Storie e fruscii: il nuovo album di Murubutu racconta la notte

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La copertina dell'album di Murubutu Tenebra è la notte, in uscita il 1 febbraio

La copertina dell’album di Murubutu Tenebra è la notte, in uscita il 1 febbraio

Fruscii di foglie, soffi, grilli. Rumori che hanno l’odore dell’estate, quando il caldo riscalda il profumo degli alberi e del terreno e si lasciano le finestre aperte a far entrare un po’ di notte. Perché è questo il tema del nuovo album di Murubutu, Tenebra è la notte: di storie che parlano di tempo, guerre, libri, tanti libri, paura, ricerca, sconfitta. Di notte, insomma, declinata in tutte le sue forme e in tutti i suoi modi. Cominciano così tutte le quindici tracce del disco: con fruscii di foglie, soffi, grilli.

Le canzoni s’inseriscono in questo scenario, come a proseguirlo naturalmente. A volte con delicatezza – come nella storia d’amore de La vita dopo la notte – altre con durezza, con la voce bassa e roca di Murubutu a scuotere l’immagine degli alberi e dei grilli.

Tante le collaborazioni all’interno dell’album: Caparezza, Mezzosangue, Willie Peyote, Daniela Galli, Dutch Nazari, per citarne solo alcuni.

Sono rap-conti, quelli di Murubutu – al secolo Alessio Mariani, professore di Lettere e Filosofia in un liceo di Reggio Emilia. Perché raccontano storie, ma anche perché dalle storie – degli altri – traggono nutrimento. Le citazioni e le ispirazioni in questo album sono ancora più ingombranti che nei lavori precedenti: da Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern, che ha ispirato Buio, al riferimento alla mitologia greca nel dedicare intro e outro a Nyx, dea della notte. Da Franz e Milena, meditata a partire dalle lettere di Kafka, al titolo stesso dell’album che gioca con l’opera di Francis Scott Fitzgerald. E ancora Doestoevskji, Pascoli, Wordsworth. La notte di San Bartolomeo e quella del X Agosto. Tanta Storia e tante storie. Manca, però, il gusto un po’ sterile del citazionismo: perché tutti i riferimenti sono reinterpretati con l’accortezza di chi li ha fatti propri già da un po’, li ha interiorizzati, li ha sentiti talmente suoi da non volerli più distinguere dai propri pensieri.

La notte è di volta in volta la solitudine con cui si combatte una battaglia – forse qualsiasi battaglia –, l’insonnia di Jackie che non riesce ad affrontare i propri demoni. È la mappa del marinaio e il tempo sufficiente a stravolgere due vite. È l’abisso tanto quanto è la voglia di scandagliarlo, di guardarci dentro.

L’ultima traccia dell’album, l’outro Nyx, è strumentale. I suoni pian piano scivolano nei rumori di prima, quelli della finestra aperta d’estate: fruscii di foglie, soffi, grilli. È notte, ancora. Tutto torna quieto. E viene quasi il dubbio che tutte quelle storie che hanno affollato la notte siano state solo un sogno.

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Guendalina Ferri

Guendalina Ferri

Pistoia, 22 anni. Curiosa per scelta, lettrice per necessità, miope per sfiga. Un giorno farò la giornalista o il marinaio, devo ancora decidere.

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