La Fornarina: esempio d'amore e coraggio

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Dettaglio de La Fornarina, Raffaello Sanzio, olio su tavola, esposto a Roma presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica

Dettaglio de La Fornarina, Raffaello Sanzio, olio su tavola, esposto a Roma presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica

La Fornarina è facilmente associabile a un ritratto, a un volto. In pochi forse si sono curati nel tempo di conoscerne la storia. Come terzo appuntamento con Le figlie ripudiate di Roma ho deciso di raccontarvi di lei, di quella che fu l’unico amore di Raffaello Sanzio e certamente scomoda alla Roma dell’ipocrisia rinascimentale.

In Via Dorotea 20, nel cuore di Trastevere, sembra che questa giovane donna figlia di un fornaio abbia stregato uno degli artisti più in voga di Roma dei primi del Cinquecento. Una storia, la loro, che come altre storie rimane un lontano ricordo romantico al quale appigliarci. Margherita Luti ha vestito i panni di Sante e Madonne; per la prima volta un pittore aveva deciso di ritrarre una donna qualunque di una qualunque famiglia di commercianti.

La Fornarina: donna e poesia

Dettaglio del Trionfo di Galatea, di Raffaello Sanzio, conservato a Villa Farnesina

Dettaglio del Trionfo di Galatea, di Raffaello Sanzio, conservato a Villa Farnesina

In un canto del 1858 il poeta Aleardo Aleardi scriveva:

La casa della Fornarina rispondeva col suo picciol orto in sul Tevere, da quella banda, verso Ripa grande, dove il fiume lambe le rotte pile del ponte Sublicio: poco discosta dalla Chiesa di S. Cecilia, alle ultime pendici del Gianicolo. Quivi il Sanzio vide per la prima volta la bellissima transteverina, e se ne accese, e di quel momento serbò la memoria in un suo Sonetto, gittato giù alla buona. Gli artisti d’allora sapevano di tutto.

Se è tutto così rosa e fiori come raccontano i più, per quale motivo raccontare di Margherita?

Vasari racconta che Agostino Chigi, lo stesso Chigi di Villa Farnesina, fu vittima di un gioco di potere del Maestro delle arti. Raphael Urbinas (nome con cui Raffaelo firmava documenti, ndr), consapevole dell’amicizia col Chigi e consapevole soprattutto delle sue doti artistiche, minacciò di lasciare l’affresco del Trionfo di Galatea incompiuto se non avessero concesso l’ingresso alla villa anche alla sua amata Margherita.

Figlia di un fornaio e amante di Raffaello, avrebbe varcato la soglia, dormito e passeggiato dove solo grandi donne borghesi potevano fare. La Galatea di Villa Farnesina altro non è che il frutto di quei giorni in cui il maestro guardava ammirato la sua donna, fulcro di attenzioni che nessuno, fino a quel momento, si era mai permesso.

La Fornarina: miti e leggende

Presunto autoritratto di Raffaello Sanzio, esposto a Firenze, presso la Galleria degli Uffizi

Presunto autoritratto di Raffaello Sanzio, esposto a Firenze, presso la Galleria degli Uffizi

Come già abbiamo avuto il piacere di notare, quando qualcosa non piace alla società, possiamo incombere in due soluzioni. La prima, quella dell’eliminazione di ogni prova in merito, come fosse una damnatio memoriae; la seconda, quella di ricostruire i fatti storici così come crediamo sia meglio. Questo è forse quel che è stato fatto: ognuno con la propria teoria, la propria idea, i propri pregiudizi ha lasciato correre china su carta nel tentativo vano di camuffare la vita e le scelte di persone scomode.

Pare che nel 1514 Raffaello divenne promesso sposo della nipote del Cardinal Bibbiena. Non si poteva rifiutare, non poteva scappare e la fortuna volle che la nipote del cardinale morì poco prima, stroncata da una serie di infiniti malesseri fisici. Venne seppellita sotto gli occhi di tutti, nel Pantheon a Roma. Questo continuo rimandare sembrava fosse un modo come un altro per non tradire l’amore di Margherita e forse perché, poco prima, Maestro e Musa si erano già sposati in segreto.

Forse, l’unico a esserne a conoscenza era Giulio Romano, artista e allievo della scuola di Raffaello, grande amico e protettore, a quanto sembra, della sua musa. Del resto, l’anello di rubino sul dito di Margherita venne coperto probabilmente proprio da Giulio Romano e riscoperto in seguito al restauro. Di questo anello si hanno poche informazioni, tra le quali spicca però quella che venne appunto donato a Margherita duranti gli scavi della Domus Aurea, dei quali sembra che Raffaello fosse Sovrintendente. Un anello che complicò ulteriormente la relazione pubblica fra i due al punto da dover poi nasconderne le prove.

La Fornarina: problemi di lessico

L'anello indossato da La Fornarina di Raffaello

L’anello indossato da La Fornarina di Raffaello

Provate a immaginare cosa potesse significare, per una ragazza giovanissima, essere l’unica fonte di ispirazione di un artista, amata da lui e odiata, per così dire, dalla cerchia di personaggi influenti dei quali era circondato Raffaello. Margherita aveva cambiato il modo di vedere e concepire l’arte, permettendo a una donna qualunque di essere accostata alle immagini sacre, fornaia o meretrice che fosse.

Fabio Chigi, futuro Papa Alessandro VII, alla vista del dipinto de La Fornarina  ne parla come di un ritratto fatto «della sua giovane meretricula». Meretrice o fornaia non sembra avere importanza se prendiamo come riferimento il termine “fornara”, ovvero prostituta, e immaginiamo il “mettere il pane in forno” come l’inizio e la fine dell’atto sessuale. A dirlo non è la vicina impicciona e sgradevole di casa, quanto un illustre filologo, Pisani. Da qui il vecchio detto “mettere la pagnotta in forno” per indicare l’aver ingravidato una donna.

La Fornarina: ultimo atto di una tragedia shakespeariana

Dettaglio de La Fornarina, in cui è possibile osservare un bracciale con inciso il nome del pittore Raffaello

Dettaglio de La Fornarina, in cui è possibile osservare un bracciale con inciso il nome del pittore Raffaello

Se a te servir per me sdegnasse Amore
per l’affetto dimostrato da me in parte
tu sai perché, senza vergarlo in carte,
io non mostro il contrario che ho nel cuore.
Se esso dovesse giungere al marzial furore
io grido e dico che tu sei il mio signore
su, dal centro al ciel, più che Giove e Marte
e che schermo non val né ingegno o arte
a schivar le tue forze e il tuo furore.

La versione riportata dei versi scritti da Raffaello è quella resa il più vicino possibile all’italiano che possiamo leggere e analizzare oggi, senza distorcere il primitivo pensiero dell’Urbinate. Come è possibile, dunque, davanti a tali parole, credere che fosse solo l’utilizzo di una prostituta come modella di un Amore Sacro?

Quando, raggiunti i trentatré anni, Raffaello morì, venne seppellito anch’esso nel Pantheon, accanto alla nipote del cardinale. Un funerale degno di un artista e di un grande maestro che divise caldamente il popolo di quelle vie. Pare che Margherita fosse ancora lì quando portarono la bara e pare che si gettò nella folla per dargli l’ultimo saluto. Una scena che siamo certamente abituati a vedere a teatro come una semplice storia, un racconto, qualcosa di inventato.

Margherita venne cacciata, riempita di ingiurie e sputi, picchiata e percossa e lasciata sui gradini del Pantheon, lontana dal suo Raffaello. E sempre lì, l’amico Giulio Romano la raccolse e la pregò di seguirlo. Nel tentativo di salvarle la vita la portò nel convento adiacente il Collegio Romano. Lasciò nelle mani delle sorelle il suo anello e si ritirò a vita monacale. In quello stesso momento Giulio Romano copriva l’anello sul dipinto. Qualcosa che è esistito, forse, e che non era necessario mostrare ancora.

La Fornarina: conclusioni di una donna

Raffaello e La Fornarina (Francesco Gandolfi, 1854), esposto a Milano presso l'Accademia di Belle Arti di Brera

Raffaello e La Fornarina (Francesco Gandolfi, 1854), esposto a Milano presso l’Accademia di Belle Arti di Brera

Amor, tu m’envesscasti con doi lumi
de doi beli occhi dov’io me strugo e [s]face,
da bianca neve e da rosa vivace,
da un bel parlar in donnessi costumi.

Tal che tanto ardo, ch[e] né mar né fiumi
spegnar potrian quel foco; ma non mi spiace,
poiché ’l mio ardor tanto di ben mi face,
ch’ardendo onior più d’arder me consu[mi].

Quanto fu dolce el giogo e la catena
de’ toi candidi braci al col mio vòl[ti],
che, sogliendomi, io sento mortal pen[a].

D’altre cose io’ non dico, che fôr m[olti],
ché soperchia docenza a mo[r]te men[a],
e però tacio, a te i pens[e]r rivolti.

Meretrice o semplice figlia di un fornaio, non è possibile trarre delle vere conclusioni. Nell’immaginario collettivo resta comunque la Donna custode dell’amore unico dell’Artista di Roma, l’unica donna ad aver avuto il privilegio di essere parte attiva nella realizzazione di opere di immenso valore e della quale, purtroppo, non si ha nessuna traccia. Margherita è l’esempio romantico dell’amore da favola ma anche sofferto. L’esempio della passione silenziosa che nel corso della storia ha visto morire centinaia di altre donne.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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