Matteo Polonara & Mataara Trio: Alieni e Sirene suonano funky-jazz

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In foto, Matteo Polonara & Mataara Trio © ONN Creators

In foto, Matteo Polonara & Mataara Trio © ONN Creators

Venerdì 11 gennaio è uscito su YouTube Sirene, il nuovo singolo di Matteo Polonara in collaborazione con il Mataara Trio (Davide Ballanti alla chitarra, Samuele Brunori al basso e Alessandro Della Lunga alla batteria), già in streaming su tutte le piattaforme digitali (iTunes e Spotify) dal 21 dicembre 2018 e prima anticipazione dell’album Nella vasca o nel giardino di fianco?, in prossima uscita sotto l’etichetta discografica Revubs Dischi.

Della realizzazione del disco e della carriera artistica dei musicisti ne parlo con Matteo, cantante, chitarrista e autore dei brani. A farci da sfondo una domenica di pausa e una Bologna crepuscolare, quella che comincia ad animarsi, nei suoi piccoli locali del centro, di giovani, spritz e piattini ricolmi di patatine.

Mi dici come è avvenuto l’incontro tra Matteo Polonara e i Mataara Trio?

«È successo quasi per caso: io già da un po’ di anni suonavo e portavo in giro il mio progetto da solista, mentre i membri del Mataara Trio li conoscevo da tempo, dato che al liceo di Ancona io e Alessandro andavamo in classe assieme. Samuele e Davide li conoscevamo tramite amicizie-musicisti in comune. Due di loro studiano al conservatorio di Rovigo e più di una sera li ho ospitati a dormire a casa mia a Bologna. In quelle occasioni abbiamo iniziato a suonare, un po’ a caso, qualche mia canzone, finché non ci siam detti: “Dai, perché no?”. Da lì abbiamo deciso di coinvolgere anche Samuele e di unire l’esperienza dei Mataara Trio a quella di Matteo Polonara.

«Dopo poco ci siamo messi subito a fare le prove finché non sono successe varie cose che hanno consolidato il nostro progetto. La nostra, insomma, è una collaborazione – non siamo propriamente un gruppo – che va avanti da quasi due anni, quindi non proprio momentanea. La maggior parte dei miei pezzi poi li ho arrangiati con loro: il primo è stato Tutti su di me, che abbiamo registrato in uno studio ad Ancona e che si può trovare su YouTube.

«Una volta uscita questa canzone, ci siamo potuti iscrivere a vari contest musicali. Il pezzo è piaciuto molto e ne abbiamo vinti due: uno a Bologna, il Rockin’Bo Student Festival, poi il Vicenza Rock Contest 2017. Il primo ci ha permesso di registrare due tracce del nostro futuro disco al Real Sound Studio di Bologna: sono Terre che tremano, Gente che balla e Sirene. È grazie al secondo contest invece, che abbiamo registrato il nostro intero album in uscita».

La cover del singolo Sirene, di Matteo Polonara & Mataara Trio, con la grafica di Ludovica Fantetti

La cover del singolo Sirene, di Matteo Polonara & Mataara Trio, con la grafica di Ludovica Fantetti

Parlami della tua carriera solista, invece. Da quanto tempo fai musica?

«Non ho idea di come sia nata la musica dentro di me, però posso dirti che da solo suono da tutta una vita: il mio primo strumento è stata una batteria giocattolo e ricordo bene che, invece di giocare con le macchinine o col pallone, a casa giocavo con gli strumenti, tra cui una chitarra. Ho iniziato a prendere lezioni da quando avevo 7 anni e da lì ho provato tanti altri strumenti (basso, contrabbasso, batteria), ma la chitarra è stato sempre quello principale.

«Non saprei dirti di preciso come o quando sia nata in Matteo la musica, però so che c’è sempre stata. Sin da piccolo mi sono sentito un alieno sociale, ho sempre avuto tantissima difficoltà a relazionarmi con le persone: sono molto timido e introverso, per cui la scrittura è stata sin da subito la mia ancora di salvezza per parlare con qualcuno. Pensa che il mio primo premio di poesia l’ho vinto in prima elementare!

«Scrivere mi è sempre venuto in modo molto naturale: non riuscivo a parlare con le persone, ma con un foglio di carta riuscivo a farlo benissimo! Questa cosa poi si è collegata col fatto che ho sempre suonato: molte delle mie canzoni, infatti, nascono come poesie che ho poi riadatto; è per questo che molti pezzi miei hanno delle metriche strane e non hanno ritornelli o parti ripetute. Una piccola curiosità che voglio spoilerare: anche il nostro prossimo disco, Nella vasca o nel giardino di fianco?, si concluderà con una poesia».

Addentriamoci nel tuo mondo musicale: quali sono le tue ispirazioni maggiori?

«Essendo appunto una persona molto timida, introversa e problematica, sento spesso di vivere in un altro mondo, mi sento spesso molto alieno. E, parlando di alieno, mi viene in mente David Bowie, che è assolutamente la mia fonte d’ispirazione musicale maggiore. Che poi è una cosa molto curiosa, perché in realtà nella mia musica non c’è assolutamente niente di lui; ma lo ritengo come una figura centrale, come un dio personale. Probabilmente è la persona di cui so di più e di cui ho ascoltato più musica in assoluto nella mia vita. Inoltre è un artista eclettico: ha iniziato facendo teatro, il mimo, poi parte come sassofonista per arrivare a cambiare centomila generi diversi. L’ultimo suo disco per esempio, che è uscito tre giorni prima della sua morte, è fatto con i migliori jazzisti di New York, eppure lui veniva sia dal glam rock sia da generi completamente diversi: negli anni Novanta ha fatto un album completamente drum and bass. A me affascinano tantissimo anche i suoi cambi di personaggio, il suo look eccentrico e il suo alone mistico.

«Oltre a lui ascolto tanto altro, molto indie e cantautorato italiano: dal terzo liceo infatti suonavo con il cantautore Francesco Pesaresi in un gruppo che si chiamava L’anonima strimpelleria. Facevamo cover da Guccini a Lo Stato Sociale, finché non abbiamo deciso di intraprendere carriere soliste. Poi ascolto anche tanto jazz, funky, fusion, tantissima roba anni Novanta stile Cure, Smiths. In realtà nel disco in uscita, soprattutto dal punto di vista delle chitarre, ci sono molti suoni che richiamano ai Cure e agli Smiths».

In foto, Matteo Polonara © Clara Vivaldini

In foto, Matteo Polonara © Clara Vivaldini

Quali sono le musicalità del vostro disco in uscita?

«In realtà definirci – e definire il disco – con un genere solo è molto complicato, perché le influenze all’interno sono molto diverse. Il Mataara Trio dopotutto è nato come un trio jazz fusion; io ascolto roba di vario genere e i miei testi sono spesso poesie. Ne esce quasi sempre fuori qualcosa di molto sperimentale. Passiamo da Sirene, che è un pezzo funky ballabile e orecchiabile, a brani più pesanti e rock; da pezzi più melodici ad altri in cui ci sono di mezzo la drum and bass o l’elettronica. Nell’album, insomma, ci sono tanti suoni, tante chitarre sovrapposte e tanti ambienti psichedelici. Il disco è stato prodotto da Andrea “Spazza” Rigoni, il chitarrista dei Derozer – band punk rock di Vicenza – e Luca Sammartin, che si occupa soprattutto di musica elettronica. Ovvero: lo abbiamo registrato alla sede di Produzioni Fantasma, che sta a Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza. Diciamo che vincere quel Rock Contest è stata una vera opportunità».

A proposito di realtà e opportunità: so bene che hai lasciato l’università per fare musica nella vita. Ti senti soddisfatto di questa scelta?

«È stato un salto nel vuoto, fondamentalmente una follia. Eppure lasciare l’università è una delle scelte che mi ha reso più felice nella mia vita. Questo perché in quel momento ho capito che preferivo suonare, esercitarmi con la chitarra, scrivere canzoni piuttosto che studiare sui libri. Studiare in realtà è decisamente importante, anzi, è per questo che ora mi sono iscritto a un corso di Ingegneria del suono a Bologna. Il fatto è che semplicemente dovevo ritrovare la mia strada. Abbandonare l’università in quel periodo mi ha permesso di impegnarmi in tutto e per tutto nel mio percorso di cantautore, di cercare date e locali, di stare dietro a tutte le pratiche, di fare insomma meglio quello che davvero mi piace fare: stare davanti a un pubblico e raccontare di me, raccontare di tutto quello che normalmente non riesco a dire alle persone.

«Quello che cerco di fare con i miei testi – che di solito sono molto complicati e intricati – è farti entrare nei miei occhi, nel mio mondo, per farti capire le sensazioni e i sentimenti che sto provando. Però appunto, ripeto, non abbandonate a prescindere i vostri studi! Contare solo sulle mie spalle è stata dura.

«Fortunatamente sono tanti i ragazzi in Italia che fanno un sacco di cose interessanti, che cercano di fare arte in modo professionale anche con la costrizione di budget molto bassi e che, nonostante questo, si sbattono di brutto e hanno voglia di collaborare e creare cose assieme. Penso a Ludovica Fantetti (Tutti i miei disegni inutili, su Facebook) che studia all’Accademia di Belle Arti di Macerata e che ha curato la grafica della copertina di Sirene; ai ragazzi della ONN Creators, che hanno girato il video del nostro singolo al Binario69 di Bologna. È bello che si creino queste reti tra artisti di diverso tipo: se non ci aiutiamo a sponsorizzare le nostre cose a vicenda è molto difficile emergere in un mondo come quello di oggi. Per questo ho scelto sia per le grafiche che per il videoclip ragazzi che hanno più o meno la nostra età.

«In questo momento è molto difficile campare solo di musica, soprattutto se non hai etichette o nessun’altro alle spalle. Malgrado i pochi anni di carriera, mi sono fatto un po’ di curriculum e con i Mataara Trio sono riuscito a calcare palchi più alti di me, con gente gigante: al Ferrock Festival abbiamo aperto ai 99 Posse, mentre a Recanati abbiamo suonato prima dei Fast Animals and Slow Kids. Insomma dopo solo un anno e mezzo in cui suoniamo assieme, siamo riusciti ad avere bei palchi e belle soddisfazioni».

Raccontami di Sirene: come è nata la canzone? Perché l’avete scelta come primo singolo?

«Abbiamo scelto Sirene come singolo d’esordio perché fondamentalmente è il pezzo più orecchiabile del disco (ride, ndr). È un brano molto funky, molto più allegro rispetto a tutto quello che scrivo di solito, poiché tendo a essere un autore particolarmente triste e malinconico. Le mie canzoni sono assolutamente tutte autobiografiche; di solito non scrivo molto d’amore, quanto piuttosto di me e di quello che mi accade intorno.

«Questo brano in particolare l’ho scritto il primo anno che abitavo qui a Bologna, a casa di un mio amico, una sera un po’ strana. Ero stato in giro fino a quel momento e per tutta la serata non avevo fatto altro che scambiare sguardi di fuoco con molte “fanciulle”: era un periodo in cui ero single. Insomma, il tema è molto semplice: parla fondamentalmente dell’attrazione uomo-donna, di questo gioco tra un marinaio (in cui mi immedesimo) e le sirene che lo richiamano, ma a cui in realtà non frega nulla di te. Si parla insomma di un rapporto a livello pre-sessuale, di quell’attrazione che può nascere da uno sguardo coinvolgente e sfuggente che molto spesso rimane sospeso lì, perché magari è una persona che non rincontrerai mai più per il resto della tua vita. È qualcosa di molto quotidiano.

«La frase della canzone che preferisco è “Galleggiano pensieri, come bottiglie di Chardonnay, contenenti SOS in un mare di vino”, perché gioca con la parola vino e divino. È un pezzo molto ballabile, con una bella parte strumentale, ed è una delle prime canzoni che ho arrangiato assieme al Mataara Trio, una di quelle che mi accompagna sin da quando ho iniziato a fare i live. Malgrado non penso sia una delle cose migliori che abbia scritto, è uno dei miei pezzi preferiti proprio perché c’è sempre stato e perché mi diverte suonarlo, cantarlo, ammiccarlo. E poi, anche se può sembrare che in molte mie canzoni parli di cose un po’ strane – ma forse solo perché parlo dei miei sentimenti – parlo sempre della mia vita quotidiana, delle cose che mi succedono ogni giorno e che possono succedere a tutti come a me».

Seppur lo abbia già visto in anteprima, Matteo non ha voluto che parlassi del video: «Non facciamo spoiler nell’intervista, se no non c’è gusto ad andarlo a vedere su YouTube!». Ci sono impressioni però che posso esprimere e sono un mix di sguardi e location di Bologna molto quotidiane, di una storia e di immagini che lasciano punti di domanda quanto lo stesso titolo del disco in uscita: Nella vasca o nel giardino di fianco?.

Nient’altro da aggiungere se non che, secondo me, ascoltare Matteo Polonara & Mataara Trio – così come tanti altri validi artisti emergenti che stanno nascendo in tutta Italia – permette di mantenere viva la spontaneità e la passione di chi, come loro, vuole vivere di musica: vuole offrirci la sua aliena e personale visione del mondo.

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Ariele Di Mario

Ariele Di Mario

Nato nel lontano 1996 vicino Roma, emigrato in Umbria, ora è a Bologna per studiare Lettere Moderne. Nei vagheggiamenti di un lavoro sogna di fare qualcosa legato alle sue due maggiori passioni, la musica e la scrittura. Fosse per lui spenderebbe soldi unicamente per libri e concerti. Crede fermamente che ogni persona abbia una storia di vita da raccontare.

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