Sanremo 2019, le pagelle dei testi

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Festival di Sanremo 2019, le pagelle dei testi © partedeldiscorso.it

Festival di Sanremo 2019, le pagelle dei testi © partedeldiscorso.it

La sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo è alle porte. Quest’anno, i big in gara saranno ben ventiquattro. È tempo, quindi, di pagelle. Di elogi, ammonizioni e qualche bocciatura. In attesa che inizi la gara, martedì 5 febbraio, ecco le parole che ascolteremo.

Achille Lauro, Rolls Royce – Achille Lauro arriva a Sanremo per la prima volta e sdogana così la trap music sul palco dell’Ariston. In verità, si definisce un artista inafferrabile, non gli piace confinarsi in un genere preciso e, al Festival, promette di sorprendere tutti con un brano rock’n’roll. Il testo di Lauro è fatto di immagini, di citazioni di personaggi che hanno fatto la storia della musica (e non solo), quasi uno scioglilingua che menziona personalità importanti. Il tutto è un monito, un modo per ricordarsi di vivere pienamente, perché “non sono stato me stesso mai”. “Non è follia”, dice, “Ma è solo vivere”. VOTO: 5

Anna Tatangelo, Le nostre anime di notte – Anna Tatangelo torna a Sanremo per l’ottava volta e canta un brano intimo, sincero, da cui traspare un’anima, appunto. Ho come l’impressione che, nelle passate edizioni del Festival, abbia scelto volutamente di farsi scudo con tematiche sempre diverse, quasi a difendersi dalla possibilità che l’argomento più ricorrente nella musica, vale a dire l’amore, richiamasse la sua vita privata e facesse passare in secondo piano la sua carriera di cantante. Così, negli anni passati, ha parlato di donne, poi di omosessualità, senza mai portare davvero se stessa su quel palco. Quest’anno lo farà: Le nostre anime di notte indaga un momento preciso dell’amore, quello in cui ci si parla a viso scoperto, probabilmente perché convinti di non avere più nulla da perdere, e ci si riscopre complici. Un testo semplice ma efficace. VOTO: 6

Arisa, Mi sento bene – Arisa festeggia dieci anni di carriera sul palco che, nel 2009, l’ha fatta conoscere al grande pubblico. Alla sua sesta partecipazione, propone Mi sento bene, una canzone che è un elogio alla leggerezza. Non è un invito a rinunciare a conoscersi né ad arrendersi alla superficialità, ma celebra le consapevolezze di una donna che è cresciuta. Sa di rinascita, di coraggio, di voglia di godere delle cose che capitano senza opporsi al corso naturale della vita. Arisa canta “Che ne sarà degli occhi lucidi di mia madre quando questo tempo finirà? Se non ci penso più mi sento bene”. Dunque propone un brano solo apparentemente leggero, in verità è un viaggio alla scoperta di ciò che la fa stare bene. Un modo per dire che adesso sa cosa la fa felice e vuole cantarlo senza la paura di non essere capita. VOTO: 6,5

Boomdabash, Per un milione – Per i Boomdabash, band salentina con all’attivo cinque album e un’estate da record con la loro Non ti dico no, sono scesi in campo autori di tutto rispetto: a firmare Per un milione, infatti, sono Cheope, Federica Abbate, Takagi e Ketra. Il pezzo, ne sono certo, troverà nel live la propria dimensione ideale (e poi nelle radio): il testo è debole, fatto di immagini semplici e di metafore non proprio originali. Lui la ama, l’aspetta e non la cambierebbe nemmeno per un milione, questo il senso del brano. Il testo è insufficiente, ma il pezzo si candida già sin da ora a diventare un tormentone. VOTO: 5-

Daniele Silvestri, Argentovivo – È un Daniele Silvestri ispirato, toccante e destabilizzante, quello di Argentovivo: racconta – con assoluta lucidità – il malessere, il senso di inadeguatezza, la sofferenza sottile e sorda di un adolescente che vive la propria esistenza come fosse una condanna. Silvestri canta in prima persona, interpreta la parte del ragazzo e risulta credibile, a tal punto da farlo sentire, quel dolore, quel senso di soffocamento, di rabbia mal taciuta. Un brano crudo, diretto, intenso, che lascia l’amaro in bocca. Una storia qualunque, che non pretende di essere speciale, che non ha voglia di essere speciale. Argentovivo è una pellicola che scorre davanti agli occhi di chi ascolta. VOTO: 9

Einar, Parole nuove – Einar è molto giovane ma propone un brano che suona stantio, vecchio, noioso. Parole nuove, che porta la firma – tra gli altri – di Tony Maiello, parla d’amore, nel modo più inflazionato, patetico e ridondante che esista. Per intenderci: “Camminerò lontano dal tuo cuore, io giuro che se te ne vai cancellerò il tuo nome”. Einar è un giovane talento di buone speranze, canta bene e non ha la pretesa di impressionare, ma Parole nuove, così come Centomila volte (brano con cui ha vinto a Sanremo Giovani), è un pezzo fuori moda. VOTO: 4

Enrico Nigiotti, Nonno Hollywood – Enrico Nigiotti torna a Sanremo da big, dopo l’esperienza del 2015 nella categoria Giovani e un’edizione di X Factor in cui ha sfiorato la vittoria. Canta Nonno Hollywood, un pezzo onesto, viscerale, sporco di vita, dolore, malinconia e tutti i sentimenti e le sensazioni che affiorano dopo aver detto addio a qualcuno di importante. Enrico saluta il nonno defunto con un brano che è un insieme di istantanee, di giornate qualunque che diventano preziose. Una scrittura diretta, sanguigna, potente proprio perché priva di qualsivoglia orpello o filtro. Farà commuovere l’esibizione dal vivo, ne sono certo. VOTO: 7-

Ex-Otago, Solo una canzone – Arrivano sul palco dell’Ariston per la prima volta e lo fanno con una canzone che racconta un aspetto dell’amore spesso trascurato: il dopo. Non l’entusiasmo degli inizi, non il primo bacio, non l’ingenuità di chi non sa. Solo una canzone parla dell’amore consapevole e maturo di chi ormai si conosce bene e rischia di cedere alle lusinghe della noia, dell’abitudine, della disattenzione. È un brano che racconta un amore che “non è giovane” e che deve imparare una nuova complicità. Un pezzo, questo, che si presenta delicato e vero. VOTO: 7+

Federica Carta e Shade, Senza farlo apposta – Faccio molta fatica a commentare un testo che recita così: “Ti sei messa quei tacchi per ballare sopra al mio cuore, da quando hai buttato le Barbie per giocare con le persone”. Faccio fatica pure a credere che piacerà al target di ascoltatori a cui il brano si rivolge. A dire il vero, mi risulta persino impossibile credere che questa canzone possa piacere a chi la canta, ma tant’è. VOTO: 3

Francesco Renga, Aspetto che torni – È un Francesco Renga in veste classica, romantica e malinconica, quello di Aspetto che torni. Per il ritorno al Festival, si è affidato a Bungaro e Cesare Chiodo, salvo poi rimaneggiare il testo e aggiungere qualche riferimento autobiografico. Un pezzo d’amore con un testo pieno, efficace e, solo qualche volta, sovraccarico. Renga canta: “Tu sei un universo che mi riempie le mani, il mondo si è perso, tu invece rimani un mare dentro nei nostri destini”. Al momento è sufficiente. VOTO: 6

Ghemon, Rose viola – Ghemon, all’anagrafe Giovanni Luca Picariello, partecipa a Sanremo per la prima volta e propone Rose viola, un pezzo in cui scrive e canta al femminile, immedesimandosi nel ruolo della protagonista del suo brano. Lo stile di Ghemon rivela una grande sensibilità e la sua scrittura è assai incisiva, colpisce per le immagini che riesce a creare, forti, spiazzanti e crude. Rose viola è una canzone che racconta le fragilità e l’insicurezza di una donna che convive faticosamente con il proprio dolore. VOTO: 7

Il Volo, Musica che resta – I tre tenori de Il Volo tornano a Sanremo, dopo la vittoria di quattro anni fa con il brano Grande amore, e propongono Musica che resta, pezzo firmato – tra gli altri – anche da Gianna Nannini. I tre giovani lo dicono senza mezzi termini: «Il nostro obiettivo rimane lo stesso: ottenere quella reazione dal pubblico dopo l’acuto finale, la standing ovation dopo l’esibizione del 2015 non la dimenticheremo mai». Quindi, com’è facile intuire, rimarranno nella loro zona di comfort: metteranno in luce le doti vocali a scapito del testo del brano. Di fatto, Musica che resta è una canzone d’amore intrisa di cliché. VOTO: 3

Irama, La ragazza con il cuore di latta – Irama torna a Sanremo dopo la partecipazione di tre anni fa nella categoria Giovani e la vittoria ad Amici di Maria De Filippi. E lo fa con La ragazza con il cuore di latta, un brano che racconta la delicata vicenda di Linda, picchiata e umiliata da suo padre. Una storia forte, drammatica, raccontata senza attenuanti, ma in chiave squisitamente pop. Ricorda la Mary dei Gemelli DiVersi, per intenderci, solo che arriva con un ritardo di sedici anni. Il testo è ben costruito, inciampa in qualche banalità, ma nel complesso è pienamente sufficiente. VOTO: 6+

Loredana Bertè, Cosa ti aspetti da me – Loredana Bertè, uno dei nomi più imponenti e importanti nella storia della canzone italiana, torna a Sanremo con un brano scritto su misura per lei da Gaetano Curreri, leader degli Stadio, e dai giovani Piero Romitelli e Gerardo Pulli. Cosa ti aspetti da me è un pezzo che parla dei desideri e delle attese, spesso deluse, che riponiamo negli altri. Un brano viscerale, un incedere fatto di domande, che spingono a una riflessione profonda su ciò che si è e ciò che si pretende da se stessi e dagli altri. Il verso “Ti aspetti tutta una vita per essere un attimo” racconta al meglio il senso della canzone. VOTO: 6+

Mahmood, Soldi – Mahmood conosce bene il palco dell’Ariston, perché l’ha calcato tre anni fa, nella categoria Giovani, con il brano Dimentica. Oggi torna a Sanremo con Soldi, un pezzo che – assicura – è poco sanremese. Sin dal testo, si presenta come una canzone diretta, senza orpelli, pragmatica, racconta il rapporto conflittuale di un figlio con suo padre, la consapevolezza di un legame consumato da interessi economici. Il verso “È difficile stare al mondo quando perdi l’orgoglio” riassume bene lo stato d’animo del protagonista della storia, che è cresciuto senza poter far riferimento sulla figura paterna. Quello che mi lascia perplesso è proprio la concretezza del racconto, che rende il testo spigoloso, privo di armonia. VOTO: 5

Motta, Dov’è l’Italia – Ha vinto per ben due volte la Targa Tenco, è un cantautore dallo stile definito e inconfondibile, la sua penna è poetica e ruvida, ma sempre suggestiva. Motta sa essere crudo e schietto, senza mai abbandonare la malinconia e la tenerezza. E tutte queste caratteristiche si possono riscontrare in Dov’è l’Italia, un pezzo d’amore e politica, concreto e romantico, arrabbiato e sognante. “Dov’è l’Italia, amore mio? Mi sono perso anch’io”, canta, in un saliscendi di immagini reali e proiezioni della mente. VOTO: 7+

Negrita, I ragazzi stanno bene – Mancano a Sanremo dal 2003 e quest’anno si presentano con I ragazzi stanno bene, un pezzo che è una linea orizzontale tracciata per tirare le somme: il risultato è una maturità raggiunta con fatica e determinazione, che spiega il senso del presente e ne sfuma i margini, per lasciare in primo piano solo ciò che davvero importante; è uno sguardo verso il basso, rivolto a chi ha tutta la vita davanti e ancora tanto da imparare; ma è uno sguardo positivo, rassicurante. Cantano: “I ragazzi stanno bene, non ascoltano i consigli e hanno il fuoco nelle vene”. Un pezzo lucido, consapevole, maturo, carico di vita vissuta, sofferta, consumata. Un bilancio e un nuovo punto da cui partire. Testo di spessore. VOTO: 8

Nek, Mi farò trovare pronto – Nek canta Nek ed è rassicurante. Sin dal testo si evince la sua personalità, la sua scrittura e il suo stile, che qui incontrano le penne di Luca Chiaravalli e Paolo Antonacci. Nek parla d’amore, ma non di un avvenimento preciso e personale. Indaga l’amore, quanta fatica e forza di volontà servano per essere pronti quando arriva o per ammettere che pronti, in verità, non si è mai. E infine una consapevolezza: “Sono pronto a non esser pronto mai”. Nek non s’improvvisa qualcosa che non è, canta i sentimenti e prova a scavare oltre la superficie. Il testo è pienamente sufficiente. VOTO: 6+

Nino D’Angelo e Livio Cori, Un’altra luce – Un volto storico della canzone napoletana e uno giovanissimo, insieme promettono di unire tradizione e innovazione e sorprendere tutti: sono Nino D’Angelo e Livio Cori, due generazioni a confronto, due personalità distinte ma complementari. Firmano e cantano Un’altra luce, un brano in napoletano, il cui messaggio risuona forte e chiaro nel seguente verso: “Te posso da cient’uocchie che t’appicciano ‘a vita, ma sarà sempre scuro si nun ce crire”. Forza, determinazione e coraggio, questi i temi del loro brano, che scivola spesso in qualche ovvietà. VOTO: 5

Paola Turci, L’ultimo ostacolo – L’ultimo ostacolo è un brano che assomiglia esattamente a Paola Turci: è un pezzo di spessore, di carattere, travolgente, apparentemente incrollabile, ma con una tenerezza di fondo che commuove e alleggerisce il carico. L’ultimo ostacolo può avere diverse chiavi di lettura, Paola ha deciso di dargli il volto di suo padre. E quindi ci ha messo un po’ di malinconia, delicatezza e intimità. Il risultato è una canzone che fotografa alcuni momenti della vita della sua interprete e ne restituisce un racconto raffinato e toccante. VOTO: 7,5

Patty Pravo e Briga, Un po’ come la vita – Ecco la strana coppia del Festival: lei è una delle artiste più iconiche, imprevedibili e camaleontiche degli ultimi cinquant’anni, lui un giovane rapper che ha conquistato il pubblico con il talent Amici. Lei ha partecipato a Sanremo per ben nove volte (tra pochi giorni sarà la decima), lui è al suo debutto. Insieme cantano Un po’ come la vita, un pezzo scritto – tra gli altri – da Zibba e a cui ha contribuito lo stesso Briga. È un brano introspettivo, un monito per non perdersi mai di vista: “Ricorda di giocare e di portarti altrove”, recita il ritornello. Non sarà di certo il testo a rendere questo pezzo memorabile, ma l’interpretazione di Patty e Briga. VOTO: 6+

Simone Cristicchi, Abbi cura di me – Poetico e profondo, ecco Simone Cristicchi in Abbi cura di me, un brano che somiglia a una preghiera laica, toccante, coinvolgente e rassicurante. Il pezzo è una scala che sale verso l’alto, un viaggio alla scoperta di se stessi, dei propri conflitti, dei limiti e delle paure, che si sciolgono lentamente, come i nodi quando incontrano un pettine. “Sono solo quattro accordi e un pugno di parole”, dice Cristicchi all’inizio della canzone, ma in verità Abbi cura di me è qualcosa di più. Nel caso ci fosse qualche dubbio, Simone si conferma una delle penne più belle e genuine nel panorama musicale italiano. VOTO: 8

The Zen Circus, L’amore è una dittatura – L’amore è al centro del brano degli Zen Circus, ma non si tratta affatto d’amore romantico. Quello che raccontano è un sentimento più profondo, complesso, aggrovigliato di quanto si possa pensare. L’amore è una dittatura è una lente d’ingrandimento che svela incoerenze e timori, rabbia e ipocrisia, è un foglio di giornale in cui si susseguono tante storie, tanti vissuti, tante verità che finiscono per somigliarsi, perché in fondo “speri ancora che qualcuno sia lì fuori ad aspettarti […] per urlarti in faccia che sei l’unica, sei il solo”. L’amore, nel brano degli Zen Circus, è senza colore, senza sesso, senza barriere, senza interessi, senza ipocrisie: è una dittatura, qualcosa a cui dobbiamo sottostare, ognuno a suo modo, ma tutti – in fondo – rivolti nella stessa direzione. VOTO: 8

Ultimo, I tuoi particolari – Ultimo è nella sua zona di comfort. Forse troppo. I tuoi particolari parla di un amore finito e di tutti i gesti quotidiani, apparentemente innocui, che diventano d’improvviso ricordi taglienti e dolorosi. Parla, appunto, di piccoli dettagli, un tempo trascurati e ora tornati prepotentemente a galla. Tuttavia, il risultato è piuttosto prevedibile: rime facili, immagini viste e riviste, soluzioni banali. Un passo indietro rispetto a Il ballo delle incertezze. VOTO: 5

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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