Volontariato in Italia: quella meglio gioventù che resiste

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In foto, Silvia Romano, la ventitreenne rapita in Kenya durante un'esperienza di volontariato per l'ONG Africa Milele

In foto, Silvia Romano, la ventitreenne rapita in Kenya durante un’esperienza di volontariato per l’ONG Africa Milele

In un mondo pieno di odio e cattiveria, in cui spesso i giovani vengono etichettati come bamboccioni, sono proprio i ragazzi, invece, a cercare di ribaltare la situazione. Come? Attraverso esempi di attivismo e di volontariato. Secondo l’ultima ricerca Istat (2017), le realtà di volontariato attive sul nostro territorio sono 336.275, con circa 6 milioni di volontari, che si adoperano ogni giorno concretamente nel proprio paese. Il 10% di tutti i volontari è composto proprio da ragazzi dai 18 ai 30 anni. Giovani che promuovono diritti umani, cultura e solidarietà, dedicando gran parte della giornata a fare del bene agli altri.

È il caso di Silvia Romano, la ventitreenne rapita un mese fa in Kenya (di cui ancora non si hanno notizie). Anche lei era una volontaria e lavorava per la ONG Africa Milele, supportando la comunità locale. Malgrado l’incomiabile impegno, non le sono state risparmiate aspre critiche, come il quotatissimmo «Se l’è andata a cercare». D’altronde, meno si conosce l’argomento e più facile è giudicare. Invece, dietro ci sono sempre motivazioni molto valide e persone che credono fortemente in ciò che fanno. Infatti, spesso volontariato e attivismo vanno di pari passo e coinvolgono realtà che travalicano i nostri confini. Lo testimonia la vicenda di Emma Gonzalez. A soli diciotto anni, in seguito a una sparatoria nella sua scuola in Florida, ha radunato tantissimi cittadini e manifestato per i suoi compagni scomparsi, con sei minuti di silenzio.


Da gennaio a oggi, 1.077 volontari si sono fatti promotori di un cambiamento su se stessi e sul Paese ospitante, acquisendo capacità che saranno utili anche nel mondo del lavoro. Per esempio: lavorare in team, gestire un progetto, potenziare competenze linguistiche, digitali e di public speaking.


Lo ricorda anche Giuseppe Genna, nell’ultimo editoriale de L’Espresso (23/12/2018). Egli ha definito questa nuova onda giovanile «un eroismo schivo, che non ama le luci della ribalta, praticato di giorno in giorno, una resistenza umana all’atmosfera invelenita di questo pianeta». Giovani che non si mettono in luce, ma neanche ricevono i riflettori dell’opinione pubblica. Spesso si sottovaluta quanto sia rilevante, per il periodo che stiamo vivendo, fare tutti i giorni qualcosa che possa davvero avere un impatto su chi ci circonda, mandando un messaggio positivo.

Tra le realtà di volontariato attive in Italia c’è AIESEC, la più grande associazione internazionale di giovani nel mondo. Si occupa, dal 1948, di scambi internazionali in uscita e in entrata. Vengono creati progetti con ragazzi dall’estero e si mandano giovani italiani che faranno delle esperienze formative in scuole o associazioni. I comitati locali che quotidianamente realizzano o supportano progetti con ONG, associazioni e scuole rivolti a giovani da tutto il mondo, si trovano in ben 24 città italiane, da Milano a Palermo.

Si tratta di progetti di sei settimane su multiculturalità, diversità e tematiche globali legati agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU. Da gennaio a oggi, sono 1.077 i volontari stranieri che hanno partecipato in Italia a uno di questi progetti – da EduChange nelle scuole a InteGreat per l’integrazione dei rifugiati. Mentre 624 sono i giovani italiani che hanno fatto la stessa esperienza in uno dei 126 paesi in cui AIESEC è presente, con il progetto Global Volunteer. Hanno così lavorato in un ambiente professionalizzante, facendosi promotori di un cambiamento su se stessi e sul Paese ospitante. Inoltre, si acquisiscono capacità che saranno utili anche nel mondo del lavoro. Per esempio: lavorare in team, gestire un progetto, potenziare competenze linguistiche, digitali e di public speaking.

In foto, Filippo Badolato, presidente del comitato AIESEC di Padova, con gli altri volontari dell'associazione

In foto, Filippo Badolato, presidente del comitato AIESEC di Padova, con gli altri volontari dell’associazione

Personalmente, posso affermare di essere diventata una persona migliore da quando faccio volontariato con AIESEC. Ho incontrato persone provenienti da tutti i continenti, mi sono messa in gioco e ho contribuito attivamente alla mobilità di tanti miei coetanei. Ho viaggiato, ho accolto e mi sento sempre in cammino. Ciò, grazie agli stimoli provenienti dall’incontro con l’altro e dalle sfide giornaliere poste dalle varie attività. Inoltre, nel percorso, è fondamentale capire i propri punti di forza e debolezza e trovare sempre delle soluzioni, cercando di dare il massimo.

È questa la realtà giovanile che dovrebbe essere messa maggiormente in luce. C’è tanto volontariato e attivismo, da Amnesty International ad Emergency, passando per le varie consulte o associazioni studentesche. Tanti ragazzi, quotidianamente, coniugando impegno e studi, mettono in pratica quanto ribadito in vari documenti internazionali. Prima tra tutte la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, quest’anno al suo settantesimo anniversario, che promuove uguaglianza e libertà. Sperimentano cosa significhi crescere in una realtà globale, relazionandosi con coetanei di altri Paesi e con punti di vista diversi. Un impegno non sempre riconosciuto o sottovalutato. Basti pensare all’ultima manovra del governo che raddoppia le tasse del terzo settore, mettendo a rischio tanti progetti.

È ora di cambiare lo storytelling tradizionale e mobilitarsi. I giovani sono più avanti di quanto si creda, sono cittadini europei e del mondo. Il volontariato è una realtà viva e connessa al territorio. Merita di essere ascoltata e valorizzata.

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Matilde Mancuso

Matilde Mancuso

Nata in quel di Palermo nel lontano 1995, è cresciuta a pane, Beatles e Jane Austen. Laureata in Mediazione linguistica all'Università di Palermo, attualmente frequenta la magistrale di "Interculturalità e didattica". Ama la sua città ed è presidente dell'associazione AIESEC Palermo. Risiede a Palermo, ma con il cuore a Copenhagen, Tbilisi e New York, dove ha vissuto periodicamente negli ultimi anni. Ha una relazione con Paolo Nutini (ma lui ancora non lo sa).

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