Crazy Ex-Girlfriend contro Girls: perché sarebbe Rachel Bloom la voce della nostra generazione

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In foto, Rachel Bloom, Vincent Rodriguez III, Santino Fontana e Pete Gardner, nel cast di Crazy Ex-Girlfriend

In foto, Rachel Bloom, Vincent Rodriguez III, Santino Fontana e Pete Gardner, nel cast di Crazy Ex-Girlfriend

«Penso che potrei essere la voce della mia generazione. O almeno la voce di una generazione». È quasi la prima battuta pronunciate da Hannah, l’aspirante scrittrice protagonista di Girls. Quando nel 2012 andò in onda il primo episodio, la serie ambientata a New York sembrava essere lo specchio della nostra generazione, fatta di lavoretti precari e relazioni deludentiGirls ha avuto il merito di allontanarsi dalla formula classica di sit-com al femminile, demolendo i tropi tradizionali delle serie chick flick come Sex & The City. Non solo, ci ha presentato protagoniste difficilmente ammirabili, ragazze egocentriche, immature e inconcludenti. Lena Dunham non ha avuto paura di scrivere personaggi imperfetti sia nel fisico che nel carattere e per questo Girls è stata una serie pioniera del realismo al femminile, dalle relazioni al sesso e ai problemi di salute mentale.

La serie non è però esente da critiche, soprattutto in madre patria, dove le questioni di razza sono sempre molto sentite e la monocromia del cast non è stata gradita da molti. La Dunham ha affermato che il suo quartetto è composto da «due ebree e due WASP», le quali stando alla sua sceneggiatura sembrano essere le uniche etnie residenti a Brooklyn, un quartiere notoriamente multietnico. Altra fonte di critiche sarebbe la rappresentazione del disturbo ossessivo compulsivo di Hannah, apprezzato dalla critica per l’accuratezza ma ingiustamente accantonato dopo la seconda stagione per lasciar spazio ad altri conflitti.

In foto, Gillian Jacobs, Lena Dunham, Allison Williams, Zosia Mamet nel cast di Girls

In foto, Gillian Jacobs, Lena Dunham, Allison Williams, Zosia Mamet nel cast di Girls

Queste mancanze sono invece i punti di forza di Crazy Ex-Girlfriend, una serie che dal 2015 continua a colpire per innovazione e ampia gamma di temi. La creazione di Rachel Bloom, ormai alla sua ultima stagione, è un capolavoro di cringe comedy che continua (e supera) il lavoro di decostruzione dei cliché da romantic-comedy, demoliti a suon di orecchiabilissimi brani pop. La protagonista, Rebecca, ribalta lo stereotipo dell’ex-fidanzata ossessiva alla Glenn Close in Attrazione fatale. È una giovane donna profondamente infelice, che si illude di poter trovare la felicità riconquistando il fidanzatino del liceo, l’ultimo periodo spensierato della sua vita. La sua ricerca la porta a mollare un lavoro da sogno a Manhattan per trasferirsi a West Covina, insignificante cittadina della California. Il vero problema di Rebecca, neanche a dirlo, non è l’ossessione per un uomo, ma il vuoto affettivo che si porta dentro e l’essere bloccata in una vita che sua madre ha scelto per lei (ma lo realizzerà dopo molto tempo e alcune stagioni).

Crazy Ex-Girlfriend è uno show dissacrante e illuminato, la cui missione è tra le altre spaccare – a colpi di senso dell’umorismo – la forma stretta di una femminilità ancora troppo legata a un’immagine imposta.

La serie TV è un musical le cui canzoni dissacrano senza pietà fiction e vita reale: dai movimenti pseudo-femministi alle aspettative irrealistiche che abbiamo sui nostri corpi e la nostra vita in generale. La rom-com è messa alla berlina per intero: se in una commedia tradizionale ci si aspetta che l’amore trionfi, Rachel Bloom ci mette presto davanti al fatto che Rebecca ha bisogno di trovare se stessa prima dell’amore. La sua ossessione è più sintomo di una fuga dalla sua vita e i suoi problemi, che la protagonista si ostina a non riconoscere. Impariamo cosa aspettarci davvero fin dalla sigla iniziale, dove un allegro coro animato deride Rebecca perché “rotta dentro”.

Crazy Ex-Girlfriend è riuscito a ritrarre realisticamente le relazioni tra Rebecca e gli altri personaggi e i disturbi mentali da cui è palesemente afflitta. Non ci sarà nulla di divertente nel vederla perdere il controllo e affondare nella spirale dei suoi guai, riconoscendo in momenti di lucidità di essere più la cattiva che l’eroina della sua storia. Al contrario di Hannah, la malattia non sarà trattata in qualche puntata, ma vedremo Rebecca prendere progressivamente coscienza dei suoi problemi e cercare aiuto. Pur rimanendo un personaggio sopra le righe, le ultime puntate la vedranno prendere le distanze dalle sue manie e fare delle scelte responsabili.

A differenza dei personaggi di Lena Dunham, Rebecca riesce a riconoscere di essere pessima e vuole cambiare. Si può affermare che Rebecca sia quasi opposta ad Hannah: mentre Hannah è una ragazza di provincia che vuole sfondare come scrittrice a New York, Rebecca è un avvocato di successo che vuole cambiare vita mollando la Grande Mela. Anche le loro situazioni familiari sono diverse: se i genitori di Hannah tentano di spronarla a crescere, Rebecca lotta con una madre opprimente che realizza i suoi sogni gloria attraverso la figlia e un padre assente che lei ha cercato in ogni uomo della sua vita.

Foto dal numero musicale West Covina, da Crazy Ex-Girlfriend

Foto dal numero musicale West Covina, da Crazy Ex-Girlfriend

Lo stesso cast dei personaggi è importante: lo show di Rachel Bloom vanta di essere il più inclusivo possibile, tanto da essere i bianchi la vera minoranza nel cast; inoltre, si prende gioco degli stereotipi nei media di quasi tutte le minoranze etniche. La California, ambientazione della serie e luogo dove Rachel Bloom è cresciuta, è una regione multietnica quanto New York e sono entrambe densamente popolate e mete di immigrazione.

Le due scrittrici hanno anche un background comune: entrambe ebree e con un curriculum accademico eccellente presso università prestigiose. Tuttavia Lena Dunham è figlia d’arte e la sua origine privilegiata da East Coast sembra averla privata di esperienze che a Rachel Bloom non mancano. Di conseguenza la seconda è a suo agio nel trattare temi che la Dunham ha solo accennato.

Senza Girls di certo non avremmo né Crazy Ex-Girlfriend né altre opere di fiction che trattino l’universo femminile realisticamente, senza paura di farne vedere le brutture. Lena Dunham però non sembra meritare abbastanza il piedistallo di icona millenial dove è stata messa. Basterebbe ascoltare l’opinione di critici che non facciano esclusivamente parte del suo stesso ambiente e aguzzare la vista per notare fiction di qualità superiore: potrebbe essere il caso di Rachel Bloom e la sua serie, ma non è detto che non e arrivi un’altra in grado di superarla in toto.

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