I villeggianti, un coro buffo [ANTEPRIMA]

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Valeria Bruni Tedeschi nel film I villeggianti, diretto dalla stessa attrice

Valeria Bruni Tedeschi nel film I villeggianti, diretto dalla stessa attrice

Valeria Bruni Tedeschi è una sorpresa, contraria a ogni pregiudizio: figlia di sappiamo bene quale famiglia, allieva di Patrice Chéreau, cita e maneggia con nonchalance Gorkij e Čechov, Rossini e Chopin. Lo fa però con la naturalezza con cui si vive un destino, senza ostentati virtuosismi, ma perfino con un’inadeguatezza che rasenta la follia e la avvicina, molto più di quanto ci si possa aspettare, ai personaggi nevrotici che interpreta, ma anche a quelli che dirige. I villeggianti, produzione italo-francese al cinema dal 7 marzo, è la conferma di questa dote, che potrei descrivere solo come un’elegante pazzia.

I villeggianti non è uno di quei film in cui l’isolamento – in questo caso, in una villa in Costa Azzurra – porta all’esplosione di drammi feroci, che mettono i personaggi l’uno contro l’altro. Ognuno dei protagonisti del film porta con sé una malinconia che esprime ai suoi compagni di vacanza con rassegnata indifferenza: fatalisti, non lottano per modificare la loro condizione e quando provano a farlo non solo falliscono, ma diventano comici, ridicoli. La bellezza della natura che li circonda li sfiora appena, certamente non li contagia: essa piuttosto diventa una minaccia contro cui alzare barriere, per difendere l’immagine sfiorita di qualcosa che non c’è più o non c’è mai stato, che sia ciò che resta di un figlio morto o un amore che resiste a sbocciare.

Valeria Golino nel film I villeggianti, diretto da Valeria Bruni Tedeschi

Valeria Golino nel film I villeggianti, diretto da Valeria Bruni Tedeschi

La macchina da presa di Valeria Bruni Tedeschi asseconda la stonatura tra personaggio e paesaggio, evitando di esplorare in autonomia le meraviglie della Costa Azzurra e preferendo, invece, restare sui soggetti, seguirli, scrutarli con insistenza. Lo fa forse per coglierne i fantasmi invisibili, nell’attesa che questi si rivelino all’obiettivo, come infatti non tardano a fare. Scopriamo allora che in questo film, fatto da ricchi poco virtuosi e poveri di belle ma antiche speranze, tutti instaurano uno specifico rapporto con l’irreale, che si tratti delle proprie visioni, di ricordi, di rimpianti, di desideri. La Costa Azzurra, quindi, si fa Eden solo per una breve parentesi de I villeggianti, rimata genialmente dal canto del Duetto buffo di gatti (Rossini), ad accompagnare una notte di amori segreti, che scavalcano le regole del buonsenso e gli anacronistici ranghi.

La Anna interpetata dalla stessa Valeria Bruni Tedeschi ha ben chiaro che il cinema ha per lei un’importanza fondamentale, proprio perché è fabbricatore di fantasmi per eccellenza: le permette di realizzare i propri desideri, come una moderna madame Beudet, e di far sopravvivere, con i suoi trucchi, persone e affetti che la realtà ha deciso di sopprimere. Un cinema – quello di Anna, ma verosimilmente anche di Valeria – realizzato contro un contesto ostile, che si annulla in una nebbia tanto fitta quanto artificiale; contro la famiglia, che non comprende la sua necessità di metterne in scena le vicende; contro i morti, altra importantissima presenza de I villeggianti, che tornano tormentosi presso i vivi per chiedere rispetto.

Riccardo Scamarcio e Valeria Bruni Tedeschi nel film I villeggianti, diretto dall'attrice

Riccardo Scamarcio e Valeria Bruni Tedeschi nel film I villeggianti, diretto dall’attrice

Se I villeggianti ha un difetto, questo non è certamente da trovare in chi a questi personaggi dà vita: Valeria Golino e Riccardo Scamarcio affiancano più che degnamente la protagonista e regista del film. Al trio di attori italiani, poi, si aggiungono degli eccellenti Noémie LvovskyLaurent Stocker, i più convincenti tra gli interpreti francesi. Il difetto, piuttosto, è da ricercare nella troppo prossima aderenza della finzione alla realtà della sua autrice, che rischia di non far mai abbandonare realmente I villeggianti al piacere della fantasmagoria – pur riuscendoci perfettamente nel finale –, per cadere piuttosto in un’autocommiserazione piacevolmente buffa, ma masturbatoria.

Resta allora l’impressione un po’ amara che il film sia stato girato non tanto per lo spettatore, quanto per la sua regista, alla ricerca di una personale catarsi. Una necessità che però non basta a rendere la sceneggiatura interessante – ma questo Valeria lo sa bene. Restano però degli ottimi motivi per vedere I villeggianti: il talento degli interpreti è uno di questi, ma a valere di più è la capacità di Valeria Bruni Tedeschi di mettere in scena i drammi vissuti da sé e da chi le è più vicino, ma senza mai farsi prendere troppo sul serio.

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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