri giocattoli di legno sono eco-sostenibili. Terzo: piacerà alla persona che lo riceverà? E questo include sia genitori che bambini! Vogliamo trovare cose che facciano sorridere la gente, che siano un po’ diverse, che le persone vorranno tenere per un bel po’ di tempo».

Come vorreste che la questione genere, nella nostra società, si evolvesse? Dall’infanzia e i prodotti destinati ai bambini fino ai vostri più profondi desideri.

«Sono stati fatti tanti progressi in materia di parità di genere, ma c’è ancora tanta strada da fare. Immaginiamo un mondo in cui la gente non dica a una bambina “Come sei carina” come prima cosa e dove la frase “I ragazzi saranno sempre ragazzi” non sia più usata, perché c’è consapevolezza e rispetto per i bambini in quanto individui. In sintesi, vogliamo che la gente impari a incontrarsi e a conoscere, senza supposizioni nate da stereotipi di genere su ciò che una persona dovrebbe fare, indossare, per cui dovrebbe provare interesse.

«È strano sentirlo dire da un’attività commerciale, ma se dobbiamo fallire perché nessuno ha più bisogno di noi, perché i negozi di giocattoli non sono più blu e rosa, perché le persone non pensano più di comprare giocattoli rosa alle bambine e supereroi per i bambini… beh, sarebbe fantastico, vivremmo finalmente in un mondo fatto da individui, non da stereotipi».

About author

Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

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